STEVEN ERIKSON.
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MAREE DI MEZZANOTTE.
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Parte 4.
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Titolo originale: Midnight Tides. 2004.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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CAPITOLO TREDICI.
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Dal nulla
Dal freddo sbigottimento del sole
Noi siamo le forme arcigne
Che tormentano il destino
Dal nulla
Dal rauco ululato del vento
Noi siamo gli spiriti oscuri
Che tormentano il destino
Dal nulla
Dalla mischia terrena della neve
Noi siamo i lupi della spada
Che tormentano il destino.
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Canto Jheck.
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Quindici passi. Non di pi. Tra imperatore e schiavo. Una distesa di tap-
peti Letherii, il bottino di una qualche incursione di un secolo prima o an-
che pi, sentieri consumati, un disegno di colori rubati che tracciavano
strade spezzate attraverso scene eroiche. Re incoronati. Campioni trionfan-
ti. Immagini di storia su cui gli Edur avevano camminato, indifferenti e as-
sorti, nei loro brevi viaggi in quella stanza.
Udinaas non sapeva dare un significato a quei dettagli. Aveva percorso il
proprio cammino, lo sguardo fisso e preciso, la mente lontana, la sua su-
perficie priva di increspature e le sue profondit immobili.
Era pi sicuro cos. Poteva stare l, in mezzo a due torce e non essere il-
luminato da alcuna, e da quel centro indeterminato guardare in silenzio
Rhulad che si liberava della pelle d'orso per restare nudo davanti alla nuova moglie.
Udinaas avrebbe potuto essere divertito - se solo avesse permesso a una
simile emozione di crescere in lui - nel vedere le monete bruciate sul pene
dell'imperatore scivolare via una, due, tre e poi quattro volte, man mano
che il desiderio di Rhulad diveniva pi evidente. Monete che cadevano sul
pavimento coperto da tappeti e che rotolavano via per poi fermarsi qualche
passo pi in l. Avrebbe dovuto restare sbigottito per lo sguardo degli oc-
chi cerchiati di rosso dell'imperatore, quando quest'ultimo allung le brac-
cia e con un cenno invit Mayen ad avvicinarsi. Ondate di compassione
per la giovane inerme erano possibili, ma solo in teoria.
Testimone di quel momento macabro e al contempo comico, lo schiavo
rest immobile.
L'autocontrollo della donna fu, inizialmente, assoluto. Lui le prese la
mano e l'attir a s. Mayen, disse l'imperatore con voce che avrebbe vo-
luto essere tenera, ma che risult solo un rauco riflesso di lussuria, devo
forse confessarti che ho sognato questo momento?. Un'aspra risata. Non
proprio cos. Non... cos nei dettagli.
Avevi esternato i tuoi desideri, Rhulad. Prima di... questo.
S, chiamami Rhulad. Come facevi prima. Tra noi, niente deve cambia-
re.
Ma sono la tua imperatrice.
Mia moglie.
Non possiamo parlare come se niente fosse cambiato.
Ti insegner, Mayen. Sono ancora Rhulad.
L'abbracci. Non devi pensare a Fear, mormor l'uomo. Mayen, tu
sei il suo regalo. La sua prova di lealt. Si  comportato come ogni fratello
dovrebbe fare.
Gli ero stata promessa...
E io sono l'imperatore! Io posso infrangere le regole che legano gli E-
dur. Il passato  morto, Mayen, e io sono colui che forger il futuro! Con te
al mio fianco. Ti ho visto guardarmi, giorno dopo giorno, e vedevo il desi-
derio nei tuoi occhi. Oh, sappiamo entrambi che alla fine Fear ti avrebbe
avuta. Che cosa potevamo fare? Niente. Ma io ho cambiato tutto. Indie-
treggi, sebbene lei lo tenesse ancora per mano. Mayen, mia moglie.
Cominci a spogliarla.
Realt. Istanti, l'uno dopo l'altro. Goffe necessit. I sogni di Rhulad di
quel momento, qualunque essi fossero stati, si tradussero in una serie di
impossibili attuazioni. Non era facile liberarsi degli abiti, a meno che non
fossero stati disegnati con quel pensiero in mente, e non era quello il caso.
La passivit di lei alle attenzioni dell'uomo non fecero che aumentare l'esi-
tazione di quest'ultimo, fino a trasformare quell'istante in un evento privo
di romanticismo.
Udinaas vide il desiderio dell'imperatore svanire. Naturalmente, sarebbe
rinato. Dopo tutto, Rhulad era giovane. I sentimenti dell'oggetto della sua
bramosia erano irrilevanti, poich era un oggetto ci che Mayen era diven-
tata. Il suo trofeo.
L'imperatore avvert la scomparsa della possibilit di un intrecciarsi di
desideri e ci divenne evidente quando torn a parlare. Vedevo nei tuoi
occhi quanto mi desideravi. Adesso, Mayen, nessuno si frappone pi fra
noi.
Lui s, Rhulad. Inoltre, la tua mostruosit  divenuta qualcosa che ora
indossi sulla pelle. E adesso che cosa accadr? L'oro Letherii si piega alla
sua naturale inclinazione. Adesso, l'oro Letherii violenter questa Liste
Edur.
Il desiderio dell'imperatore era tornato. Le sue stesse affermazioni lo a-
vevano convinto.
Trascin Mayen verso il letto dall'altra parte della stanza. Era appartenu-
to a Hannan Mosag e per questo era stato creato per un solo occupante.
Non c'era posto per sdraiarsi l'uno accanto all'altra, particolare che non co-
stitu un ostacolo per Rhulad. Spinse la donna sulla schiena. La guard al-
cuni istanti e disse: No, ti schiaccerei. Alzati, amore mio. Scenderai su di
me. Ti dar dei figli. Te lo prometto. Molti bambini, che tu adorerai. Ci sa-
ranno degli eredi. Molti eredi.
Un appello, Udinaas lo ud bene, agli innati istinti, la promessa della re-
denzione finale. Un motivo per sopravvivere alla prova del presente.
Rhulad si sdrai sul letto. Le braccia spalancate.
Lei abbass lo sguardo su di lui.
Poi si mosse per cavalcare quel corpo d'oro. Per discendere su di lui.
L'atto sessuale, un gioco della mortalit. Cos ridotto che decenni diven-
nero istanti. Risvegliarsi, godere una sensazione esagerata, un breve zam-
pillo destinato alla procreazione, sfinimento e quindi morte. Rhulad era
giovane. Non resistette sufficientemente a lungo da placare il suo ego.
Ma anche cos, un istante prima che Rhulad venisse colto da spasmi, U-
dinaas vide che il controllo di Mayen cominciava a sgretolarsi. Come se lei
avesse trovato una scintilla dentro di s che potesse accendere un vero de-
siderio, forse persino il piacere. Ma quando lui raggiunse l'orgasmo, quella
scintilla vacill per poi morire.
Rhulad non si accorse di niente, poich i suoi occhi erano chiusi e l'uo-
mo era totalmente concentrato su se stesso.
Sarebbe migliorato, naturalmente. O per lo meno era ragionevole aspet-
tarselo. Lei avrebbe persino potuto acquistare un certo controllo sull'atto
sessuale e cos risvegliare e ridare vita a quella scintilla.
In quel momento, Udinaas credette che Mayen sarebbe divenuta l'impe-
ratrice, moglie dell'imperatore. In quel momento, la sua fede in lei appass:
se fede era la parola giusta, quella guerra singolare tra aspettativa e speran-
za. Se avesse avuto piet, forse avrebbe capito. Ma piet significava impe-
gno, una consapevolezza al di l di quella di semplice testimone, e lui non
provava niente di tutto ci.
Ud un pianto sommesso provenire da un altro angolo buio della stanza e
lentamente gir il capo per guardare la quarta e ultima persona presente.
Come lui, una testimone della violenza carnale, ma una testimone intrap-
polata nell'orrore del sentimento.
Uno dei sentieri di colori sbiaditi conduceva a lei.
La Strega Piumata si raggomitol su se stessa, schiacciandosi contro il
muro, le mani sul viso, il corpo scosso dai singhiozzi.
Se avesse continuato cos correva il rischio di finire uccisa. Rhulad era
un uomo che diveniva ogni giorno pi amico della morte. Non aveva biso-
gno che gli si ricordasse che cosa era costata a lui e a chi lo circondava.
Ancora peggio, non aveva inibizioni.
Udinaas prese in considerazione la possibilit di raggiungere la donna,
se non altro per dirle di stare zitta. Ma il suo sguardo cadde sulla distesa di
tappeti e sui loro disegni e si rese conto che la distanza era troppa.
Mayen era ancora a cavalcioni di Rhulad, la testa ciondoloni.
Ancora, disse l'imperatore.
Lei si drizz, inizi a muoversi e Udinaas la guard cercare quella scin-
tilla di piacere. E infine trovarla.
Volere il bene e agognare il male. Cos semplice? Quella mappa confusa
e contraddittoria era impressa nelle menti di uomini e donne di tutto il
mondo? Non sembrava una domanda sulla quale valesse la pena di riflette-
re, decise Udinaas. Aveva gi perso a sufficienza.
Fai tacere quella sgualdrina!
Lo schiavo trasal al grido rauco dell'imperatore.
Il pianto era divenuto pi forte, forse in risposta all'ansimare di Mayen.
Udinaas si trascin sui tappeti dirigendosi verso il punto in cui la Strega
Piumata era rannicchiata nella semioscurit.
Portala via da qui! Andatevene entrambi!
La donna non oppose resistenza quando lui la fece alzare. Udinaas le si
avvicin ulteriormente. Strega Piumata, mormor sottovoce, che cosa
ti aspettavi?.
L'altra sollev la testa di colpo e nei suoi occhi Udinaas vide l'odio. Da
te, replic lei in tono tagliente, niente.
Da lei. Non rispondere: dobbiamo andare.
La condusse alla porta laterale e quindi nel corridoio della servit. Chiu-
se la porta dietro di loro e la trascin ancora una decina di passi lungo il
passaggio. Non c' motivo di piangere, afferm Udinaas. Mayen  in-
trappolata, proprio come noi, Strega Piumata. Non devi dolerti perch lei
ha cercato e trovato il piacere.
So a che cosa miri, Indebitato, sbott la donna, liberando il braccio
dalla stretta del servo.  questo ci che vuoi? La mia resa? Che provi pia-
cere quando mi usi?
Sono ci che dici, Strega Piumata. Indebitato. Che cosa voglio? I miei
desideri non hanno importanza. Sono ormai silenti nella mia mente. Pensi
che ti insegua ancora? Che aneli ancora al tuo amore? Scosse la testa
mentre la guardava. Avevi ragione. A che cosa serve?
Non voglio avere niente a che fare con te, Udinaas.
S, lo so. Ma sei la serva di Mayen. E io, a quanto pare, sar lo schiavo
di Rhulad. Imperatore e imperatrice.  questa la realt che dobbiamo af-
frontare. Tu e io siamo un concetto. O lo eravamo. Ora non pi, per quanto
mi riguarda.
Bene. Allora i nostri rapporti saranno limitati allo stretto necessario.
Lui annu.
Lei socchiuse gli occhi. Non mi fido di te.
Non m'importa.
Incertezza. Disagio. A che gioco stai giocando, Udinaas? Chi parla at-
traverso la tua bocca? La donna indietreggi. Dovrei dirlo a lei. Dovrei
dirle ci che si nasconde in te.
Se lo farai, Strega Piumata, distruggerai la tua unica possibilit.
La mia unica possibilit? Che possibilit?
Di libert.
Il volto della donna si contorse in una smorfia. E con quella comprere-
sti il mio silenzio? Sei uno stolto, Indebitato. Sono nata schiava. Non ho
nessuno dei tuoi ricordi a perseguitarmi...
I miei ricordi? Strega Piumata, il mio ricordo della libert  come un
Indebitato intrappolato in un regno dove nemmeno la morte offre assolu-
zione. I miei ricordi sono i ricordi di mio padre e sarebbero stati i ricordi
dei miei figli. Ma tu hai frainteso. Non parlavo della mia libert. Parlavo
della tua libert. Di qualcosa da conquistare, non da riconquistare.
E come pensi di liberarmi, Udinaas?
Stiamo per andare in guerra, Strega Piumata. I Tiste Edur muoveranno
guerra contro Lether.
Lei aggrott la fronte. E allora? Ci sono state guerre anche in passato
e...
Non come questa. A Rhulad non interessano le incursioni. Questa sar
una guerra di conquista.
Conquistare Lether? Falliranno.
Forse. Il punto  che quando gli Edur marceranno verso sud, noi an-
dremo con loro.
Come puoi esserne cos sicuro? Della guerra? Della conquista?
L'imperatore ha convocato gli spettri-ombra. Tutti quanti.
Tu non puoi saperlo.
Lui non disse nulla.
Non puoi, insistette la Strega Piumata.
Poi si volt e si affrett lungo il passaggio.
Udinaas torn alla porta. In attesa della chiamata che sapeva sarebbe in-
fine giunta.
Imperatore e schiavo. Una decina di passi, un centinaio di leghe. Nello
spazio tra comando e obbedienza, la mente era indifferente alla distanza. Il
sentiero era calpestato, come era sempre stato in passato e sarebbe stato in
futuro.
Gli spettri si radunavano in legioni disorganiche nella foresta circostan-
te, fra di essi imponenti demoni, incatenati, a creare una pericolosa armata.
Creature che sorgevano dalle acque per tenere ferme le quattrocento e pi
navi K'orthan, impazienti di portarli a sud. Nelle trib di tutti i villaggi i
maghi rispondevano al nuovo ordine dell'imperatore.
Una chiamata alla guerra.
Attraverso un tappeto liso.
Eroi trionfanti.
Da dietro la porta di legno giunse il grido di Mayen.
Emerse dalla foresta, il volto pallido, l'espressione sconvolta e trasal per
la sorpresa nel vedere i carri approntati e Buruk che imprecava contro i
Nerek che fuggivano precipitosamente. Seren Pedac aveva terminato di si-
stemare l'armatura di cuoio e ora stava allacciando il cinturone con la spa-
da.
Lo guard avvicinarsi.
Eventi spaventosi, Hull Beddict.
Siete in partenza?
Cos vuole Buruk.
E le armi che cercava di vendere?
Tornano con noi. Seren si guard intorno e infine disse: Dai, accom-
pagnami. Ho bisogno di parlare un'ultima volta con il Primo Eunuco.
Hull annui. Va bene. Ho molte cose da dirti.
La donna rispose con un sorriso sardonico. Era mia intenzione accor-
dartene il permesso.
Si avviarono insieme, l'uno accanto all'altra. Ancora una volta attraver-
sarono le divisioni circolari della citt Edur. Ma questa volta, i cittadini
che incontrarono erano silenziosi, cupi. Seren e Hull avanzarono fra loro
come fantasmi.
Ho visitato i siti antichi, disse Hull. E ho trovato segni di attivit.
Quali siti antichi? domand Seren.
A nord del crepaccio, la foresta ammanta quella che un tempo era una
grande citt. Era completamente lastricata con un tipo di pietra che non ho
mai visto prima. Non si spezza e solo le radici sono riuscite a infilarsi tra le
lastre.
Perch dovrebbe esserci attivit in un posto simile? Al di l di quella
dei soliti spettri e fantasmi?
Hull la fiss un breve istante, poi distolse lo sguardo. Ci sono... luoghi
di morte. Mucchi di ossa ormai trasformati in pietra. Resti di scheletri di
Tiste. Insieme alle ossa di qualche strano rettile.
S, quelle le ho viste, afferm Seren. I Nerek le raccolgono e le ridu-
cono in polvere medicinale.
Proprio cos. Acquitor, quei luoghi sono stati disturbati e le tracce che
ho trovato sono alquanto sconcertanti. Penso siano draconiane.
Lei lo guard, incredula. Secondo i lettori delle mattonelle, la Fortezza
del Drago  inattiva da centinaia d'anni.
Quando  stata l'ultima volta che hai parlato con un lettore?
Seren esit e la mente torn agli sforzi della Strega Piumata. Quando
sembrava che tutto fluisse. D'accordo. Draconiane. Il solo pensiero della
presenza di draghi in quel mondo era terrificante. Ma non capisco come
tutto questo abbia a che fare con i Tiste Edur.
Seren Pedac, ormai dovresti avere capito che i Tiste Edur venerano i
draghi. Padre Ombra, le tre Figlie, sono tutti draconiani. O Soletaken. Nel-
le profondit del crepaccio a poca distanza da qui si trova il cranio fracas-
sato di un drago. Credo che quel drago sia Padre Ombra, quello che gli
Edur chiamano Scabandari Occhiodisangue. Forse questa  la fonte del
tradimento che sembra essere al cuore della religione Edur. Ho trovato an-
che delle tracce. Impronte Edur.
E che significato dai a tutto ci, Hull?
Scoppier una guerra. Una guerra fatale, nata da un senso rinato del de-
stino. Temo per Hannan Mosag, poich penso che abbia afferrato la coda
di un drago, e non solo in senso figurato. E questo potrebbe essere troppo
anche per lui e i suoi K'risnan.
Hull, il Re Stregone non comanda pi gli Edur.
Incredulit. Poi l'espressione dell'uomo si rabbui. Tra le file della de-
legazione si nascondevano dei sicari?
 stato deposto prima dell'arrivo della delegazione, spieg la donna.
Oh, non so da dove iniziare. Il fratello di Binadas, Rhulad.  morto e poi
risorto e nelle sue mani stringeva una spada, il dono che cercava Hannan
Mosag. Rhulad si  autoproclamato imperatore. E Hannan Mosag si  in-
chinato a lui.
Hull sgran gli occhi.  come ho detto. Il destino.
 cos che hai deciso di chiamarlo?
Avverto rabbia nella tua voce, Acquitor.
Il destino  una menzogna. Una giustificazione per commettere atroci-
t.  il mezzo attraverso il quale i sicari si armano contro il biasimo.  una
parola creata per sostituire l'etica, di cui nega ogni contenuto morale. Hull,
tu stai abbracciando quella menzogna e non nell'ignoranza.
Avevano raggiunto il ponte. Hull Beddict si ferm e si gir verso di lei.
Un tempo mi conoscevi, Seren Pedac. A sufficienza per ridarmi la mia vi-
ta. Non sono cieco a questa verit, n a quella su di te. Tu sei giusta, in un
mondo che divora l'onore. E avrei voluto prendere pi da te di quanto ab-
bia fatto. Persino unire la mia vita alla tua. Ma non possiedo la tua forza.
Non potevo riplasmare me stesso. La fiss alcuni istanti, poi riprese a
parlare prima che lei potesse replicare. Hai ragione, non sono cieco. So
che cosa significa abbracciare il destino. Ci che sto cercando di dirti  che
 il meglio che possa fare.
Lei indietreggi, come colpita da una raffica di pugni. I suoi occhi s'in-
catenarono a quelli dell'uomo e in essi lei lesse la sincerit di quella con-
fessione. Avrebbe voluto gridare, liberarsi della sua angoscia, un suono
che avrebbe riecheggiato nella citt come in risposta a tutto quanto accadu-
to.
Ma no. Sono una stupida a pensare che gli altri provino ci che io pro-
vo. La marea sta crescendo e saranno in pochi ad affrontarla.
Con commovente delicatezza, Hull Beddict allung una mano e le prese
il braccio. Vieni, andiamo a trovare il Primo Eunuco.
Alla fine, disse Seren, mentre attraversavano il ponte, la tua posizio-
ne  diventata meno importante e ora sei meno in pericolo di quanto avre-
sti potuto essere.
Trovi?
Non sei d'accordo?
Dipende. Rhulad potrebbe rifiutare la mia proposta di alleanza. Potreb-
be non fidarsi di me.
Che cosa faresti in tal caso, Hull?
Non lo so.
La stanza era affollata. Erano arrivati il Finadd Gerun Eberict insieme
alla guardia del corpo del Primo Eunuco, i Rulith, e un'altra decina di mili-
tari e ufficiali. Una volta entrati, Seren e Hull si trovarono nel bel mezzo di
una decisa esortazione da parte del Principe Quillas Diskanar.
... maghi in entrambi i nostri accampamenti. Se colpiremo adesso, forse
riusciremo a estirpare il cuore di questa perfida tirannia! L'uomo si gir di
scatto. Finadd Moroch Nevath, i nostri maghi sono presenti?
Tre su quattro, mio principe, rispose il soldato. Laerdas  con le na-
vi.
Molto bene. Allora, Primo Eunuco?
Nifadas osservava il principe, il volto freddo e inespressivo. Non rispose
a Quillas ma si rivolse a Hull e a Seren. Acquitor, la pioggia continua a
cadere?
No, Primo Eunuco.
E Buruk il Pallido  pronto a partire?
La donna annu.
Ti ho fatto una domanda, Nifadas! sbott Quillas, il viso scuro.
Rispondere, disse il Primo Eunuco posando lentamente gli occhi sul
principe, sottintende che la questione sia degna di essere presa in conside-
razione. Ma non  cos. Non stiamo affrontando solo Hannan Mosag lo
stregone e i suoi K'risnan. L'imperatore e la sua spada. Insieme sono...
qualcos'altro. Coloro che mi accompagnano sono qui sotto la mia guida e
per il momento resteremo in buona fede. Ditemi, principe, quanti sicari a-
vete portato insieme ai vostri maghi?.
Quillas non rispose.
Nifadas si rivolse a Gerun Eberict. Finadd?
Due. Entrambi presenti in questa stanza, afferm l'uomo.
Il Primo Eunuco annu, quindi mise da parte la questione. Hull Beddict,
esito a darti il benvenuto.
Non mi sento offeso da una simile affermazione, Primo Eunuco.
L'Acquitor ti ha aggiornato sulla situazione?
Lo ha fatto.
E?
Per quanto possa valere il mio consiglio, vi esorto ad andarvene. Al pi
presto.
E tu che cosa farai?
Hull aggrott la fronte. Non c' motivo per cui debba rispondere.
Sei un traditore! sibil Quillas. Finadd Moroch, arrestalo!
Un'espressione sgomenta si dipinse sul volto del Primo Eunuco quando
Moroch Nevath sguain la spada e si avvicin a Hull Beddict.
Non puoi farlo, intervenne Seren Pedac, il cuore che batteva come
impazzito.
Tutti gli occhi si posarono su di lei.
Chiedo scusa, mio principe, prosegu la donna sforzandosi di mante-
nere la voce calma. Hull Beddict  sotto la protezione dei Tiste Edur. Un
ospite, cos lo ha definito Binadas Sengar, fratello dell'imperatore.
 un Letherii!
Un dettaglio insignificante per gli Edur, sottoline Seren.
Smettiamola, tagli corto Nifadas. Non ci sar alcun arresto. Princi-
pe Quillas,  ora.
Scattiamo a ogni ordine di questo imperatore, Primo Eunuco? Quillas
fremeva dalla rabbia. Ha bisogno di noi. Molto bene. Lasciamo che il ba-
stardo aspetti. Si volt verso Hull Beddict. Sappi che intendo dichiararti
fuorilegge e traditore di Lether. La tua vita  in pericolo.
Un sorriso stanco fu l'unica risposta di Hull.
Acquitor, ci accompagnerai all'udienza con l'imperatore? domand
Nifadas rivolgendosi a Seren.
La proposta sorprese e allarm la donna. Primo Eunuco?
Ammesso che Buruk sia disposto ad aspettare. Ma sono certo che sar
cos e mander qualcuno ad avvisarlo. A un suo cenno, un servo si affret-
t a uscire. Hull Beddict, immagino tu intenda parlare con l'Imperatore
Rhulad, giusto? Accompagnaci nella cittadella. Una volta che saremo l,
dubito che potranno esserci equivoci.
Seren non capiva che cosa avesse spinto il Primo Eunuco a simili inviti.
Era confusa, disorientata.
Come desiderate, disse Hull stringendosi nelle spalle.
Con Nifadas in testa, i quattro Letherii uscirono e si diressero verso la
cittadella. Seren affianc Hull qualche passo dietro il Primo Eunuco e il
Principe Quillas. Tutto questo non mi piace, afferm a denti stretti.
Hull grugn e Seren impieg alcuni istanti a capire che quel brontolio era
stata una risata.
Che cosa c' di tanto divertente?
La tua capacit di minimizzare, Acquitor. Ho sempre ammirato la tua
abilit nel restare a galla.
L'indecisione  solitamente considerata un difetto, Hull.
Se  sicurezza che vuoi, Seren, allora unisciti a me.
La proposta era stata pronunciata a bassa voce. Lei sospir. Non voglio
sicurezza, ribatt. A dir la verit, la sicurezza  ci che pi temo.
Mi aspettavo una simile risposta.
Due K'risnan accolsero il gruppo all'entrata della cittadella e lo accom-
pagnarono nella sala del trono.
L'Imperatore Rhulad era nuovamente seduto, la sua nuova moglie in
piedi accanto a lui, a sinistra. Ad esclusione dei due K'risnan non c'era nes-
sun altro. Per quanto il viso di Mayen fosse inespressivo e imperturbabile,
qualcosa in esso, inesprimibile se non nel linguaggio segreto delle donne,
disse a Seren che il matrimonio era stato consumato, un legame che si ri-
fletteva negli occhi scuri di Rhulad, una luce di trionfo ed estrema sicurez-
za. Hull Beddict, esord il sovrano con voce roca, fratello di sangue di
Binadas, giungi in discutibile compagnia.
Imperatore, la fiducia di vostro fratello in me  ben riposta, afferm
Hull.
Capisco. E che cosa ne pensa il tuo principe?
Non  pi il mio principe. I suoi pensieri non hanno alcuna importanza
per me.
Rhulad sorrise. Allora suggeriamo che tu prenda posizione su un lato.
Ora parleremo alla delegazione ufficiale di Lether, perch tale .
Hull s'inchin e si spost sulla destra.
Acquitor?
Imperatore, sono qui per informarvi che sto per partire, come scorta di
Buruk il Pallido.
Apprezziamo la cortesia, Acquitor. Se  tutto ci che ti prta alla nostra
presenza, farai meglio a unirti a Hull.
La donna abbass il capo e si spost. Perch Nifadas ha voluto tutto
questo?
Imperatore Rhulad, intervenne Nifadas, mi  concesso di parlare?.
L'Edur guard il Primo Eunuco a occhi stretti. Lo concediamo.
Il Regno di Lether  pronto ad avviare trattative sui debiti incorsi a cau-
sa della raccolta delle foche zannute.
Come un serpente al quale era appena stata pestata la coda, Quillas sibil
e sput indignato.
La questione del debito, afferm Rhulad ignorando il principe, non
ha pi importanza. Non c'interessa il vostro denaro, Primo Eunuco. Come
non ci interessa niente di tutti voi.
Se  l'isolamento che desiderate...
Non abbiamo detto questo, Primo Eunuco.
Il Principe Quillas sorrise di colpo, nuovamente padrone di s. Una di-
chiarazione di aperta ostilit fra i nostri popoli, imperatore? Vi consiglierei
di lasciare perdere una simile tattica, il che non significa che non ne sarei
felice.
Come mai, Principe Quillas?
Per dirla senza tanti giri di parole, noi desideriamo le vostre risorse. E
ora voi ci date la possibilit di acquisirle. Una soluzione pacifica avrebbe
potuto essere trovata, se voi aveste ammesso la vostra condizione di inde-
bitamento nei confronti di Lether. Ma invece voi sostenete l'assurda men-
zogna secondo la quale siamo noi a essere in debito!
Rhulad rest un istante in silenzio, infine annu e disse: L'economia di
Lether sembra fondarsi su strane nozioni, principe.
Strane? Non credo. Leggi naturali e innegabili guidano le nostre azioni.
Di cui presto conoscerete i risultati, con vostro rammarico.
Primo Eunuco, il principe parla in nome di Lether?
Nifadas si strinse nelle spalle. Ha importanza, imperatore?
Ah, voi siete astuto. Sicuramente pi degno di una conversazione che
non questo sciocco tronfio la cui unica nobilt risiede nell'essere venuto al
mondo tra le gambe di una regina. Avete ragione, Primo Eunuco. Non ha
pi importanza. Eravamo semplicemente curiosi.
Non mi sento obbligato a soddisfare tale curiosit, imperatore.
E adesso, finalmente, mostrate il vostro nerbo, Nifadas. Ne siamo com-
piaciuti. E allora riferite queste parole al vostro re. I Tiste Edur non si in-
chinano pi al vostro popolo. N siamo interessati a partecipare ai vostri
giochi fuorvianti e alle parole velenose che ci avreste fatto ingoiare. Una
pausa improvvisa, peculiare, il fantasma di una sorta di spasmo sul volto
dell'imperatore. Poi Rhulad si scosse. Ma per un istante sembr perso.
Sbatt le palpebre, aggrott la fronte e infine il bagliore della consapevo-
lezza ritorn. Inoltre, riprese, ora scegliamo di parlare per le trib che
voi avete soggiogato, per i popoli inermi che avete distrutto.  giunta l'ora
che rispondiate dei vostri crimini.
Nifadas inclin il capo.  una dichiarazione di guerra? domand in
tono pacato.
Annunceremo le nostre intenzioni con i fatti e non con le parole, Primo
Eunuco. Abbiamo parlato. La vostra delegazione  congedata. Ci rammari-
chiamo che abbiate viaggiato a lungo per quella che si  rivelata una breve
visita. Forse parleremo ancora in futuro, sebbene, sospettiamo, in circo-
stanze ben diverse.
Nifadas s'inchin. In tal caso, se volete scusarci, imperatore, dobbiamo
prepararci alla partenza.
Potete andare. Hull Beddict, Acquitor, fermatevi un istante.
Seren guard Quillas e Nifadas lasciare la sala del trono con andatura
impettita. Stava ancora pensando allo strano comportamento di Rhulad.
Una fessura, un'incrinatura. Ma l dentro penso di averlo visto, il giovane
Rhulad. L dentro.
Acquitor, chiam l'imperatore appena le tende tornarono al loro posto,
riferisci a Buruk il Pallido che ha diritto di passaggio per la sua fuga. Tut-
tavia, la durata del privilegio  breve, perci far meglio a sbrigarsi.
Imperatore, i carri sono...
Temiamo che non avr tempo a sufficienza per portare con s i carri.
Seren sgran gli occhi. Vi aspettate che abbandoni le armi in suo pos-
sesso?
Si corrono continui rischi in affari, Acquitor, come voi Letherii siete
sempre pronti a sottolineare quando la situazione  a vostro vantaggio. A-
him, la stessa legge vale quando la situazione  opposta.
Quanti giorni ci date?
Tre. Un'ultima cosa. I Nerek restano qui.
I Nerek?
Sono Indebitati con Buruk, s, questo lo capiamo.  solo un altro ca-
priccio dell'economia che, ahim, il poveruomo dovr sopportare. Ha la
nostra comprensione.
Buruk  un mercante, imperatore.  abituato a viaggiare con i carri. Tre
giorni per il viaggio di ritorno potrebbero essere al di l delle sue capacit
fisiche.
Sarebbe una vera sfortuna per lui. Lo sguardo morto e freddo si spo-
st. Hull Beddict, che cosa hai da offrirci?
Hull si lasci cadere in ginocchio. Giuro di servire la vostra causa, im-
peratore.
Rhulad sorrise. Non conosci ancora quella causa, Hull Beddict.
Credo di comprendere pi di quanto voi pensiate, sire.
Davvero?
E intendo stare con voi.
L'imperatore riport l'attenzione su Seren. Sar meglio che tu vada ora,
Acquitor. Questa chiacchierata non  per te.
Seren lanci un'occhiata a Hull e i loro sguardi si incrociarono. Sebbene
nessuno dei due si mosse, la donna ebbe l'impressione che lui stesse indie-
treggiando, che si allontanasse sempre di pi. Lo spazio fra di loro era a un
tratto divenuto un profondo abisso, una distanza che non avrebbe potuto
essere colmata.
E cos ti perdo.
Per questa... creatura.
I suoi pensieri si fermarono l. Vuoti come il futuro che ora si apriva; lo
spazio al di l null'altro che oblio, e cos precipitiamo... Arrivederci, Hull
Beddict.
Addio, Seren Pedac.
Le gambe le divennero di colpo molli mentre si dirigeva verso l'uscita.
Gerun Eberict l'aspettava a una decina di passi dalle porte della cittadel-
la. Sul suo volto era dipinto un soddisfatto compiacimento. Resta dentro,
vero? Per quanto?
Seren cerc di darsi un contegno. Che cosa vuoi, Finadd?
Difficile rispondere, Acquitor. Brys Beddict mi ha chiesto di parlare a
suo fratello. Ma l'occasione per farlo sembra sempre pi remota.
E se gli dicessi che Hull  per noi perduto, che cosa farebbe?
Gerun Eberict sorrise, come se le avesse letto nel pensiero.
Seren distolse lo sguardo. Hull Beddict  sotto la protezione dell'impe-
ratore.
Mi fa piacere per lui.
Lei lo fiss. Non capisci. Guardati intorno, Finadd. Questo villaggio 
abitato da ombre e in quelle ombre ci sono spettri, servi degli Edur.
L'uomo aggrott la fronte. Credi che desideri ucciderlo? Da dove deri-
va un simile sospetto, Acquitor? Ho detto parlare, giusto? Non intendevo
in senso eufemistico.
La tua reputazione  motivo di allarme, Finadd.
Non ho motivo di dichiarare Hull mio nemico, indipendentemente dalle
sue alleanze politiche. Dopo tutto, se dimostra di essere un traditore, allora
sar il regno a occuparsi di lui. Non ho interesse a immischiarmi in una
faccenda simile. Volevo soltanto mantenere la promessa fatta a Brys.
Che cosa spera di ottenere Brys?
Non ne sono sicuro. Un tempo, forse, lo sapevo, ma ora tutto  cambia-
to.
Seren lo osserv.
E tu, Acquitor? domand. Scorterai il mercante fino a Trate. E poi?
Lei si strinse nelle spalle. Non c'era motivo di fingere. Torner a casa,
Finadd.
Letheras? Ti hanno visto ben poco da quelle parti.
Non sar pi cos.
L'uomo annu. Nell'immediato futuro non ci saranno richieste di Acqui-
tor, Seren Pedac. Sarei onorato se prendessi in esame la possibilit di lavo-
rare per me.
Lavorare?
Nella mia propriet. Sono coinvolto in... svariate imprese. Tu possiedi
integrit, Acquitor. Sei una persona di cui posso fidarmi. Dopo un attimo
di esitazione, aggiunse: Non devi rispondermi subito. Ti chiedo solo di ri-
fletterci. Ti cercher a Letheras.
Credo, Finadd, osserv Seren, che sarai piuttosto impegnato ad as-
solvere i tuoi doveri militari, considerato ci che sta per accadere.
Io lavoro a palazzo. Non comando eserciti. L'uomo si guard intorno
e il sorriso torn a scoprire i denti radi. Questi selvaggi non raggiunge-
ranno Letheras. Sar gi tanto se riusciranno ad attraversare la frontiera.
Tu dimentichi che abbiamo gi affrontato nemici simili. I Nerek avevano
le loro divinit... come si chiamavano?
Eres'al.
S, esatto. Eres'al. E i Tarthenal e i loro cinque Sereghal, i Dispensatori
d'Ira. Maghi e streghe, maledizioni e demoni, li abbiamo annientati tutti
quanti. E il Ceda e il suo quadro non hanno praticamente versato una goc-
cia di sudore.
Temo che questa volta sar diverso, Finadd.
L'uomo inclin il capo. Acquitor, quando pensi ai Tributi dei Mercanti,
che cosa ti immagini che siano?
Non capisco...
Il nucleo del commercio, il cuore del sistema finanziario che guida Le-
ther, ogni suo cittadino, il modo di guardare il mondo. I Tributi non sono
solo monete ammucchiate in un luogo segreto. Non sono solo commer-
cianti che strillano i loro prezzi prima del termine della giornata. I Tributi
sono le radici della nostra civilt, le fibre che si allungano per infestare o-
gni cosa. Ogni cosa.
Dove vuoi arrivare, Finadd?
Tu sei intelligente, Acquitor. Lo hai gi capito. Quel cuore si nutre di
ci che c' di meglio e di peggio nella natura umana. Esaltazione e succes-
so, ambizione e avidit: agiscono per un egoistico interesse. Dei quattro
aspetti della nostra natura, non uno sopporta limitazioni nelle proprie e-
spressioni. Noi non vinciamo solo con le armi, Seren Pedac. Noi vinciamo
perch il nostro sistema si rivolge a ci che di meglio, e di peggio, c' in
tutti gli esseri, non solo gli uomini.
Destino.
Lui si strinse nelle spalle. Chiamalo come vuoi. Ma noi lo abbiamo re-
so inevitabile e vorace...
Non vedo motivo di esaltazione in ci che facciamo, Finadd. Mi sem-
bra ci sia un crescente squilibrio...
La risata dell'altro la interruppe. E quella  la verit della libert, Seren
Pedac.
Seren sent la propria rabbia montare. Ho sempre creduto che libert
significasse diritto di essere diversi, senza paura della repressione.
Un nobile concetto che per non trova riscontro nella realt. Abbiamo
infilzato la libert con una spada. E se non vorrai essere come noi, useremo
quella spada per uccidere te e quelli come te, uno alla volta, fino a spezza-
re il vostro spirito.
E se i Tiste Edur dovessero sorprendervi? Sceglierete di morire in dife-
sa della vostra grande causa?
Alcuni possono morire. Alcuni vogliono morire. Naturalmente, per
quanto sia improbabile, tutti potremmo morire. Ma, a meno che i vincitori
non lascino altro che cenere al loro passaggio, il cuore continuer a battere.
Le sue radici troveranno nuova carne. L'imperatore potr avere i suoi de-
moni dei mari, ma noi possediamo un mostro di dimensioni inimmaginabi-
li, un mostro che divora. E ci che non potr divorare, lo soffocher o lo
ridurr alla fame. Vincitori o perdenti, i Tiste Edur perderanno comun-
que.
Seren indietreggi. Finadd Gerun Eberict, non voglio avere niente a
che fare con il tuo mondo. Perci non c' bisogno che tu aspetti la mia ri-
sposta, poich te l'ho gi data.
Come vuoi, ma sappi che non ti apprezzer di meno quando cambierai
idea.
Non lo far.
Gerun si gir. Tutti devono lavorare per vivere, ragazza. Ci vediamo a
Letheras.
Udinaas era rimasto nella penombra nel corso dell'udienza alla delega-
zione. I compagni Letherii non si erano accorti della sua presenza. E se an-
che lo avessero visto, non avrebbe avuto alcuna importanza, poich era
l'imperatore a ordinare lo scambio. Dopo aver congedato la delegazione e
dopo la partenza dell'Acquitor, Rhulad aveva invitato Hull Beddict ad av-
vicinarsi.
Giuri fedelt a noi, mormor l'imperatore, quasi a soppesare le parole
prima che sfuggissero alle sue labbra straziate.
Conosco i dettagli di cui avete bisogno, imperatore: la posizione, la
composizione effettiva di ogni guarnigione e tutti gli accampamenti di
frontiera. Conosco le loro tattiche, il modo in cui i soldati vengono schiera-
ti per la battaglia. So dove sono nascoste le riserve di acqua e di cibo: nei
depositi militari, che sono enormi.
Rhulad si chin in avanti. Sei pronto a tradire la tua gente. Perch?
Per vendetta, rispose Hull Beddict.
Quelle parole gelarono Udinaas.
Sire, prosegu Hull, il mio popolo mi ha tradito. Molto tempo fa. Da
tempo aspettavo un'opportunit come questa.
E cos si tratta di vendetta. Un sentimento meritevole?
Imperatore, non mi  rimasto altro.
Diteci, Hull Beddict, la potente flotta Letherii prender il largo per sfi-
darci?
No, non credo. Per lo meno, non all'inizio.
E le loro armate?
La tattica  quella di una fase iniziale di riscaldamento, di difesa mobile
per attirare le vostre forze. Poi il contrattacco. Colpi profondi per tagliare
le vostre linee di rifornimento. Attacco e ritirata, attacco e ritirata. Nella
terza fase, circonderanno le vostre armate per completare l'annientamento.
Le loro flotte eviteranno qualsiasi scontro via mare, perch sanno che per
conquistare Lether dovrete sbarcare. Sospetto invece che intendano inviare
le loro navi in mare aperto, per poi attaccare la vostra madre patria. Questi
villaggi verranno rasi al suolo. E ogni Tiste Edur che incontreranno, gio-
vane o vecchio, verr massacrato.
Rhulad grugn, poi disse: Pensano che siamo degli sciocchi.
L'esercito Letherii  flessibile, imperatore. I suoi soldati sono addestrati
ad adattarsi rapidamente, nel caso le circostanze lo richiedano. Una forza
formidabile e letale, addestrata in modo perfetto e, grazie all'utilizzo delle
strade sopraelevate costruite appositamente per questo scopo, spaventosa-
mente mobile. Inoltre, i Letherii sono numericamente superiori...
Difficile, lo interruppe Rhulad sorridendo. Gli Edur hanno nuovi al-
leati, Hull Beddict, come presto scoprirai. Molto bene, siamo soddisfatti e
concludiamo che potrai esserci utile. Ora vai nella casa di nostro padre a
incontrare Binadas, che sar felice di vederti.
Il Letherii si inchin e lasci la stanza.
Hannan Mosag, chiam Rhulad a voce bassa.
Una tenda laterale si mosse e Udinaas vide entrare quello che un tempo
era il Re Stregone.
Sembrerebbe, afferm Rhulad, che i tuoi studi sull'esercito Letherii
abbiano dato buoni frutti. La sua descrizione delle tattiche e delle strategie
nemiche coincide con la tua.
Quando, imperatore?
Le trib si stanno preparando?
Rapidamente.
E allora, molto presto. Svelaci i tuoi pensieri su Nifadas e il principe.
Nifadas ha capito subito che tutto era perduto, ma il principe vede quel-
la sconfitta come una vittoria. Allo stesso tempo, tutti e due hanno fiducia
nella forza militare del loro regno. Nifadas si duole per noi, imperatore.
Poveretto. Forse si  guadagnato la nostra piet per quel suo incauto
sentimento.
Considerata la rotta che avete scelto per la nostra gente, imperatore, la
piet  un sentimento pericoloso da nutrire. Potete essere certo che a noi
non ne verr accordata.
Un altro spasmo colp Rhulad, come quello che Udinaas aveva notato
poco prima. Pens di conoscerne la fonte. Un migliaio di legami tenevano
insieme l'integrit mentale di Rhulad, ma la pazzia stava assalendo quel-
l'integrit e le difese cominciavano a cedere. Non molto tempo prima, non
era che il figlio cadetto di una nobile famiglia, tronfio e superbo ma ancora
senza-sangue. Nella sua mente, visioni di gloria oscillavano lentamente in-
torno al luogo in cui si trovava. Le visioni di un giovane, affollate di sce-
nari immaginari dove Rhulad poteva esercitare liberamente la sua sicurez-
za e cos provare la legittimit del suo volere.
E ora quel ragazzo sedeva sul trono Edur.
Non doveva fare altro che morire per arrivarci.
L'improvvisa manifestazione di gloria lo nutriva ancora a sufficienza da
plasmare i suoi pensieri e le sue parole e alimentare il suo comportamento
imperiale, come se il noi reale fosse qualcosa a cui fosse stato abituato
fin dalla nascita. Ma era al limite del controllo. Una facciata imperfetta,
sostenuta da elaborati schemi linguistici, una sorta di goffa dizione che ben
rispecchiava le nozioni infantili di Rhulad su come dovesse parlare un im-
peratore. Quelli erano giochi di persuasione, per se stesso quanto per il suo
uditorio.
Ma Udinaas era certo che nella mente di Rhulad restassero altri pensieri,
che come pallidi vermi rosicchiavano le radici avanzando attraverso la sua
anima necrotica. Sotto l'oro scintillante, la carne era contorta e sfregiata.
Per mantenere la facciata, tutto quello che restava sotto era deforme.
Lo schiavo registr tutto ci nel breve spazio dello spasmo di Rhulad e
rest impassibile. Il suo sguardo and a Mayen, ma la donna non lasci
trasparire nulla, non un bagliore di consapevolezza dell'improvvisa follia
del marito.
Ma sul volto di Hannan Mosag, Udinaas vide un lampo di paura, subito
sepolta sotto un mite ossequio.
Un istante di riflessione e Udinaas pens di aver compreso quella rea-
zione. Hannan Mosag aveva bisogno che il suo imperatore fosse sano di
mente e padrone di s. Neanche il potere svelato poteva averlo spinto a in-
ginocchiarsi davanti a un pazzo. Probabilmente, quello che un tempo era il
Re Stregone aveva compreso che in Rhulad era in corso una battaglia, e
aveva deciso di dare il suo aiuto al lato razionale dell'imperatore.
E se la battaglia si fosse conclusa con una sconfitta, se la pazzia si fosse
impadronita totalmente di Rhulad, che cosa avrebbe fatto Hannan Mosag?
Gli occhi dello schiavo Letherii scivolarono sulla spada che l'imperatore
stringeva come uno scettro nella mano destra, la punta ancorata sulla pe-
dana e vicina alla base decorata del trono. La risposta si cela in quella
spada e Hannan Mosag sa molto di pi su quell'arma e sul suo artefice di
quanto abbia rivelato.
E, ancora una volta, anch'io. Wither, lo spirito-ombra che aveva adotta-
to Udinaas, aveva sussurrato alcune verit. Il potere della spada aveva dato
a Rhulad il comando sugli spiriti. Gli spiriti Tiste Andii.
Wither aveva in qualche modo evitato la chiamata, annunciando la sua
vittoria con una melodrammatica risatina che riecheggiava nella mente del-
lo schiavo, e la presenza dello spettro ora danzava con esagerato bagliore
nella mente del Letherii. E attraverso gli occhi di quest'ultimo, testimone
di ogni cosa.
Imperatore, disse Hannan Mosag appena Rhulad ebbe ripreso il con-
trollo di s, gli stregoni tra gli Arapay....
S. Non opporranno resistenza. Ci accoglieranno.
E i Nerek che avete preteso dal mercante?
Una considerazione diversa. Un improvviso disagio negli occhi scuri
di Rhulad. Non devono essere disturbati. Devono essere rispettati.
La loro dimora e la zona circostante sono state oggetto di santificazio-
ne, osserv Hannan Mosag annuendo. Tutto ci deve essere rispettato.
Ma ho avvertito poco potere da quella benedizione.
Non lasciarti ingannare. Gli spiriti che loro venerano sono i pi antichi
di questo mondo. Non  facile riconoscere come quegli spiriti si manife-
stano.
Imperatore, vi  stata donata una conoscenza che io non posseggo.
S, Hannan Mosag. Dobbiamo muoverci con molta cautela con i Nerek.
Non desidero vedere insorgere quegli spiriti.
L'ex Re Stregone aggrott la fronte. I maghi Letherii hanno sradicato
con facilit il potere di quegli spiriti. Altrimenti i Nerek non sarebbero
crollati tanto rapidamente.
La debolezza sfruttata dai Letherii era presente nei Nerek mortali, non
negli spiriti che adoravano. Noi riteniamo, Hannan Mosag, che l'Eres'al
non sia stata svegliata. Non si  levata per difendere coloro che la venera-
vano.
Eppure qualcosa  cambiato.
Rhulad annu. S. Guard Mayen. A cominciare dalla benedizione
della donna Edur che ora  mia moglie.
Lei trasal, ma i suoi occhi non incontrarono n quelli di Rhulad n quel-
li di Hannan Mosag.
L'imperatore si strinse nelle spalle.  fatta. Dobbiamo essere preoccu-
pati? No. Non ancora. Forse mai. Ciononostante, faremo meglio a essere
cauti.
Udinaas si trattenne dallo scoppiare a ridere. Cautela, nata dalla paura.
Era piacevole scoprire che l'imperatore dei Tiste Edur poteva ancora essere
afflitto da quel sentimento. Allora forse ho interpretato male. Forse la pa-
ura  alla radice del mostro che Rhulad  divenuto. Aveva importanza?
Solo se Udinaas si sforzava di affrontare il gioco della predizione.
Ne valeva la pena?
I Den-Ratha sono a ovest della Baia della Discendenza, disse Hannan
Mosag. I Merude vedono il fumo dei loro villaggi.
In quanti stanno arrivando via mare?
Circa ottomila. La maggior parte sono guerrieri. Gli altri avanzano via
terra e i primi gruppi hanno gi raggiunto il confine di Sollanta.
Rifornimenti? domand l'imperatore.
A sufficienza per il viaggio.
E che cosa lasciano dietro di loro?
Nient'altro che cenere, sire.
Bene.
Udinaas vide Hannan Mosag esitare, poi l'ex Re Stregone aggiunse: 
gi iniziata. Non si torna pi indietro.
Non c' bisogno di preoccuparsi, afferm Rhulad. Ho gi mandato
degli spettri alle terre di confine. Osservano, ma presto invaderanno Le-
ther.
I maghi di frontiera del Ceda li troveranno.
Alla fine, ma gli spettri non attaccheranno. Al contrario, svaniranno.
Non voglio ancora rivelare il loro potere. Voglio incoraggiare la presun-
zione del nemico.
I due Edur continuarono a discutere di strategie. Udinaas ascoltava,
nient'altro che uno spettro nella penombra.
Trull Sengar guard suo padre ricostruire, con meticolosa determinazio-
ne, una sorta di fede. Legava insieme parole pronunciate a voce alta eppure
chiaramente dirette a se stesso, mentre la moglie lo osservava, sul volto l'e-
spressione di una donna anziana, distrutta. La morte era giunta solo per es-
sere spazzata via da una spettrale ripresa, un ritorno alla vita che non offri-
va nulla di cui gioire. Un re era stato abbattuto, un imperatore era salito al
suo posto. Il mondo era stato percosso e Trull si sentiva isolato, stordito,
testimone di quelle scene dolorose e tormentate nel corso delle quali veni-
vano cercati gli innumerevoli aspetti della riconciliazione, che infine dava-
no luogo a estenuanti silenzi, in cui la tensione tornava lentamente e parla-
va di sconfitta.
Si erano tutti inginocchiati davanti al nuovo imperatore. Fratello e figlio,
l'uomo che era morto e ora sedeva ricoperto di monete d'oro. Una voce de-
vastata eppure riconoscibile. Occhi che appartenevano a chi un tempo era
conosciuto da tutti, ma che ora guardavano con l'eccitazione del potere e
brillavano per le ferite ancora aperte dell'orrore.
Fear aveva abbandonato la sua promessa sposa.
Un gesto terribile.
Rhulad l'aveva pretesa. Un gesto... osceno.
Trull non si era mai sentito tanto impotente come in quel momento. Al-
lontan lo sguardo dal padre e spost l'attenzione su Binadas, immerso in
tranquilla conversazione con Hull Beddict. Il Letherii, che aveva giurato
fedelt a Rhulad, che avrebbe tradito la sua stessa gente nella guerra che
Trull sapeva essere ormai inevitabile. Che cosa ci ha portato fino a questo
punto? Come possiamo fermare questa marcia inesorabile?
Non combattere tutto questo, fratello.
Trull pos gli occhi su Fear, seduto sulla panca accanto a lui. Combat-
tere che cosa?
L'espressione del fratello era dura, quasi irata. Lui ha la spada, Trull.
Quella spada non ha niente a che fare con i Tiste Edur. Ci  estranea e
cerca di trasformare colui che la brandisce nel nostro dio. Padre Ombra e
le sue Figlie devono essere messi da parte?
La spada non  che uno strumento. Tocca a noi, a coloro che circonda-
no Rhulad, restare fedeli alle nostre credenze, mantenere quella struttura e
guidare cos Rhulad.
Trull fiss Fear. Ti ha portato via la tua promessa sposa.
Dillo un'altra volta, fratello, e ti uccider.
Distolse lo sguardo, il cuore che galoppava in petto.
Rhulad non accetter la nostra guida, n quella di altri, Fear. Quella
spada e chi l'ha forgiata lo guidano ora. Insieme alla pazzia.
Tu hai deciso di vedere la pazzia.
Trull grugn. Forse hai ragione. Allora, dimmi che cosa vedi tu.
Dolore.
Qualcosa che tu condividi. Trull si sfreg il viso e sospir. Combattere
tutto questo, Fear? Non ce n' mai stata la possibilit. Torn a distogliere
lo sguardo. Ma non ti poni delle domande? Chi ci sta manipolando e da
quanto tempo? Hai definito quella spada uno strumento, ma noi siamo for-
se qualcosa di diverso?
Noi siamo Tiste Edur. Un tempo regnavamo su un reame intero. Ab-
biamo incrociato la spada con gli dei di questo mondo...
E abbiamo perso.
Siamo stati traditi.
Mi sembra di ricordare che condividevi i dubbi di nostra madre...
Mi sbagliavo. Attirato dalla debolezza. Come tutti. Ma ora dobbiamo
mettere tutto ci da parte, Trull. Binadas comprende. E cos anche nostro
padre. E Theradas e Midik Buhn e tutti quelli che l'imperatore ha procla-
mato suoi fratelli di sangue. Choram Irard, Kholb Harat e Matra Brith...
I suoi vecchi amici senza-sangue, tagli corto Trull con un sorriso i-
ronico. I tre che ha sempre sconfitto in ogni lotta con la spada e la lancia.
Loro e Midik.
E allora?
Loro non hanno conquistato niente, Fear. E nessun tipo di proclama
pu cambiare questa realt. Eppure Rhulad vorrebbe che prendessimo or-
dini da quei...
Non noi. Tu dimentichi che noi siamo fratelli di sangue. E io comando
ancora i guerrieri delle sei trib.
E come pensi si sentano gli altri guerrieri di nascita nobile? In battaglia
hanno tutti seguito l'antico esempio di gesta degne e onorevoli. Ora si ri-
trovano usurpati...
Il primo guerriero al mio comando che si lamenter conoscer il filo
della mia spada.
Quel filo potrebbe diventare smussato e dentellato.
No. Non ci saranno ribellioni.
Dopo qualche istante, Trull annu. Probabilmente hai ragione e forse
questa  la verit pi scoraggiante della giornata.
Fear si alz. Sei mio fratello, Trull, e un uomo che ammiro. Ma con le
tue parole rasenti il tradimento. Se fossi un altro ti avrei gi fatto tacere.
Basta, Trull. Ora siamo un impero. Un impero rinato. E la guerra ci atten-
de. Perci devo saperlo: combatterai accanto ai tuoi fratelli?
Trull si lasci andare contro il muro ruvido. Fiss Fear per alcuni istanti,
poi chiese: Ho mai fatto diversamente?.
L'espressione del fratello si addolc. No, mai. Ci hai salvato quando
siamo tornati dal deserto di ghiaccio e quella  un'impresa di cui ora tutti
sono a conoscenza e per questo guardano a te con ammirazione e rispetto.
Per lo stesso motivo, Trull, guardano a te come guida. In molti prenderan-
no una decisione osservando la tua reazione a ci che  accaduto. Se do-
vessero vedere il dubbio nei tuoi occhi...
Non vedranno nulla, Fear. Non nei miei occhi. N troveranno motivo di
dubbio nelle mie azioni.
Sono sollevato. L'imperatore convocher presto i suoi fratelli di san-
gue.
Anche Trull si alz. Molto bene. Ma per il momento, fratello, ho biso-
gno di solitudine.
Si riveler una compagna pericolosa?
Se cos fosse, sarei gi morto. Finora non lo  mai stata, Fear.
Ora lasciami, Hannan Mosag, ordin l'imperatore con voce a un tratto
stanca. E porta con te il K'risnan. Andate tutti, ma non tu, schiavo. Ma-
yen, anche tu, moglie. Per favore.
L'improvviso congedo provoc qualche istante di confusione, ma poco
dopo la stanza era vuota, con l'esclusione di Rhulad e Udinaas. Agli occhi
dello schiavo, l'uscita di Mayen era apparsa pi una fuga: l'andatura inna-
turale forse provocata da un improvviso isterismo.
Udinaas sospettava che ci sarebbero stati altri momenti come quello. I-
naspettate pause nelle normali udienze. E cos non rest sorpreso quando
Rhulad gli fece cenno di avvicinarsi e negli occhi dell'imperatore lo schia-
vo vide apparire ansia e terrore.
Stammi vicino, schiavo, ansim Rhulad a un tratto tremante. Rinfre-
sca la mia mente! Ti prego! Udinaas...
Dopo un istante, lo schiavo disse: Eravate morto. Il vostro corpo era
stato preparato per una degna sepoltura come nobile guerriero degli Hiroth.
Poi siete ritornato. Grazie alla spada che ora  nelle vostre mani, siete tor-
nato e siete nuovamente vivo.
S,  cos. S. Una risata sal fino a diventare uno strillo acuto e si in-
terruppe di colpo quando uno spasmo colp Rhulad. Annasp, come in
preda al dolore, poi mormor: Le ferite....
Imperatore?
Non importa. Solo un ricordo. Ferro freddo che spinge nel mio corpo.
Fuoco gelido. Ho provato. Ho provato a raggomitolarmi intorno a quelle
ferite. Con forza, per proteggere ci che avevo gi perso. Ricordo...
Udinaas se ne stava in silenzio. Poich l'imperatore non lo avrebbe guar-
dato, era libero di osservare. E trarre conclusioni.
Il giovane non avrebbe dovuto morire. Quell'istante finale apparteneva
agli anziani. Alcune regole non avrebbero dovuto essere infrante, sia che la
motivazione fosse pietosa sia che derivasse da un freddo calcolo. Rhulad
era stato morto troppo a lungo, troppo a lungo per sfuggire a una qualche
forma di danno spirituale. Se l'imperatore doveva essere uno strumento, al-
lora era uno strumento difettoso.
E che valore poteva avere?
Siamo imperfetti.
Udinaas apr la bocca ma non disse nulla.
Capisci, Udinaas?
S, imperatore.
Come? Come capisci?
Sono uno schiavo.
Rhulad annu. La sua mano sinistra, inguainata d'oro, si sollev per unir-
si alla destra, dove quest'ultima stringeva l'impugnatura della spada. S,
naturalmente. S. Imperfetto. Non riusciamo mai a realizzare gli ideali in-
nanzi a noi.  il peso della mortalit. Una smorfia. Non solo dei morta-
li. Un guizzo degli occhi, che per un istante si fissarono in quelli dello
schiavo, poi di nuovo il nulla. Lui mi sussurra alla mente. Mi ordina che
cosa dire. Mi rende pi intelligente di quello che sono. Tutto questo che
cosa fa di me, Udinaas? Che cosa fa di me?
Uno schiavo.
Ma io sono un Tiste Edur.
S, imperatore.
Un cipiglio. Il dono di una vita ritrovata.
Voi siete Indebitato.
Rhulad trasal, gli occhi che a un tratto lanciavano scintille di rabbia.
Noi non siamo uguali, schiavo! Lo capisci? Io non sono uno dei vostri
Indebitati. Io non sono Letherii. Poi si afflosci in un tintinnio di monete.
Figlia, prendimi, il peso di tutto questo...
Vi chiedo scusa, imperatore.  vero. Non siete un Indebitato. N, forse,
siete uno schiavo. Sebbene, a volte, sembri cos. Quando la stanchezza vi
assale.
S,  cos. Sono stanco. Tutto qua. Stanco.
Udinaas esit, quindi chiese: Imperatore, ora lui parla attraverso di
voi?.
Un timido diniego con la testa. No. Ma lui non parla attraverso di me.
Sussurra solo consigli, mi aiuta a scegliere le parole. Ordina i miei pensie-
ri, ma i pensieri sono miei. Devono essere miei. Non sono uno sciocco.
Posseggo una mia intelligenza. S,  cos. Lui mi infonde solo sicurezza.
Non avete mangiato, disse Udinaas. N bevuto niente. Conoscete la
fame e la sete, imperatore? Posso portarvi qualcosa che vi ridoni forza ed
energia?
S, mangerei. E... del vino. Cerca un servo.
Subito, maest.
Udinaas raggiunse la tenda che copriva l'ingresso al passaggio che con-
duceva alle cucine. Trov un servo rannicchiato nel corridoio a venti passi
dalla porta. Occhi terrorizzati si sollevarono su Udinaas mentre si avvici-
nava. In piedi, Virrick. L'imperatore vuole del vino. E anche cibo.
Il dio vuole mangiare?
Non  un dio. Cibo e vino, Virrick. Degni di un imperatore, e sii velo-
ce.
Il servo si tir faticosamente in piedi.
Sai che cosa devi fare, afferm Udinaas in tono pacato.  per questo
che sei stato preparato.
Sono spaventato...
Ascoltami, ti sveler un segreto. Ti piacciono sempre i segreti, vero,
Virrick?
L'altro annu, lentamente.
Noi schiavi non abbiamo motivo di avere paura. Sono gli Edur che de-
vono essere spaventati e questo ci permette di continuare a ridere alle loro
spalle. Ti ricordi come si fa, Virrick?  sempre stato il tuo gioco preferi-
to.
Io... mi ricordo, Udinaas.
Bene. Adesso vai in cucina e fai vedere agli altri. Ora conosci il segre-
to. Mostralo agli altri e loro ti seguiranno. Cibo e vino. Quando sarai pron-
to, avvicinati alla tenda e fischia appena, come fai di solito. Virrick, le cose
devono tornare normali, lo capisci? E quello  un compito che spetta a noi,
gli schiavi.
La Strega Piumata  scappata...
La Strega Piumata  giovane e ha sbagliato. Le ho parlato e le riparler
presto.
S, Udinaas. Tu sei lo schiavo dell'imperatore. Tu ne hai il diritto; c'
cos tanta saggezza nelle tue parole. Penso che ti ascolteremo, nonostante
tu sia un Indebitato. Sei stato... elevato. Annu. La Strega Piumata ci ha
abbandonato...
Non essere cos duro con lei, Virrick. E adesso vai.
Udinaas guard il servo affrettarsi lungo il corridoio, quindi si gir e
torn verso la sala del trono.
Perch ci hai impiegato tanto? domand Rhulad in preda al panico.
Ho udito delle voci.
Stavo riferendo a Virrick le vostre richieste, imperatore.
Sei troppo lento. Devi essere pi veloce, schiavo.
Come volete, padrone.
Bisogna dire a tutti che cosa fare. Nessuno sembra in grado di pensare
da solo.
Udinaas non replic e non os sorridere quando un'ovvia osservazione
gli attravers la mente.
Tu ci sei utile, schiavo. Noi avremo ancora bisogno di... ricordare. In
momenti inaspettati. Ed  questo ci che tu dovrai fare per noi. Questo, e
cibo e vino nei momenti opportuni.
S, padrone.
Resta a disposizione, mentre noi chiudiamo gli occhi per riposare.
Certamente, padrone.
Udinaas si allontan di una decina di passi e rimase in attesa.
La distanza tra imperatore e schiavo.
Raggiunto il ponte, Trull Sengar vide l'Acquitor. Era poco pi avanti,
immobile come un daino spaventato, lo sguardo fisso sulla strada che con-
duceva al villaggio. Trull non riusciva a vedere che cosa avesse catturato la
sua attenzione.
Esit. Fu allora che lei gir la testa e incontr i suoi occhi.
Non c'erano parole per descrivere ci che pass tra loro in quel momen-
to. Uno sguardo inizialmente indagatore che poi si trasform rapidamente
in qualcosa d'altro. Il contatto venne interrotto da entrambi contemporane-
amente, una reazione istintiva da parte di tutti e due.
Restarono in silenzio. Trull si scopr a combattere contro un profondo
senso di vuoto.
Seren Pedac fu la prima a parlare. Non  rimasto spazio, Trull Sengar?
E lui comprese. No, Acquitor. Non  rimasto spazio.
Immagino che avresti voluto altrimenti, vero?
La domanda sfior da vicino quel muto riconoscimento che avevano
condiviso solo pochi istanti prima e ancora una volta lui vide negli occhi
della donna un guizzo di... qualcosa. Rinunci a una risposta sincera.
Servo il mio imperatore.
Il guizzo svan, sostituito da uno sguardo freddo che scivol senza fatica
attraverso le difese dell'uomo, affondando nel suo petto come un affilato
pugnale. Naturalmente. Perdonami.  troppo tardi per domande simili.
Ora devo andare e scortare Buruk il Pallido a Trate.
Ogni parola un affondo di quel pugnale, nonostante l'aspetto apparente-
mente innocuo. Lui non capiva come quelle parole, e lo sguardo della don-
na, potessero ferirlo cos profondamente. Avrebbe voluto gridare. Negare.
Confessare. Invece accentu la rottura di quell'identificazione con una
dannata scrollata di spalle. Buon viaggio, Acquitor. Nient'altro, e si die-
de del codardo.
La guard allontanarsi. Pensando al viaggio della propria vita come a
quello dell'Acquitor, ai passi falsi nei quali erano incorsi, ignari della loro
profondit. L'equilibrio era recuperato, ma il cammino era cambiato.
Troppe scelte si erano rivelate irrevocabili. Trull si chiese se sarebbe sta-
to cos anche per quella.
...
.
...
CAPITOLO QUATTORDICI.
.
Dov' l'oscurit
Nei giorni passati
Quando il sole inondava ogni cosa
Di una luce divina
E noi brillavamo
Nella nostra giovane ascendenza
Grida felici e
Risate lontane
Trasportate dal flusso dorato
Di giornate senza riposo
Di notti dalle ombre
Infuocate dal fuoco immortale
Dov' allora l'oscurit
Giunta alla morte del sole
Giunta strisciando
Per ringhiare rivelazioni
Sulla torrida discesa
Che ci trascina in basso
Verso questo momento.
Fuoco immortale.
.
Fisher kel Tath.
.
Una voce parl dall'oscurit. Non prenderei quella via, vecchio. Bugg
lanci un'occhiata intorno a s. Ti ringrazio per l'avvertimento, disse
continuando a camminare.
Dieci passi nello stretto vicolo e avvert l'odore del sangue. Rumori di
passi dietro di lui gli dissero che la sentinella avanzava alle sue spalle,
probabilmente per bloccargli l'eventuale ritirata.
Ti avevo avvisato.
Sono quello che avete mandato a chiamare, afferm Bugg.
Quattro figure emersero dall'oscurit davanti a lui. Sicari, tutti quanti.
Sembravano spaventati.
La sentinella lo raggiunse e si avvicin per scrutarlo in volto. Sei l'Uo-
mo in Attesa? Non sei come immaginavo.
Che cosa  successo qui? Chi  morto e chi lo ha ucciso?
Non "chi" lo ha ucciso, mormor uno dei quattro davanti a Bugg.
Piuttosto, "che cosa". Ma non lo sappiamo. Era grande, dalla pelle nera
come l'acqua del canale, con spuntoni sulle braccia. Occhi come un ser-
pente, grigi, scintillanti.
Bugg annus l'aria, cercando qualcosa al di l del sangue.
Ha ridotto in pezzi Rall il Forte e poi  entrato in quell'edificio.
Il servo diresse lo sguardo dove l'uomo puntava il dito. Un tempio fati-
scente, semidistrutto, il tetto crollato su un lato. Bugg grugn. Quello era
l'ultimo tempio dei Fulcra, vero?
Non chiederlo a noi.
Quel culto  morto da almeno un centinaio di anni, prosegu il servo,
fissando la struttura in rovina. L'ingresso, ampio e profondo, sormontato
da un massiccio architrave in pietra, era un tempo situato tre gradini pi in
alto rispetto al livello della strada. Ai tempi in cui quel vicolo era ancora
una strada. Era ancora possibile individuare l'angolo destro del gradino su-
periore. Al suo interno sembrava esserci ammassato un mucchio di im-
mondizia, rovistato di recente. Bugg torn a guardare i cinque malviventi.
Ma che cosa ci facevate appostati da queste parti?
Uno scambio di occhiate d'intesa, poi la sentinella si strinse nelle spalle.
Ci nascondevamo.
Vi nascondevate?
Quella ragazzina... be', ecco...
Ah. Bene. Bugg si volt verso l'entrata.
Aspetta un attimo, vecchio, disse l'uomo. Non intenderai andare l
dentro, vero?
Be', per quale altro motivo mi avete chiamato?
Ci aspettavamo che tu, ecco, portassi la guardia cittadina o roba simile.
Magari un paio di maghi.
Potrei farlo. Ma prima  meglio sapere con che cosa abbiamo a che fa-
re. Bugg entr nel tempio. Aria umida, densa e oscurit profonda. Un o-
dore di terra appena rimossa e, in lontananza, il rumore di un respiro. Len-
to e profondo. Il servo pos lo sguardo sulla fonte di quel suono. Va be-
ne, disse con voce sommessa,  passato parecchio tempo dall'ultima vol-
ta che hai respirato l'aria fresca della notte. Ma questo non ti d il diritto di
uccidere un povero mortale, giusto?.
Una forma imponente scivol di lato vicino al muro. Non farmi del ma-
le. Non torno indietro. Stanno uccidendo tutti quanti.
Bugg sospir. Devi comportarti meglio.
La forma sembr aprirsi e all'interno il servo intravide un improvviso
movimento. Almeno sei nuove forme pi piccole, ognuna bassa e lunga. Il
bagliore di occhi da rettile si fissarono su di lui.
Ecco perch avete scelto questo tempio, disse Bugg. Ahim, i vostri
adoratori se ne sono andati da tempo.
Puoi anche pensarla cos. Una mezza dozzina di voci ora, un coro sus-
surrato. Ma ti sbagli.
Perch avete ucciso quel mortale?
Bloccava l'ingresso.
E adesso che siete qui...
Aspetteremo.
Bugg riflett sulle implicazioni di quell'affermazione. Aggrott la fronte.
Molto bene. Ma niente pi uccisioni. Restate qui dentro.
Va bene. Per ora.
Fino a quando non arriver ci che aspettate.
S. Poi cacceremo.
Bugg volt loro le spalle.  quello che pensate voi, mormor a denti
stretti.
Uscendo all'aperto osserv i cinque volti terrorizzati. Spargete la voce
che nessuno deve entrare nel tempio.
Come? E le guardie? I maghi? Roll il Forte?
Be', se  la vendetta che volete, vi suggerisco di trovare prima qualche
centinaio di amici. Ci sar una resa dei conti alla fine.
La sentinella sbuff. L'Uomo in Attesa vuole che aspettiamo.
Bugg si strinse nelle spalle. Non posso fare di meglio. Per scacciare
questa bestia, dovrebbe venire qui il Ceda in persona.
E allora mandalo a chiamare.
Temo di non possedere tanta influenza. Andate a casa, tutti quanti.
Bugg pass davanti a loro e si incammin lungo il vicolo. Le cose stava-
no complicandosi. E non era mai bello. Si chiese quante altre creature stes-
sero fuggendo dai tumuli. Stando alle parole del Branco, non molte. Ed era
un sollievo.
Ciononostante, decise di andare a dare un'occhiata. Sarebbe arrivato in
ritardo all'appuntamento e il ritardo gli sarebbe costato una ramanzina, ma
non poteva fare altrimenti. La Settima Chiusura si preannunciava ricca di
eventi. Si chiese se la profezia della rinascita dell'impero fosse in qualche
modo legata alla morte della Torre dell'Azath. Sperava non fosse cos.
La notte era sorprendentemente tranquilla. Mentre percorreva il Canale
di Quillas, si rese conto che l'abituale folla, che appariva al calare del sole
e della calura, era assente. Giunse in vista dell'Eterno Domicilio. Be', pen-
s fra s e s, almeno quello era stato un successo. L'Ingegnere Reale, un
tipo di nome Grum, aveva consegnato con chiara riluttanza e invidia il
contratto reale, specificando che la Bugg Costruzioni avrebbe dovuto as-
sumere il controllo per puntellare le ali compromesse del nuovo palazzo.
Si era dimostrato ancora pi seccato quando Bugg aveva ordinato alle vec-
chie squadre di sgombrare e di portarsi via la loro attrezzatura. Bugg aveva
quindi trascorso buona parte della giornata seguente a camminare nel fan-
go delle gallerie allagate, solo per farsi un'idea del compito che lo aspetta-
va.
Come Tehol aveva predetto, la modesta societ di Bugg stava salendo in
Borsa a velocit sorprendente. Da quando era stato confermato il listino
delle quotazioni, Bugg era riuscito a vendere il quarantadue per cento delle
azioni, pur mantenendo ancora la partecipazione di maggioranza. Natural-
mente sarebbe finito sulla bocca di tutti se l'inganno fosse stato scoperto.
Ma sono pronto a correre il rischio, aveva detto Tehol con un sorriso
soddisfatto. Strano uomo, il suo padrone.
Bugg raggiunse il muro della torre quadrata e lo segu fino all'entrata.
Una pausa, per sopprimere il nervosismo che lo prendeva ogni volta che
calpestava quel suolo. Ma, dopo tutto, l'Azath era morta. Fece un respiro
profondo, inspir lentamente e s'incammin.
I tumuli su entrambi i lati avevano la terra smossa, ma Bugg non vide
alcuna apertura. Abbandon il sentiero. Insetti scricchiolarono sotto i suoi
piedi. Le zolle d'erba sembravano macerate e pullulavano di vita.
Raggiunse un tumulo privo del fianco e al cui posto c'era una buca nera
sopra la quale si allungava il tronco di un albero morto. Da l sotto giun-
geva uno strano suono, come se qualcuno stesse raspando.
E poi apparve Kettle. Ammassi di vermi bianchi si contorcevano nei ca-
pelli aggrovigliati della bambina e brulicavano sulle sue spalle. Kettle si ti-
r su usando un ramo dell'albero, quindi si ferm e con un gesto aggraziato
si liber dei vermi.  andato, disse. Zio Bugg, questo  andato.
Lo so.
Non l'ho visto. Avrei dovuto vederlo.
Bugg scosse la testa.  molto circospetto, Kettle. E veloce. Gli  basta-
to un breve istante in cui tu eri girata dall'altra parte. Un solo istante, niente
di pi. Ad ogni modo, l'ho incontrato e, per il momento, non infastidir
nessuno.
Niente sta andando come dovrebbe, zio Bugg. Ho bisogno di quello l
sotto. Devo tirarlo fuori.
Che cosa lo blocca, ne hai idea?
Lei scosse la testa e decine di vermi caddero a terra. Per lo meno ades-
so ha le spade. Le ha portate zio Brys. Le ho spinte nel tumulo.
Brys Beddict? Ragazza, stai trovando validi alleati. Il Ceda  venuto?
Non conosco nessun Ceda.
Mi sorprende. Appena sapr di te, verr subito.
Di me?
Be', pi precisamente, del tuo cuore.
Lei inclin il capo. Sento dei colpi. Nel petto.  il mio cuore?
S. Con quanta frequenza senti i colpi?
Ne sentir otto al giorno. Prima, forse quattro. E la prima volta, uno.
Forte; ho sentito un forte dolore alla testa.
Dolore? Ti fa ancora male?
Non pi come prima. La testa mi duole. Sento delle fitte.  cos che ho
scoperto che qualcosa non va in me. Un tempo non sentivo niente.
Bugg si pass una mano fra i radi capelli. Sollev lo sguardo e osserv il
cielo della notte. Era nuvoloso, ma le nuvole erano alte, piatte, un'enorme
coperta attraverso la quale s'intravedevano di tanto in tanto le stelle. Sospi-
r. Va bene, bambina, fammi vedere dove hai sepolto le spade.
La segu fino a un tumulo pi vicino alla torre.
Lui  qui.
Ma l'attenzione del servo venne attratta da un tumulo identico accanto a
quello indicato da Kettle. Chiss a chi appartiene quello.
Lei mi promette sempre qualcosa. Ricompense. I cinque che stanno uc-
cidendo tutti gli altri non le si avvicinano. A volte la sua rabbia brucia nel-
la mia mente come un fuoco.  molto arrabbiata, ma non con me, dice.
Quelle sgualdrine, mormora, e poi mi dice che sta dormendo, perch lo di-
ce solo quando sta dormendo. Quando  sveglia, mi sussurra belle parole.
Bugg annu, lentamente. Mi sembra assurdo, mormor pi a se stesso
che alla bambina. Assurdo e banale.
Che cosa, zio?
Lei lo tiene per le caviglie. Lo so.  ridicolo, ma  per questo che lui
non riesce a venire fuori. Lei lo tiene per le caviglie.
Per bloccarlo dove si trova?
No. Per essere sicura di seguirlo fuori.
Lei sta imbrogliando!
Nonostante il proprio disagio, Bugg sorrise. S, bambina,  quello che
sta facendo. Naturalmente, il risultato finale potrebbe essere solo quello di
restare entrambi intrappolati.
Oh no, lui adesso ha le spade. Deve soltanto tirarle gi.  quello che ha
detto. Prima non capivo, ma adesso s. Ha detto che avrebbe... segato.
Bugg trasal.
Poi chiese: I cinque sono ormai vicini alla fuga?.
Kettle si strinse nelle spalle. Hanno ucciso quasi tutto il resto. Penso
che fuggiranno presto. Dicono che mi faranno delle cose terribili.
Ricordati di chiedere aiuto prima che escano.
Lo far.
Adesso devo andare.
Va bene. Arrivederci, zio.
Svegliato da uno dei caporalmaggiori del Preda, Brys si vest rapida-
mente e segu il giovane soldato fino alla Stanza delle Campagne, dove
trov Re Ezgara Diskanar, il Ceda, Unnutal Hebaz e la Prima Concubina
Nisall. Il re e la sua amante erano su un lato di un tavolo, di fronte al Pre-
da. Kuru Qan girava nervosamente intorno al gruppo, togliendosi di tanto
in tanto le strane lenti che portava sugli occhi per dare loro una pulita.
Finadd, disse Unnutal Hebaz, unisciti a noi, per favore.
Che cosa  successo? domand Brys.
Sembrerebbe che siamo in guerra, rispose il Preda. Sto per informare
il re sull'attuale disposizione delle nostre forze.
Chiedo scusa per avervi interrotto, Preda.
Ezgara Diskanar agit una mano. Ti volevo qui, Brys. Unnutal, proce-
di.
Divisioni, battaglioni e brigate, disse la donna. E guarnigioni. Le no-
stre forze di terra. Della flotta parler dopo. Allora, da ovest a est lungo la
frontiera. Sul Braccio, il Primo Forte della Fanciulla, le sue difese sono
ancora in fase di costruzione e ben lontane dall'essere complete. Lo ritengo
indifendibile e perci ho mandato la guarnigione a dare man forte al Brac-
cio di Fent. Il Secondo Forte della Fanciulla ha una guarnigione di seicento
soldati incriminati, attualmente sottoposti a nuovo addestramento. Come
sapete, l'isola  una fortezza penale. La disponibilit dei prigionieri a com-
battere non  ovviamente delle migliori. Ciononostante, suggerirei di la-
sciarli l. Il Terzo Forte della Fanciulla rester attivo, ma con una presenza
simbolica, che rimarr l per agire da avamposto di osservazione qualora
una flotta Edur aggirasse l'isola e si dirigesse verso la citt di Awl.
Dove abbiamo un esercito, disse il re.
S, sire. Il Battaglione Cinturadiserpente  di stanza in citt. La Brigata
Rampante Cremisi  a Tulamesh, lungo la costa. A est del Braccio, il porto
di Trate. Il Battaglione Argilla Fredda e la Legione Trate, con la Brigata
Riven e la Legione Katter ad Antica Katter. Alto Forte ha, oltre alle forze
di guarnigione, la Brigata delle Giacche Verdi. Di regola avremmo schie-
rato l anche il Battaglione Scopritori, ma attualmente i soldati stanno
svolgendo delle esercitazioni fuori da Primo Braccio. Naturalmente si spo-
steranno subito verso nord.
Pi a est, la situazione  pi soddisfacente. A Forte Shake si trova la
Brigata Harridict, e il Battaglione Artigiani  accampato fuori dal Manse.
Quanto impiegheranno gli Scopritori a raggiungere Alto Forte? do-
mand il re.
Cinque giorni, sire. Partiranno domani. Vorrei sottolineare ancora una
volta quanto i maghi del Ceda siano un importante vantaggio tattico. Le
nostre comunicazioni sono istantanee.
Ma io voglio qualcosa di pi, tuon Ezgara con un ringhio. Voglio
misure preventive, Preda. Voglio che gli Edur cambino idea su questa
dannata guerra.
Unnutal si volt a guardare Kuru Qan. Ceda?
Volete che vengano colpiti i loro villaggi? Quelli subito al di l dei
monti? Molto bene.
Quanto impiegherai per organizzarti? chiese il re.
Il quadro si sta riunendo a Trate, sire. All'alba, fra tre giorni da ades-
so.
Pregate l'Errante affinch riescano a dissuaderli. Il re contorse il viso
in una smorfia, mentre guardava il Ceda riprendere la sua nervosa falcata.
Ma tu non hai fiducia che ci accada, vero, Kuru Qan?
 cos, sire. Fortunatamente non credo nemmeno che Hull sospetti che
attaccheremo i villaggi Edur.
Brys si sent gelare. Ceda? Mio fratello ha...?
Un faticoso cenno del capo.  un sentiero che Hull Beddict sta percor-
rendo da lungo tempo. Nessuno qui  sorpreso, Finadd.
Brys deglut a vuoto, quindi si sforz di parlare: Avrei... pensato... sa-
pendo....
Che sarebbe stato ucciso? domand Ezgara. No, Brys. Dal punto di
vista strategico, la sua presenza  un vantaggio per noi, non per questo im-
provvisato imperatore. Sappiamo bene che sta informando gli Edur sulle
nostre tattiche di guerra e intendiamo sfruttare tutto ci. Il re tacque, sol-
lev lo sguardo. Il comportamento di Hull non ti mette in discussione ai
nostri occhi, Brys. Stai tranquillo.
Grazie, sire. E per darmene prova mi bai invitato a questo incontro.
Mi duole che Nifadas abbia fallito nella sua missione. Che cosa sappiamo
di questo nuovo imperatore di cui avete parlato?
Ha la magia al suo comando, rispose Kuru Qan. Non ne sappiamo
molto altro.
La Prima Concubina si allontan dal re, apparentemente distratta.
Il dettaglio per noi pi importante, aggiunse Unnutal Hebaz,  che ha
la fedelt assoluta delle trib Edur. E, nonostante Hannan Mosag sia stato
cacciato, il Re Stregone ora siede accanto all'imperatore come suo princi-
pale consigliere.
Brys trasal a quelle parole. Il Re Stregone ha accettato di mettersi da
parte? E... straordinario.
Il Preda annu. Quanto basta per concederci una pausa. I nostri avam-
posti parlano di avvistamenti lungo la frontiera. Ombre in movimento di
notte.
Gli spettri, afferm il Ceda in tono duro. Abbiamo gi avuto a che
fare con loro in passato, e con successo. Ciononostante, sono motivo di ir-
ritazione.
I Tiste Edur hanno luoghi sacri? domand Nisall, spostatasi nel frat-
tempo fino alla parete opposta della stanza. Tutti si voltarono verso di lei.
Le braccia incrociate, la donna si strinse nelle spalle. La magia che an-
nienta quei luoghi potrebbe indebolire il loro influsso su questi spiriti. Non
 stato fatto qualcosa di simile ai Nerek e ai Tarthenal?
Il Ceda sembr rattristato dal suggerimento, ma annu e disse: Un'inte-
ressante osservazione, Prima Concubina. Gli Edur sono molto riservati ri-
guardo ai loro luoghi sacri. Sebbene si mormori che il terreno stesso sotto i
loro villaggi sia consacrato. Ci significa che, quando distruggeremo quei
villaggi, il risultato potrebbe essere molto pi profondo di quanto immagi-
niamo.  una considerazione importante. Per quanto riguarda i boschetti
nascosti e luoghi simili, dovremmo sfruttare gli Acquitor che hanno fami-
liarit con quel territorio.
Quando la delegazione raggiunger la Bocca a Gedry? domand Brys
al Preda.
Tra non pi di una settimana. Il viaggio di ritorno procede pi in fret-
ta.
Quindi tre giorni fino al fiume. Per allora la guerra potrebbe gi essere
in pieno svolgimento. Sire, posso porvi una domanda?
Certamente, Brys.
Dov' il Battaglione della Regina?
Un improvviso silenzio, poi il Preda si schiar la gola. Se mi  conces-
so, sire...
Le labbra serrate, il re annu.
Finadd, la regina ha assunto personalmente il comando delle sue forze,
oltre a quelle della Brigata Quillas. Vuole la propria indipendenza in que-
sta questione. Di conseguenza, non abbiamo tenuto conto delle sue com-
pagnie.
La mia cara moglie ha sempre considerato quelle divisioni come un suo
esercito personale, comment Ezgara Diskanar. E cos sia. Meglio che
perseguano le ambizioni della regina sul campo che qui a Letheras.
Detto ci, aggiunse Unnutal Hebaz, riteniamo siano a meno di una
lega a sud di Alto Forte e che marcino verso nord per incontrare gli Edur
sul passo. La regina sembra essere intenzionata ad attaccare per prima e a
colpire duro. Invier i suoi maghi a sgombrare il cammino dagli spettri e
cos eliminer l'elemento sorpresa.
Conduce lei stessa le forze?
Lei e il suo seguito sono partiti quattro giorni fa, disse il re.
Brys ritorn indietro con la mente. La visita reale alla roccaforte della
regina a Dissent?
Quello era il pretesto.
Il Principe Quillas cercher di raggiungerla?
Mio figlio ha abbandonato la delegazione e ora naviga verso Trate.
Fino a che punto il battaglione della regina ha usato gli arsenali della
regione?
Conoscendola, sbott il re, li avr svuotati.
Stiamo muovendoci velocemente per rifornire i depositi, afferm Un-
nutal Hebaz. Ovviamente, siamo costretti a modificare le nostre tattiche
di conseguenza. Combatteremo sulla difensiva e... s, gli Edur se lo aspet-
teranno. Ma non arretreremo. Una volta in battaglia, manterremo il contat-
to. Questa sar una guerra brutale, forse la pi violenta mai combattuta.
Ora, intervenne il re, vorrei conoscere i dettagli relativi alla difesa
delle nostre citt di confine e del Mare di Katter. Oltre alla disposizione
delle flotte....
Le parole che seguirono divennero per Brys un mormorio di sottofondo.
Stava pensando al fratello che marciava con i Tiste Edur per muovere
guerra contro la sua madre patria. Contro il regno che lo aveva cos cru-
delmente tradito. La regina e il principe lo volevano a tutti i costi... o al-
meno volevano la sua testa. E attraverso i crimini di Hull avrebbero cerca-
to di colpire Brys e la sua posizione di Campione del Re. Forse, con qual-
che pretesto, avrebbero inviato dei soldati anche da Tehol. Il piacere ag-
giunto di vendicare perdite finanziarie era il risultato del brillante caos
provocato da Tehol.
L'Ispettore Capo della Corporazione degli Acchiapparatti sedeva a un
tavolo in cortile sotto la luce proiettata dalle torce. Un mucchietto di ossa
era abbandonato al centro del grande piatto davanti a lei. L accanto, una
caraffa di cristallo era colma di vino bianco. Un calice in pi aspettava da-
vanti alla sedia vuota di fronte a lei.
Tu non sei Tehol, disse quando Bugg arriv e si sedette. Dove sono
Tehol e i suoi pantaloni indecenti?
Ahim, non qui, Ispettore Capo, ma potete essere sicura che, ovunque
siano, sono insieme.
Ah, e cos si incontra con persone pi importanti di me? Dopo tutto, se
stesse dormendo, non indosserebbe i pantaloni, giusto?
Non saprei, Rucket. Allora, avete chiesto voi questo incontro?
Con Tehol.
Ah, doveva essere un appuntamento galante?
Lei inspir e si concesse un istante per guardare gli altri avventori del ri-
storante, una moglie e un marito chiaramente non sposati l'una con l'altro
che lanciavano occhiate sospettose nella loro direzione, accompagnandole
da commenti sussurrati. Questo posto ha una clientela specifica, danna-
zione. Come hai detto che ti chiami?
Bugg.
Ah, s. Ricordo di non essere rimasta sorpresa la prima volta che l'ho
sentito. Allora, mi hai fatto aspettare, piccolo verme, e che cos' questa
puzza?
Bugg sollev una striscia scura e grinzosa, piatta e appena pi lunga del-
la sua mano. Ho trovato un'anguilla al mercato del pesce. Pensavo di far-
ne una zuppa per me e il mio padrone.
Il nostro consulente finanziario mangia pesce scartato?
La frugalit  una virt tra i finanzieri, Ispettore Capo. Bugg torn a
infilare la striscia secca nella camicia. Com' il vino? Posso?
Be', perch no? Tieni, vuoi anche le ossa?
Buona idea. Che cos'era?
Gatto, naturalmente.
Gatto. Oh s, certo. Be', non mi sono mai piaciuti i gatti. Quei testicoli
con tutto quel pelo... Si avvicin il piatto e scrut le ossa in cerca di qual-
che pezzo di carne.
Sei attratto dai genitali dei felini?  disgustoso, sebbene abbia sentito
di peggio. Uno dei nostri acchiapparatti una volta ha cercato di sposare un
ratto. Io stessa ho interessi particolari, lo ammetto.
Ah, bene, comment Bugg infilandosi in bocca una vertebra per suc-
chiare il midollo.
Be', non sei curioso?
No, rispose Bugg. Dovrei?
Rucket si sporse in avanti, come se avesse visto Bugg per la prima volta.
Tu... adesso mi interessi. Non ho problemi ad ammetterlo. Vuoi sapere
perch?
Perch non avete problemi ad ammetterlo? Va bene.
Tutto considerato, sono una persona molto aperta.
Be', sto considerando ogni cosa e di conseguenza ammetto di essere in
qualche modo sorpreso.
E a me non sorprende affatto, Bugg. Che cosa fai pi tardi, e che cos'
quell'insetto? L, sulla tua spalla?
Bugg prese un'altra vertebra. Appartiene alla variet a due teste. Molto
raro, per quelle che immagino siano le ovvie ragioni. Ho pensato che al
mio padrone sarebbe piaciuto vederlo.
E cos gli permetti di strisciarti su tutto il corpo?
Per quello ci vorrebbero giorni. Per arrampicarsi dal gomito fino alla
spalla ci ha impiegato pi di una campana.
Che creatura patetica!
Sospetto che abbia difficolt a prendere decisioni.
Sei divertente, sai? Ho un debole per le persone divertenti. Perch non
vieni a casa con me dopo che hai finito?
Siete sicura di non avere affari da discutere con me? Forse qualche no-
tizia per Tehol?
Be', c' una ragazzina omicida, una non-morta, che sta uccidendo un
mare di gente, anche se ultimamente il numero  diminuito. E Gerun Ebe-
rict  stato molto pi impegnato di quanto abbia lasciato intendere.
Davvero? Ma perch lo avrebbe tenuto nascosto?
Perch gli omicidi non sembrano essere politicamente motivati.
Eh? E allora quali sono le sue motivazioni?
Difficile a dirsi. Pensiamo che gli piaccia semplicemente uccidere.
Quante persone ha ucciso l'anno passato?
Tra le due e le tremila.
Bugg prese il calice. Butt gi il vino e toss. Che l'Errante mi prenda!
Allora, vieni a casa con me o no? Ho un tappetino di pelo di gatto...
Ahim, mia cara, ho fatto voto di castit.
E da quando?
Oh, da migliaia di anni... pare.
Non ne sono sorpresa. Ma ancora pi incuriosita.
Ah,  l'attrazione esercitata da ci che  irraggiungibile.
Davvero sei irraggiungibile?
Strano a dirsi, ma s,  cos.
Che terribile perdita per le donne.
Adesso siete voi a essere divertente.
No, sono seria, Bugg. Sono convinta che saresti un meraviglioso aman-
te.
Possiamo cambiare argomento? Volete altro vino? No? Ottimo. Prese
la caraffa, quindi estrasse una fiaschetta da sotto la camicia e inizi a ver-
sarci dentro il vino.
 per la zuppa di anguilla?
Esatto.
E adesso che ho deciso che mi piaci che cosa succede? Non mi piaci
soltanto, Bugg, ti desidero. E lo ammetto.
Non ne ho idea, Rucket. Posso prendere le ossa avanzate?
Certo che puoi. Vuoi anche che rigurgiti la cena per te? Lo farei, sai.
Mi eccita l'idea che prenderesti dentro di te ci che prima era dentro di
me.
Bugg agit entrambe le mani in segno di diniego. Vi prego, non fate
una cosa simile per me.
Non essere cos spaventato. Le funzioni corporali sono una cosa mera-
vigliosa e sensuale. Anche il semplice gesto del soffiarsi il naso  una po-
tenziale fonte di estasi, una volta che ne afferri il fascino flemmatico.
Sar meglio che vada, Rucket. Bugg scatt in piedi. Buona notte, I-
spettore Capo. E se ne and.
Di nuovo sola, Rucket sospir e si lasci andare contro lo schienale.
Be', mormor in tono compiaciuto,  sempre stato il modo pi sicuro
per liberarsi di una compagnia indesiderata. Alz la voce. Cameriere!
Dell'altro vino, per favore! Quell'accenno alla pulizia del naso era parti-
colarmente efficace, decise. Era orgogliosa di se stessa e si divertiva a im-
maginare l'improvvisa nausea provocata dal suo stesso suggerimento.
Qualsiasi uomo che avesse cucinato quella... anguilla si era sicuramente
guadagnato la castit eterna.
Fuori dal ristorante, Bugg si ferm per controllare il contenuto delle
molte tasche nascoste della camicia. Fiaschetta, anguilla, ossa di gatto. Un
incontro positivo, dopo tutto. Inoltre, aveva apprezzato l'interpretazione
della donna. A Tehol potrebbe piacere veramente. Valeva la pena di farci
un pensiero.
Rest immobile ancora un istante, poi si lasci sfuggire una risatina
sommessa.
Era ora di tornare a casa.
Tehol Beddict osserv le tre tristi e patetiche donne nella stanza: Shand
era abbandonata sulla sedia dietro la scrivania, la testa rasata e macchiata;
Rissarh era sdraiata su una panca quasi a meditare sulla situazione, i lunghi
capelli rossi sfioravano il pavimento; Hejun, impegnata a riempire la pipa,
era allungata su una sedia imbottita, il viso pallido e smunto. Una scena
decisamente atroce, comment Tehol con un sospiro, portando le mani ai
fianchi.
Shand sollev lo sguardo, gli occhi stanchi e arrossati. Ah, sei tu.
Proprio l'accoglienza che mi aspettavo. L'uomo entr nella stanza.
Se n' andato, disse Hejun con una smorfia, mentre infilava uno stop-
pino incerato tra i carboni del braciere accanto a lei. Ed  colpa di
Shand.
 mia quanto tua, ribatt Shand. E non dimenticare Rissarh: Oh, U-
blala! Portami con te! Portami con te! A proposito di esagerare!
La partenza di Ublala  la causa del vostro sconforto? Tehol scosse la
testa. Mie care, siete state proprio voi ad allontanarlo. Si ferm e dopo
qualche istante aggiunse in tono compiaciuto: Perch nessuna di voi ave-
va voglia di impegnarsi. Un comportamento atroce e disgustoso da parte di
tutte e tre.
Va bene, va bene, Tehol, borbott Shand. Avremmo potuto essere
pi... compassionevoli.
Rispettose, aggiunse Rissarh.
S, intervenne Hejun, come si fa a rispettare Ublala e....
Visto? Mi portate alla disperazione! interruppe Tehol sollevando le
mani al cielo.
Be', qui sei in buona compagnia, osserv Shand.
Doveva essere la vostra guardia del corpo. Era quella l'intenzione. In-
vece lo avete maltrattato.
Non  vero! salt su Hejun. Be', solo un pochino e solo per divertir-
ci.
E adesso devo trovarvi una nuova guardia del corpo.
Oh no, non devi, scatt Shand mettendosi a sedere finalmente dritta.
Non pensarci nemmeno. Siamo state corrotte abbastanza...
Tehol aggrott la fronte. Comunque, disse, adesso Ublala ha trovato
qualcuno che ci tiene a lui....
Idiota. Lei  morta. Non ha sentimenti.
Non  vero. O meglio, c' qualcosa dentro di lei che prova emozioni e
sentimenti. E secondo me  ora di finirla. C' del lavoro da svolgere.
Abbiamo provato a fare qualche indagine sui nomi dell'elenco che ci
hai dato. Met di quelle compagnie nemmeno esiste. Ci hai ingannato, Te-
hol. E ora pensiamo che tutta questa faccenda sia una menzogna.
Che accusa assurda!  vero, ho un po' allungato l'elenco, ma solo per-
ch sembrava aveste bisogno di impegnare il vostro tempo. E comunque,
adesso siete ricche, giusto? Al di l di ogni vostra pi rosea previsione. I
miei consigli per i vostri investimenti finora sono stati perfetti. In quante
societ di prestiti avete ora le mani?
In tutte quelle pi grandi, ammise Shand. Ma non deteniamo interes-
si di maggioranza...
Ti sbagli. Il quaranta per cento  sufficiente e quello lo possedete.
Come pu il quaranta per cento essere sufficiente?
Perch io detengo il venti. Be', se non io, i miei agenti, incluso Bugg.
Siamo pronti, care signore, a gettare la Borsa nel caos.
Tehol aveva finalmente ottenuto l'attenzione delle donne. Persino Ris-
sarh si tir su. Gli occhi fissi su di lui, occhi in cui andava accendendosi
uno scintillio. Quando? domand Hejun.
Ah, bene. Questa  tutta un'altra storia. Ci sono notizie che, se voi foste
state in condizioni normali, conoscereste gi. Pare, mie care amiche, che
Lether sia in guerra.
I Tiste Edur?
Esatto.
Perfetto! strill Shand, battendo un pugno sul tavolo. Colpiamo a-
desso e faremo crollare tutto!
 probabile, disse Tehol. E anche disastroso. Vuoi che gli Edur arri-
vino e brucino ogni cosa?
Perch no? E comunque tutto corrotto!
Perch, Shand, per quanto la situazione non sia rosea, e su questo sia-
mo tutti d'accordo, potrebbe anche peggiorare. Se, per esempio, i Tiste E-
dur vincessero la guerra.
Aspetta un attimo, Tehol! Il piano era di provocare un collasso! Ma a-
desso ti stai tirando indietro. Come puoi essere cos stupido da pensare che
gli Edur possano vincere questa guerra senza il nostro aiuto? Nessuno vin-
ce contro Lether. Non  mai accaduto, n mai accadr. Ma se colpiamo a-
desso...
 tutto molto giusto, Shand. Ma personalmente non sono convinto che
gli Edur si dimostreranno i conquistatori ideali. Come ho detto, che cosa
pu fermarli dall'uccidere tutti i Letherii o dal ridurli in schiavit? Che co-
sa pu fermarli dal radere al suolo citt e paesi? Una cosa  provocare il
crollo di un'economia per indurre a introdurre una riforma, a riconfigurare
i valori e via dicendo. Ma tutt'altra cosa  agire in modo da esporre i Lethe-
rii a un genocidio.
Perch? domand Rissarh. Loro stessi non hanno esitato a commet-
tere genocidi, giusto? Quanti villaggi Tarthenal sono stati rasi al suolo?
Quanti bambini Nerek e Faraed sono stati infilzati dalle lance, quanti ridot-
ti in schiavit?
E allora vorresti abbassarti al loro livello, Rissarh? Perch emulare il
comportamento peggiore di una civilt, quando  proprio quel comporta-
mento a riempirti di orrore e disgusto? Provi disgusto al solo pensiero di
bambini innocenti infilzati sulle lance, eppure vorresti commettere gli stes-
si errori? Guard le tre donne, ma nessuna replic. Tehol si pass una
mano fra i capelli. Pensate a una situazione opposta. Letheras dichiara
guerra in nome della libert e perci rivendica il diritto a una posizione di
vantaggio morale. Come reagireste?
Con disgusto, disse Hejun, accendendo la pipa e scomparendo dietro a
nuvole azzurre.
Perch?
Perch non  la libert che vogliono, o per lo meno non la libert delle
persone, quanto la libert degli interessi economici dei Letherii per appro-
fittare di quelle stesse persone.
E se agissero per prevenire genocidio e tirannia, Hejun?
In tal caso non esisterebbe alcuna posizione di vantaggio morale, poi-
ch hanno commesso genocidi. Per quanto riguarda le tirannie, i Letherii le
ritengono riprovevoli solo quando non agiscono in conformit ai loro inte-
ressi economici.
Molto bene. Ora, ho considerato ogni argomentazione e sono giunto a
una conclusione: i Letherii, in una simile situazione, sono condannati se
agiscono e condannati se non agiscono. In altre parole, si tratta di una que-
stione di fiducia. Nel passato  contenuta la prova che nutre la sfiducia.
Nel presente possono essere individuati gli sforzi per riconquistare la fidu-
cia, mentre nel futuro risiede la prova dell'uno o dell'altro.
La tua  una situazione ipotetica, Tehol, osserv Shand con voce stan-
ca. Tu che cosa ne pensi?
Io penso che niente  semplice come pu sembrare. E raramente i mo-
delli cambiano attraverso un atto di volont. Cambiano come conseguenza
del caos, e tutto ci che di pi riprovevole c' nella nostra natura aspetta
dietro le quinte, pronto a invadere e a ridare forma all'ordine. Spetta a o-
gnuno di noi essere cosciente e consapevole.
In nome dell'Errante, che cosa stai dicendo? domand Shand.
Sto dicendo che, in tutta coscienza, non possiamo innescare ora un col-
lasso dell'economia Letherii. Non fino a quando non avremo capito come
andr a finire questa guerra.
In tutta coscienza? E chi se ne importa? Il nostro movente era la ven-
detta. I Letherii sono decisi ad annientare un altro popolo. E io voglio uc-
ciderli!
Non dare i Tiste Edur gi per perdenti, Shand. Al momento, la nostra
priorit deve essere l'evacuazione segreta di Nerek, Faraed e Tarthenal in-
digenti e Indebitati. Verso le isole. Le mie isole. Il resto pu aspettare, de-
ve aspettare e aspetter. Finch non decider altrimenti.
Ci stai tradendo.
No. E non ho nemmeno cambiato idea. Non sono cieco all'avidit sulla
quale si fonda la mia civilt, nonostante le dichiarazioni di destino legitti-
mo e integrit incontestabile.
Che cosa ti fa pensare che i Tiste Edur riescano dove tutti gli altri han-
no fallito? chiese Hejun.
Riuscire? Questa parola mi turba. Potrebbero rivelarsi nemici difficili e
a volte sorprendenti? Penso di s. La loro  una civilt antica, Hejun. Molto
pi della nostra. La loro et dell'oro  stata molto, molto tempo fa. Ora vi-
vono in uno stato di paura, vedono l'influsso e l'imposizione fisica di Le-
theras come una minaccia, come una sorta di guerra ufficiosa di culture.
Per gli Edur, Lether  un veleno, un'influenza corruttrice e, in reazione a
ci, sono diventati un popolo arroccato e belligerante. Disgustati da ci
che vedono davanti a s, hanno voltato le spalle e sognano solo ci che
giace dietro di loro. Sognano il ritorno a glorie passate. Se anche i Letherii
offrissero una mano in segno di aiuto, loro interpreterebbero quel gesto
come un invito alla resa e il loro orgoglio non lo permetterebbe. Oppure, al
contrario, quella mano rappresenterebbe per loro un attacco a tutto ci che
hanno di caro e perci la taglierebbero e danzerebbero nel sangue. Lo sce-
nario peggiore che riesco a immaginare si delineerebbe per gli Edur qualo-
ra dovessero vincere la guerra. Se in qualche modo riuscissero a conqui-
starci e divenissero invasori.
Non accadr. Ma se anche fosse? Non potrebbero essere peggio.
Tehol lanci un'occhiata a Hejun, poi si strinse nelle spalle. Tutto at-
tende una soluzione. Nel frattempo, restate vigili. Ci sono ancora molte co-
se da fare. Che cosa ne  stato della madre Nerek e dei suoi figli? Quelli
che vi ho mandato?
Li abbiamo fatti imbarcare su una nave per le isole, spieg Shand.
Mangiavano pi di quanto lei cucinasse. Cominciavano a ingrassare. Era
tutto molto triste.
Be',  tardi e ho fame, perci me ne vado.
E Ublala? domand Rissarh.
Che cos'ha?
Lo rivogliamo indietro.
Troppo tardi, temo.  quello che accade quando non vi impegnate.
Tehol se ne and a passo svelto.
Mentre percorreva le strade silenziose diretto verso casa, ripens alle
proprie parole. Dovette ammettere di essere preoccupato. C'era sufficiente
mistero nelle voci di corridoio da fare supporre che la guerra imminente
non sarebbe stata come tutte le altre. Una collisione di volont e desideri e,
al di sotto di tutto, ipotesi dubbiose e sospetti. In tal senso non sarebbe sta-
ta diversa da qualsiasi altra guerra. Ma il risultato era tutt'altro che certo e
anche il concetto di vittoria sembrava confuso e sfuggente.
Attravers Piazza Burl e giunse all'ingresso della zona dei magazzini, al
di l della quale si trovava il vicolo che conduceva alla sua abitazione.
Fermandosi per sistemare le maniche e stringere la cinta dei pantaloni, ag-
grott la fronte. Stava perdendo peso? Difficile capirlo. Dopo tutto, la lana
cedeva.
Una figura emerse dall'ombra dell'imbocco di un vicolo. Sei in ritar-
do.
Tehol trasal, poi chiese: Per che cosa?.
Shurq Elalle gli si avvicin. Ti aspettavo. Bugg ha preparato la zuppa.
Dove sei stato?
Che cosa fai fuori? domand Tehol. Dovresti startene nascosta.  pe-
ricoloso per...
Avevo bisogno di parlarti, lo interruppe la donna. Si tratta di Har-
lest.
Che cosa c'?
Vuole le sue zanne e i suoi artigli. Non fa che ripeterlo. Zanne e artigli,
zanne e artigli. Siamo stufi. Dov' Selush? Perch non hai preso accordi?
Ci tratti come cadaveri, ma anche i morti hanno dei bisogni, sai.
Be', no, non lo sapevo. Comunque, di' ad Harlest che Selush sta lavo-
rando al problema. Soluzioni affilate non dovrebbero farsi attendere ancora
per molto.
Non farmi ridere.
Scusa. Hai bisogno di una ricarica?
Di che cosa?
Be', ecco, altre erbe e roba simile.
Non lo so. Ne ho bisogno? Puzzo?
No. Sai di cose buone, Shurq. Te lo assicuro.
Con il passare del tempo le tue assicurazioni funzionano sempre meno,
Tehol Beddict.
E perch mai? Abbiamo forse fatto qualche passo falso?
Quando torna Gerun Eberict?
Presto. Le cose si faranno pi eccitanti.
Sono capace di eccitarmi solo per una e una sola cosa e non ha niente a
che fare con Gerun Eberict. Comunque, voglio rubare ancora. Qualunque
cosa, da chiunque. Indicami una direzione. Qualsiasi.
Be', ci sarebbe il Deposito della Borsa. Ma quello  inespugnabile, co-
me puoi immaginare. Oppure... vediamo... i sotterranei reali, ma anche
quelli sono impossibili.
La Borsa. S, mi piace. Un'impresa stimolante.
Non ce la farai, Shurq. Non ci  mai riuscito nessuno, nemmeno Maiale
Verde, che era un mago di abilit pari a quella del Ceda stesso.
Conoscevo Maiale Verde. Un gran presuntuoso.
E infatti  stato fatto a pezzi.
Che cosa vorresti che rubassi dal Deposito della Borsa?
Shurq...
Che cosa?
Tehol si guard intorno. Va bene. Voglio scoprire quale creditore de-
tiene il pi alto debito reale. Il re sta ottenendo molti prestiti e non solo per
finanziare l'Eterno Domicilio. Allora, chi e quanto. Stessa cosa per la Re-
gina Janall. E tutto quello che fa in nome del figlio.
 tutto? Niente oro? Niente diamanti?
Esatto. Niente oro, niente diamanti e nessuna prova che qualcuno sia
mai stato l.
Posso farlo.
No, non puoi. Ti prenderanno. E ti taglieranno a pezzi.
Oh, deve fare male.
Forse no, ma sar piuttosto scomodo.
Non mi prenderanno, Tehol Beddict. Allora, che cosa vuoi dai sotterra-
nei reali?
Un conteggio.
Vuoi conoscere l'attuale ammontare del tesoro?
S.
Posso farlo.
No, non puoi.
Perch no?
Perch per allora ti avranno gi fatta a pezzi.
Permettendomi cos di infilarmi in posti dove altrimenti non riuscirei
ad andare.
Shurq, ti taglieranno anche la testa, lo sai.  l'ultima cosa che fanno.
Davvero?  crudele!
Come ho detto, saresti piuttosto scomoda.
Gi. Be', star attenta. E comunque, anche una testa pu contare.
Che cosa vorresti che facessi, che mi introducessi furtivamente nei sot-
terranei reali e lanciassi in aria la tua testa? Legata a una fune cos da po-
terti tirare fuori una volta che avessi finito?
Mi sembra un po' complicato.
Gi, vero?
Non hai un piano migliore, Tehol Beddict? La mia fiducia in te sta di-
minuendo rapidamente.
Non so che farci. Che cos' questa storia dell'acquisto di una nave?
Avrebbe dovuto essere un segreto. Bugg ha detto che non ne avrebbe
parlato a...
E non l'ha fatto. Ho le mie fonti di informazioni, soprattutto quando si
d il caso che il proprietario della nave appena venduta sia io. Indiretta-
mente,  ovvio.
Va bene. Io, Ublala e Harlest vogliamo diventare pirati.
Non farmi ridere, Shurq.
Adesso sei crudele.
Scusami. Pirati, hai detto. Be', tutti e tre siete difficili da annegare. Tut-
to sommato potrebbe funzionare.
Il tuo ottimismo mi sconvolge.
E quando pensate di imbarcarvi in questa nuova avventura?
Quando tu avrai finito con noi, naturalmente.
Tehol torn a sistemarsi i pantaloni. Ancora un'altra edificante conver-
sazione con te, Shurq. Bene. Mi sembra di sentire il profumo di quella che
potrebbe essere zuppa e tu devi tornare nella cripta.
A volte ti odio proprio.
La condusse per mano lungo i gradini bassi e in rovina. Le piacevano
quei viaggi, anche se i posti in cui lui la portava erano strani e spesso... in-
quietanti. Questa volta scesero una piramide rovesciata, o per lo meno era
cos che lui la chiamava. Quattro lati intorno alla fossa incanalata e alla ba-
se un piccolo quadrato di oscurit.
L'umidit era tale da ricoprirle le braccia di goccioline. In alto, sopra di
loro, il cielo era bianco e informe. Lei non sapeva se facesse caldo: i ricor-
di di simili sensazioni avevano iniziato a svanire, insieme a tante altre co-
se.
Raggiunsero la base della fossa e lei sollev lo sguardo sull'alta figura
pallida accanto a s. Il suo volto stava divenendo pi visibile, meno confu-
so. Sembrava bello, ma duro. Mi dispiace, disse lei dopo qualche istante,
che ti tenga per le caviglie.
Ognuno ha il proprio fardello, Kettle.
Dove siamo?
Non riconosci questo luogo?
No. Forse.
Allora continuiamo a scendere.
Nell'oscurit, tre gradini fino a un ballatoio e poi una scala a chiocciola
di pietra nera.
Giro, girotondo, canticchi Kettle.
Poco dopo raggiunsero la fine della scala e si ritrovarono in una stanza
dall'alto soffitto. L'oscurit non era di ostacolo a Kettle, n pensava lo fos-
se per il suo compagno. Vide una montagnola di terra contro la parete alla
sua destra e fece per muoversi in quella direzione, ma la mano dell'altro la
trattenne.
No, bambina. Non l.
La condusse invece in linea retta. Superarono tre porte, ognuna di esse
incorniciata da colonne ornate di elaborati intagli capovolti.
Come puoi vedere, disse lui, la prospettiva  capovolta. Quello che
appare pi vicino  intagliato pi a fondo. Tutto questo ha un significato.
Dove siamo?
Per conquistare la pace viene inflitta la distruzione. Per donare la liber-
t, viene promessa la reclusione eterna. Il giudizio rimedia al bisogno di
giustizia.  questo un abbraccio studiato e intenzionale di opposti diame-
trali.  una credenza in equilibrio, una credenza rivendicata con la convin-
zione della religione. Ma in questo caso, la prova del potere di un dio non
 nella causa ma nell'effetto. Di conseguenza, in questo e in tutti gli altri
mondi, la prova  ottenuta dall'azione e perci qualsiasi azione - persino
l'azione di scegliere l'inattivit -  morale. Non esistono gesta immorali.
Allo stesso tempo, l'azione moralmente pi perfetta  quella intrapresa in
opposizione a quanto accaduto prima.
Come sono le stanze al di l di quelle aperture?
In questa civilt, il popolo era costretto ad azioni di estrema ferocia.
Enormi citt vennero costruite sotto la superficie del mondo. Ogni stanza,
ogni edificio, era ideato come l'espressione fisica della qualit dell'assenza.
Solida roccia abbinata allo spazio vuoto. Da questi luoghi, dove non abita-
vano, ma si incontravano soltanto, si misero in moto per raggiungere l'e-
quilibrio.
Sembrava che lui non avesse intenzione di condurla oltre quelle porte,
cos Kettle concentr la propria attenzione sulle immagini. Non ci sono
volti.
L'opposto dell'identit, s, Kettle.
I corpi sembrano strani.
Sono pi... primitivi e di conseguenza meno... particolari e quindi meno
forzati. Avevano una vita estremamente lunga, molto pi lunga di qualsiasi
altra specie. Erano molto difficili da uccidere e, bisogna dirlo, avevano bi-
sogno di essere uccisi. O per lo meno questa era la conclusione a cui si
perveniva dopo ogni incontro con loro. Quasi sempre. Di tanto in tanto
forgiavano alleanze. Con gli Jaghut, per esempio. Ma quella era un'altra
tattica mirata a riaffermare l'equilibrio e alla fine non ha funzionato. Ha
fallito, come questa civilt.
Kettle si gir per osservare quel mucchio lontano di... qualcosa. Quelli
sono corpi, vero?
Ossa. Brandelli di stoffa.
Chi li ha uccisi?
Tu dovevi capire, Kettle. Quello dentro di te deve capire. La mia confu-
tazione della credenza Forkrul Assail nell'equilibrio  assoluta. Non sono
cieco al modo in cui la forza viene contrastata, al modo in cui il mondo na-
turale lotta per raggiungere l'equilibrio. Ma in quella lotta non vedo alcuna
prova del potere di un dio; non vedo una mano che guida quelle forze. E
anche se quest'ultima esistesse, non vedo un legame logico con le azioni di
un popolo per il quale il caos  l'unica risposta razionale all'ordine. Il caos
non ha bisogno di alleati, poich dimora come un veleno in ognuno di noi.
L'unica importante lotta per raggiungere l'equilibrio  quella dentro di noi.
Esternarla presuppone una perfezione interiore, la fine della battaglia den-
tro di noi e il raggiungimento della vittoria.
Li hai uccisi tu.
Questi, s. Gli altri, no. Sono arrivato troppo tardi e la mia libert  sta-
ta troppo breve per poterci riuscire. Ma piccole enclave erano sopravvissu-
te. La mia stirpe draconiana si  addossata quel compito, poich nessun'a-
ltra entit possedeva il potere necessario. Come ho detto, erano dannata-
mente duri da uccidere.
Kettle si strinse nelle spalle e sent sospirare il nuovo amico.
Ci sono luoghi, bambina, dove i Forkrul Assail restano. La maggior
parte  imprigionata, ma irrequieta. La situazione  preoccupante, soprat-
tutto in quei luoghi dove vengono adorati da incauti mortali. Dopo un i-
stante di esitazione, aggiunse: Tu non hai idea, Kettle, del punto limite in
cui si trova la Torre dell'Azath. Avere scelto un'anima come la tua...  stato
come spingersi nel cuore dell'accampamento nemico. Mi chiedo se, nei
suoi ultimi istanti, abbia provato rimpianto. Dubbi. Chi lo sa.
Che cos' quest'anima di cui parli?
Forse ha cercato di usare il potere dell'anima senza risvegliarla comple-
tamente. Non lo sapremo mai. Ma ora tu sei libera nel mondo. Plasmata
per combattere come un soldato nella guerra contro il caos. Quel conflitto
dentro di te pu essere riconciliato? La tua anima, bambina?  Forkrul As-
sail.
Allora mi hai portato a casa?
L'altro trasal. Un tempo eri anche un'umana mortale, bambina. E sei
avvolta dal mistero. Chi ti ha messo al mondo? Chi ti ha preso la vita e
perch? Tutto  avvenuto per preparare il tuo corpo a ospitare l'anima As-
sail? In tal caso, la Torre dell'Azath  stata ingannata da qualcuno capace
di comunicare con lei, oppure non ha avuto niente a che fare con la crea-
zione di ci che sei ora. Ma non ha senso: perch l'Azath dovrebbe men-
tirmi?
Ha detto che eri pericoloso.
L'altro rest in silenzio alcuni istanti, poi disse: Ah, tu devi uccidermi
quando avr sopraffatto le altre creature intrappolate sottoterra.
La torre  morta, afferm Kettle. Non devo fare niente di quello che
mi ha detto. Vero? Sollev lo sguardo e si accorse che lui la osservava.
Quale sentiero sceglierai, bambina?
Lei sorrise. Il tuo. A meno che tu non sia cattivo. Mi arrabbier molto
se scoprir che sei cattivo.
Ne sono felice, Kettle. Meglio che tu stia vicino a me, sperando di riu-
scire a fare ci che dobbiamo.
Capisco.  probabile che tu debba distruggermi.
S. Se posso.
Lei indic il mucchio di ossa. Non penso avrai molti problemi.
Speriamo di no. Speriamo che l'anima in te non si svegli del tutto.
Non lo far.
Come puoi esserne cos sicura, Kettle?
Me lo ha detto la torre.
Davvero? E che cosa ti ha detto? Cerca di ricordare le parole esatte.
Non parla mai con le parole. Si limita a mostrarmi le cose. Il mio corpo
avvolto. La gente che piangeva. Ma io vedevo attraverso la garza. Mi sono
svegliata. Vedevo ogni cosa con due paia di occhi. Era molto strano. Un
paio dietro le bende e l'altro accanto.
Che cos'altro ti ha mostrato l'Azath?
Quegli occhi dall'esterno. Ce n'erano altri cinque come me. Eravamo
per strada, guardavamo la famiglia portare il corpo. Il mio corpo. Sei di
noi. Abbiamo camminato a lungo, a causa dei sogni. Siamo rimasti nella
citt per settimane, ad aspettare che l'Azath scegliesse qualcuno. Ma io non
ero come gli altri cinque, anche se eravamo qui per lo stesso motivo e ave-
vamo viaggiato insieme. Loro erano streghe Nerek e mi hanno preparato.
La parte di me che era fuori, non quella avvolta nella garza.
La parte di te che era fuori, Kettle, era una bambina?
Oh no. Ero alta. Non alta come te. E dovevo tirare su il cappuccio, cos
che nessuno vedesse come ero diversa. Sono giunta da molto, molto lonta-
no. Ho camminato, quando ero piccola, sulla sabbia bollente, la sabbia che
copriva il Primo Impero.
Come ti chiamavano le streghe Nerek? Avevi un nome?
No.
Un titolo?
Lei si strinse nelle spalle. Mi chiamavano la Senzanome.  importan-
te?
Penso di s, Kettle. Anche se non so in che modo. Buona parte di que-
sto regno mi  sconosciuta. Ero molto giovane quando sono stato rinchiu-
so. Sei sicura che "Senza nome" fosse un vero titolo? Non qualcosa che le
Nerek usavano perch non conoscevano il tuo vero nome?
Era un titolo. Dicevano che ero stata preparata dalla nascita. Che ero
una vera figlia di Eres. E che ero la risposta alla Settima Chiusura, perch
avevo il sangue della specie. "Il sangue della specie." Che cosa significa?
Quando sar finalmente libero, mormor lui con voce stanca, potr
toccarti fisicamente, Kettle. Poser le dita sulla tua fronte e allora potr ri-
spondere alla tua domanda.
Immagino che quella Eres fosse la mia vera madre.
S.
E presto tu saprai chi  mio padre.
Scoprir il suo sangue, s.
Chiss se  ancora vivo.
Sapendo come Eres gioca la partita, bambina, potrebbe non essere an-
cora tuo padre. Lei vagabonda per il tempo, Kettle, in un modo che nessu-
no riesce a capire e tanto meno a imitare. E questo  il suo mondo. Lei  il
fuoco che non muore mai. Una pausa, poi aggiunse: Lei sceglier, o ha
scelto, con grande attenzione. Tuo padre era, , o sar qualcuno di molto
importante.
Ma allora quante anime ci sono in me?
Due, che condividono carne e ossa della salma di una bambina. Prima o
poi dovremo trovare il modo per farti uscire da quel corpo.
Perch?
Perch meriti qualcosa di meglio.
Voglio tornare indietro. Mi porteresti indietro adesso?
Ho lasciato perdere l'anguilla, disse Bugg, scodellando la zuppa. 
ancora troppo dura.
Ciononostante, mio caro servo, il profumo  delizioso.
Sar il vino. Gentile omaggio dell'Ispettore Capo Rucket, la cui richie-
sta di un incontro con te non era per scopi propriamente professionali.
E come te la sei cavata al posto mio?
Posso assicurarti che il suo interesse per te  divenuto ancora pi pro-
fondo, padrone.
Per contrasto?
Certamente.
Be',  una cosa positiva? Voglio dire, quella donna  alquanto terrifi-
cante.
E la conosci a malapena. Per  incredibilmente sveglia.
Oh, ci che dici non mi piace affatto, Bugg. Sai, sento sapore di pesce.
Lieve, ma c'. Era molto secca l'anguilla che hai trovato?
Il servo immerse il mestolo e pesc l'oggetto in questione. Nero, rugoso
e tutt'altro che molle.
Tehol si avvicin e lo osserv. Bugg...
S, padrone?
Quella  la suola di un sandalo.
Davvero? Oh. Mi chiedevo perch fosse pi piatto a un'estremit che
all'altra.
Tehol si sistem meglio e assaggi un'altra cucchiaiata. Eppure sa di
pesce. Probabilmente chi indossava il sandalo si trovava al mercato del pe-
sce e ha calpestato un'anguilla prima di perdere la suola.
Mi inquieta pensare a che cos'altro potrebbe avere calpestato.
Il palato rileva sapori sicuramente complessi, che indicano una storia
varia e lunga. Ma dimmi, come  andata la giornata e di conseguenza, la
serata?
Tranquille. Rucket mi ha rivelato che Gerun Eberict quest'anno ha uc-
ciso circa tremila cittadini.
Tremila? Mi sembra un po' troppo.
L'ho pensato anch'io, padrone. Ancora zuppa?
S, grazie. Quale pensi sia il suo problema?
Di Gerun? Un debole per il sangue, credo.
Semplicemente quello? Notevole. Penso che dovremo fare qualcosa al
riguardo.
E come  andata la tua giornata, padrone?
Frenetica. Estenuante, direi.
Sei stato sul tetto?
S, quasi sempre. Sono sceso una volta, se non ricordo male. Ma non
ricordo per quale motivo fossi sceso. O meglio, non l'ho ricordato al mo-
mento, cos sono tornato di sopra.
Bugg inclin il capo. Qualcuno si avvicina alla nostra porta.
Il suono di stivali nel vicolo, il lieve fruscio di un'armatura.
Mio fratello, immagino, disse Tehol e, giratosi verso l'ingresso nasco-
sto da una tenda, grid: Entra, Brys.
La tenda venne spostata e Brys entr. Ehi, questo s che  un profumino
interessante, comment.
Zuppa di suola, spieg Tehol. Ne vuoi un po'?
No, grazie. Ho gi mangiato e poi la seconda campana  passata da un
pezzo. Hai sentito la notizia?
La guerra?
S.
Ne so ben poco.
Brys esit, lanci un'occhiata a Bugg e sospir. Un nuovo imperatore 
salito al trono per guidare i Tiste Edur. Tehol, Hull gli ha giurato fedelt.
Questo s che  deplorevole.
Di conseguenza, sei in pericolo.
Temi che mi arrestino?
No, temo che tu sia in pericolo di vita. E tutto in nome del patriotti-
smo.
Tehol pos il cucchiaio. Mi sovviene solo ora, Brys, che tu sei pi in
pericolo di me.
Sono ben protetto, fratello, mentre tu non lo sei.
Sciocchezze! Io ho Bugg!
Il servitore rivolse a Brys un debole sorriso.
Tehol, non  il momento di scherzare.
Bugg, offenditi!
Devo?
Be', non lo sei? Io lo sarei, se fossi in te...
Mi sembra che tu gi lo sia.
Allora ti chiedo scusa per averti fatto parlare quando non era il tuo tur-
no.
Accetto le tue scuse, padrone.
Ti vedo sollevato e...
Smettetela, voi due! grid Brys, alzando le mani. Inizi a misurare la
stanza a grandi passi. La minaccia  reale. Gli agenti della regina non a-
vranno esitazioni. Siete entrambi in grave pericolo.
Ma la mia morte come cambierebbe il fatto che Hull ha abbandonato la
sua patria?
Non lo cambierebbe. Ma la tua storia, Tehol, fa di te un uomo odiato.
Gli investimenti della regina si sono rivelati un fallimento a causa tua e lei
non  il tipo che perdoni o dimentichi.
Be', che cosa suggerisci, Brys?
Innanzitutto, smetti di dormire sul tetto. Lasciami assoldare qualche
guardia...
Qualche? Quante esattamente?
Almeno quattro.
Una.
Una?
Una. E non di pi. Sai che non sopporto la folla, Brys.
Folla? Non hai mai avuto niente contro la folla, Tehol.
Ma ora s.
Brys lo fulmin, poi sospir, rassegnato. Va bene. Una.
E cos sarai felice? Ottimo.
Non dormire pi sul tetto.
Temo, fratello, di non poterti accontentare.
Perch no?
Tehol indic la stanza. Guarda questo posto!  un caos. E poi, Bugg
russa. E non poco. Immagina di essere incatenato al pavimento di una grot-
ta, con le onde che si infrangono sempre pi forti, pi forti...
Pensavo a tre guardie, tre fratelli, prosegu Brys, che potranno darsi
il cambio. Uno sar perci sempre con te, anche quando dormirai sul tet-
to.
Basta che non russino...
Loro non dormiranno, Tehol! Faranno la guardia!
Va bene. Calmati. Ho accettato, giusto? E adesso, che cosa ne dici di
un po' di zuppa per aiutarti a tirare avanti fino a quando interromperai il
tuo digiuno?
Brys lanci un'occhiata alla pentola. C' del vino dentro, vero?
Certo, e del migliore.
Va bene. Mezza ciotola.
Tehol e Bugg si scambiarono un sorriso compiaciuto.
...
.
...
CAPITOLO QUINDICI.
.
Un vetro nero ci divide
Il volto sottile della diversit
Sorto a indifferenza
Questi mondi fratelli
Che non puoi attraversare
O di cui non puoi trafiggere quest'ombra cos netta
Da renderci irriconoscibili
Anche nel riflesso
Il vetro nero ci divide
Ed  pi di tutto
E ci che c' tra noi
Annaspa ma non trova mai
Interesse o significato
Ci che c' tra noi  perso per sempre
In quella barriera di oscurit
Quando le spalle sono voltate
E noi rifiutiamo
Di affrontare noi stessi.
Prefazione a Il perdono Nerek.
.
Myrkas Preadict.
.
Luce e calore si sollevavano a ondate dalla roccia e turbinavano senza
piet lungo lo stretto sentiero. Gli spettri si erano rifugiati in crepe e fessu-
re e ora se ne stavano ammassati l, come pipistrelli in attesa del crepusco-
lo. Seren Pedac si ferm per aspettare Buruk. Pos a terra la bisaccia e
diede uno strattone all'imbottitura intrisa di sudore sotto l'armatura, sen-
tendola staccarsi dalla schiena come una seconda pelle. Nonostante indos-
sasse meno della met della sua dotazione, la cui parte mancante era appe-
sa alla bisaccia, era stremata dopo la lunga salita fino alla sommit del passo.
Dietro di lei regnava il silenzio e prese in considerazione l'eventualit di
andare a dare un'occhiata. Poi, ud una sommessa imprecazione e uno strisciare di piedi.
Il poveretto.
Erano stati tormentati dagli spettri per tutto il tempo. Quelle creature
rendevano l'atmosfera tesa e inquieta. Dormire era difficile e il continuo
movimento che lei e Buruk intravedevano con la coda dell'occhio, unito al
costante fruscio, era estenuante.
Guard il sole di mezzogiorno, si asciug il sudore dalla fronte e avanz
ancora di qualche passo. Stavano ormai per lasciare il territorio Edur. An-
cora un migliaio di passi. Dopo di che, un'altra giornata di cammino per
scendere verso il fiume. Non avendo i carri, avrebbero potuto noleggiare
una barca perch li portasse fino a Trate. Un'altra giornata di viaggio.
E poi? Mi terr ancora vincolata al contratto? Sembrava inutile e cos
era giunta alla conclusione che lui l'avrebbe esonerata, almeno per la dura-
ta della guerra, e lei sarebbe stata libera di tornare a Letheras. Ma Buruk il
Pallido non aveva accennato a niente in proposito. A dir la verit, da quan-
do avevano lasciato il villaggio Hiroth non aveva detto molto.
Seren si gir mentre lui raggiungeva faticosamente la spianata sulla
sommit. Coperto di polvere e sudore, il viso paonazzo. La donna torn
indietro e lo raggiunse. Ci fermeremo qui per un po'.
Perch? ringhi Buruk, dopo avere soffocato un colpo di tosse.
Perch ne abbiamo bisogno.
Tu, no. E perch parli per me? Io sto bene, Acquitor. Portami al fiu-
me.
La bisaccia di Seren conteneva viveri e beni di entrambi. La donna ave-
va tagliato un ramo che lui usava come bastone e quello era tutto ci che
Buruk portava. I vestiti un tempo eleganti erano stracciati, i gambali lace-
rati dalle rocce affilate. Era davanti a lei, ansante, la schiena piegata, il pe-
so tutto sul bastone. Io intendo riposare, Buruk, replic Seren. Tu fai
come vuoi.
Non sopporto di essere osservato! strill a un tratto il mercante.
Sempre controllato! Quelle dannate ombre! Basta! Detto ci super Se-
ren e prosegu lungo il sentiero.
Seren recuper la bisaccia e torn a sistemarla sulla schiena. Su una cosa
Buruk aveva ragione: prima quel viaggio fosse finito e meglio sarebbe sta-
to. Si mosse dietro all'uomo.
Pochi passi e lo raggiunse. Poi lo super.
Quando Seren arriv alla radura, i cui confini erano stati definiti pi di
un secolo prima, Buruk il Pallido era nuovamente sparito, perso da qualche
parte lungo il sentiero. La donna si ferm, gett a terra la bisaccia e si av-
vicin alla parete di lucida pietra nera, ricordando l'ultima volta che aveva
toccato quella strana superficie.
Alcuni misteri non sarebbero mai stati svelati, mentre altri venivano
spogliati da circostanze snervanti o schemi fatali, per rivelare spesso sor-
dide verit.
Pos le mani sulla pietra calda, vetrosa e sent qualcosa di simile al sol-
lievo scivolare in lei. Intorno, figure in continuo movimento che non le
prestarono alcuna attenzione. Meglio che essere sempre spiati dagli spet-
tri. Ed era come era sempre stato. Seren appoggi la fronte alla parete.
Chiuse gli occhi.
E sent le voci.
Parole sussurrate in una lingua affine a quella dei Tiste Edur. Si sforz
di tradurre. E infine cap.
... quando colui che comanda non pu essere assalito. Non pu essere
sconfitto.
E ora si nutre della nostra rabbia. Della nostra pena.
Dei tre, uno ritorner. La nostra salvezza...
Sciocco. Da ogni morte fiorisce un nuovo potere. La vittoria  impossi-
bile.
Non c' posto per noi. Non possiamo che servire. Non possiamo che la-
sciare sanguinare il nostro terrore e l'annientamento inizier...
Anche il nostro.
S, anche il nostro.
Pensi che lei verr ancora? Qualcuno pensa che lei torner? Io ne so-
no certo. Con la sua spada splendente. Lei  il sole nascente e il sole na-
scente giunge sempre, e ci far fuggire, ci taglier a pezzi con quella luce
accecante, mortale...
C' qualcuno con noi.
Chi?
Una mortale. Due padrone della stessa casa. Lei  una ed  qui.  qui
adesso e ascolta le nostre parole.
Impossessati della sua mente!
Strappale l'anima!
Andiamocene!
Seren si allontan dalla parete nera. Traballante, le mani sulle orecchie,
la testa che doleva. Basta, gemette. Basta, vi prego. Basta. Cadde in
ginocchio, rest immobile mentre le voci svanivano, le loro grida si perde-
vano. Padrona? mormor. Non sono la padrona di nessuno. Solo un'al-
tra riluttante... amante della solitudine. Non c' posto per le voci, non c'
posto per difficili intenti... fuochi violenti.
Come Hull, solo cenere. I resti indistinti delle possibilit. Ma, a diffe-
renza dell'uomo che un tempo aveva pensato di amare, non si era inginoc-
chiata davanti a una nuova icona di certezza. E ora non voleva nuovi pa-
droni nella sua vita. Nemmeno il fardello dell'amicizia.
Una voce roca dietro di lei. Che cos'hai?
Lei scosse la testa. Niente, Buruk. Si alz in piedi, a fatica. Abbiamo
raggiunto il confine.
Non sono cieco, Acquitor.
Possiamo continuare ancora un po' e poi accamparci.
Pensi sia un debole, vero?
Seren lo fiss. Hai la nausea per la stanchezza, Buruk. E anch'io. Per-
ch questa spavalderia?
Il dolore apparve a un tratto sul volto dell'uomo, che subito le volt le
spalle. Tra poco lo scoprirai.
E il mio contratto?
Lui non torn a girarsi. Terminato. Quando raggiungeremo Trate. Sarai
libera.
Bene, mormor Seren andando a recuperare la bisaccia.
Accesero un focherello con la legna rimasta. Gli spettri sembravano in-
differenti ai confini, poich non facevano che svolazzare intorno alle
fiamme. Era come se avessero un nuovo interesse e Seren pensava di sape-
re quale fosse. Gli spiriti nella parete di pietra. Ora era segnata.
Padrona della Casa. Padrone. Ce ne sono due e pensano che io sia una
di quelle. Una bugia, un errore.
Quale Casa?
Eri giovane, disse a un tratto Buruk, gli occhi fissi sul fuoco, la pri-
ma volta che ti ho vista.
E tu eri felice, Buruk. Che cosa  successo?
Felicit. Ah, quella ormai  una maschera familiare.  vero, ai tempi la
indossavo spesso. Gioioso nello spiare, nel tradire continuamente, nell'in-
gannare e nel vedere il sangue continuare ad apparire sulle mie mani.
Che cosa stai dicendo?
I debiti, Acquitor. Oh s, tutti mi credono un rispettabile mercante... un
agiato benestante.
E invece che cosa sei?
I sogni, Seren Pedac. Si sgretolano. Tu stai in piedi, troppo timoroso
per muoverti, e guardi le tue mani in movimento maciullare ogni sogno,
ogni aspetto del viso che desideri, il vero viso di te stesso, dietro quella
maschera.
Seren lo fiss, pensosa, infine socchiuse gli occhi. Vieni ricattato. Lui
non neg e lei riprese: Sei Indebitato, vero?.
I debiti cominciano con piccole somme. Innocue. E per ripagare ti vie-
ne chiesto di fare alcune cose. Cose vili, come il tradimento. E poi ti hanno
in pugno. E tu sei nuovamente Indebitato, perch vuoi che mantengano il
segreto e sei grato che non rivelino il tuo crimine, che nel frattempo  di-
venuto sempre pi grave. Se possiedi una coscienza. Una pausa, un sospi-
ro. Poi riprese. Invidio coloro che non hanno coscienza.
Non puoi uscirne, Buruk?
L'uomo non sollev lo sguardo dalle fiamme. Certo che posso, disse
in tono disinvolto.
Quel tono, cos in contrasto con tutto quello che le aveva detto, la spa-
vent. Renditi... inutile, Buruk.
Certo, quella sembra l'unica via di uscita, Acquitor. E non vedo l'ora di
entrare in azione. Si alz.  ora di dormire. Domani raggiungeremo il
fiume e poi potremo finalmente rinfrescarci i piedi nell'acqua fredda, fino a
Trate.
Seren rest sveglia ancora un po', troppo stanca per pensare, troppo stor-
dita per provare paura.
Sopra il fuoco, scintille e stelle oscillavano indistintamente.
Era ormai il crepuscolo quando, il giorno successivo, i due viaggiatori
raggiunsero l'Approdo di Kraig e trovarono i tre fatiscenti edifici circonda-
ti dalle tende di un reggimento. Ovunque c'erano soldati e al molo era or-
meggiata una chiatta decorata e arredata lussuosamente al di sopra della
quale sventolava pigramente lo stendardo del re e, subito sotto di esso, lo
stemma del Ceda.
C' un quadro accampato, osserv Buruk, mentre percorrevano il sen-
tiero verso l'accampamento, che avrebbero dovuto attraversare per rag-
giungere l'ostello e il pontile.
Seren annu. E i soldati sono qui come scorta. Non possono esserci gi
stati degli scontri, vero?
Buruk si strinse nelle spalle. In mare, forse. Temo che la guerra sia ini-
ziata.
La donna allung una mano e ferm Buruk. L, quei tre.
Il mercante grugn.
Le tre figure in questione erano emerse dalle file di tende; i soldati che
mantenevano le distanze ma li tenevano sott'occhio mentre si riunivano per
un istante, a met strada tra i due viaggiatori e l'accampamento.
Quella in blu... la riconosci, Acquitor?
Seren annu. Nekal Bara, maga residente di Trate, i cui poteri erano pari
a quelli del Ceda. L'uomo alla sua sinistra, con la pelliccia nera,  Araha-
than, comandante del quadro del Battaglione Argilla Fredda. Non conosco
il terzo.
Enedictal, disse Buruk. Controparte di Arahathan nel Battaglione
Cinturadiserpente. Davanti a noi abbiamo i tre maghi pi potenti del nord.
Probabilmente hanno intenzione di compiere un rituale.
Seren si mosse verso di loro.
Acquitor! No!
Ignorando Buruk, la donna sganci la bisaccia e la lasci cadere a terra.
Aveva attirato l'attenzione dei tre maghi. Nella semioscurit, vide Nekal
Bara aggrottare la fronte.
Acquitor Seren Pedac. L'Errante sorride su di te.
State per lanciare un attacco, disse Seren. Non dovete.
Non prendiamo ordini da te, ribatt Enedictal in tono stizzito.
Intendete colpire i villaggi, vero?
Solo quelli pi vicini ai confini, spieg Nekal Bara, e quelli sono
sufficientemente lontani da permetterci di svelarli totalmente, oltre quelle
montagne, giusto? E con l'aiuto dell'Errante,  proprio l che gli eserciti
Edur si sono raccolti.
Annienteremo quei boriosi bastardi, sibil Enedictal. E metteremo la
parola fine a questa stupida guerra ancora prima che cominci.
Ci sono bambini...
Peccato.
Senza aggiungere altro, i tre maghi presero posizione, a venti passi l'uno
dall'altro, rivolti verso le montagne.
No! grid Seren.
Venne circondata dai soldati, i volti scuri e arcigni sotto gli elmi. Uno
parl. L'attacco magico, donna, o il campo di battaglia. Dove gli uomini
muoiono. Non ti muovere. Non dire nulla.
Buruk il Pallido raggiunse Seren e le si mise accanto. Lascia perdere,
Acquitor.
Lei lo guard. Non pensi che lui reagir? Disperder l'attacco, Buruk.
Sai che lo far.
Potrebbe non averne il tempo, replic il mercante. Oh, forse riuscir
a difendere il suo villaggio, ma gli altri?
Un lampo di luce attir l'attenzione di Seren che, voltatasi, scopr che era
rimasto solo un mago: Nekal Bara. A duecento passi di distanza, la donna
vide la figura di Enedictal. Girandosi, distinse Arahathan, a duecento passi
nella direzione opposta. Altri lampi e i due maghi riapparvero, raddop-
piando la distanza da Nekal Bara.
Si stanno espandendo, osserv Buruk. Sar un rituale imponente.
Lo stesso Ceda  al lavoro questa notte, disse un soldato. Attraverso
questi tre e il resto del quadro disseminato per un'altra lega in entrambe le
direzioni. Quattro villaggi saranno presto ridotti in cenere.
 un errore, comment Seren.
Qualcosa stava crescendo tra i maghi immobili. Una luce azzurra e ver-
de, tesa, come un lampo avvolto intorno a una fune invisibile che allaccia-
va i maghi. Il bagliore crebbe come schiuma del mare, che a un tratto si a-
pr, sputando fuori scintille che sferzarono come viticci.
Il suono divenne un ruggito sibilante. La luce accecante, i tentacoli che
si allungavano dalla schiuma abbagliante. La fune sinuosa s'impenn e
schiocc fra i maghi immobili, superando i tre che erano ancora visibili e
spingendosi oltre le colline.
Seren guard il potere aumentare, i viticci sferzare come i tentacoli di un
gigantesco anemone trascinato dalle onde.
L'oscurit era stata soffocata dall'energia crescente, le ombre danzavano
in preda a una selvaggia follia.
Un grido improvviso.
La catena ondeggiante scatt in alto, il ruggito della sua fuga rimbomb
nel terreno sotto i piedi di Seren. Figure barcollarono quando l'onda schiz-
z verso il cielo, annientando la notte. La cresta dell'onda era un accecante
fuoco verde, la parete ricurva un ocra luminescente, intessuta di schiuma in
un reticolo che si andava espandendo.
La parete inghiott il cielo a settentrione e la cresta continu a crescere,
il potere che fluiva verso l'alto. L'erba vicino ai maghi bruci e subito di-
venne cenere bianca che si sollev in un turbinio di vento.
Al di sotto del ruggito, uno strillo, poi grida. Seren vide un soldato bar-
collare contro la parete abbagliante alla base dell'onda, che lo afferr, gli
strapp armatura, vestiti, poi pelle e capelli e infine, in un fiotto di sangue,
gli divor la carne. Prima che la figura informe potesse accasciarsi, le ossa
vennero spazzate via e non rimase che un unico stivale sulla terra bruciata
davanti alla parete di schiuma. Il bagliore cremisi schizz verso l'alto, im-
pallidendo man mano che si allontanava. E alla fine scomparve.
Seren si lasci cadere e conficc le dita nel terreno sassoso, unica possi-
bile reazione per cercare di combattere quella furia selvaggia. Altri la imi-
tarono, in preda al panico. Un altro soldato venne trascinato via e le sua
grida si persero nell'onda.
Il ruggito si spezz di colpo, come un respiro trattenuto in gola, e Seren
vide la base sollevarsi, rotolare verso l'alto come un'enorme tenda e rivela-
re, ancora una volta, i pendii flagellati che conducevano al passo, poi le
pallide montagne e le loro sommit antiche, arrotondate.
L'onda si ridusse rapidamente mentre sfrecciava verso nord, la luce ab-
bagliante riflessa in una frammentaria cascata su superfici sottostanti, di-
stese di neve vicine alle vette e pietra lucida a un tratto verde e dorata, co-
me se fosse stata risvegliata da un inaspettato tramonto.
Un istante dopo le montagne tornarono a essere remote sagome nere.
Al di l di esse, l'onda stava scendendo da orizzonte a orizzonte. Sva-
nendo dietro la catena di monti.
Con la coda dell'occhio, Seren vide Nekal Bara cadere in ginocchio.
Una luce improvvisa, attraverso il confine del mondo a settentrione, si
gonfi come un mare in tempesta per poi esplodere contro la roccia. Il ba-
gliore accese il cielo notturno, questa volta con enormi e possenti tentacoli.
Seren vide una strana increspatura grigia tuffarsi rapidamente contro il
nero della montagna.
E infine cap. A terra! Tutti gi!
L'increspatura colp la base del pendio. I pochi alberi storti e abbarbicati
su un versante poco lontano crollarono all'unisono, come sospinti da una
mano gigante e invisibile.
Il fragore colp.
E si spezz intorno a loro, stranamente ammutolito.
Attonita, Seren sollev la testa. Guard le tegole del tetto di un edificio
fluttuare e sparire nell'oscurit. Guard la parete settentrionale vacillare e
poi crollare, trascinando con s il resto della struttura. Si tir lentamente
su, carponi.
Nekal Bara era vicina, capelli e abiti inviolati dal vento che ruggiva tutto
intorno.
Una pioggia fangosa inizi a cadere e il puzzo di legno bruciato e di pie-
tra infranta si diffuse nell'aria densa.
Pi in l, il vento era cessato e la pioggia picchiettava sul terreno. L'o-
scurit torn a scendere e se i fuochi ardevano ancora al di l delle monta-
gne, non se ne vedeva traccia.
Buruk il Pallido si trascin accanto a Seren, il volto schizzato di fango.
Lui non l'ha fermato, Acquitor! ansim.  come ho detto: non c' stato
tempo per prepararsi.
Un soldato grid: Che l'Errante ci prenda! Che potere!.
C'erano buoni motivi a spiegazione del fatto che Lether non avesse mai
perso una guerra. Persino i maghi Onyx della Rosa Blu erano stati schiac-
ciati dai quadri del Ceda. Arcipreti, sciamani, streghe e stregoni, nessuno
era mai riuscito a resistere a lungo a tanta ferocia.
Seren era nauseata. Nauseata e delusa.
Questa non  guerra. Questa ... che cosa? Errante salvaci, io non ho
risposta, non ho parole per descrivere questo massacro.  insensato. Bla-
sfemo. Come se avessimo dimenticato che cos' la dignit. La loro, la no-
stra. Il significato della parola stessa. Nessuna distinzione tra colpa e in-
nocenza. Uomini e donne trasformati contro la loro volont in nient'altro
che simboli, frammentarie rappresentazioni, depositi di tutti i mali, di tutte
le frustrazioni.
 questo ci che deve essere fatto? Prendere la carne del nemico e infet-
tarla con le malattie? E ci che  contaminato va sterminato, perch non
diffonda il virus.
Dubito, mormor Buruk con voce spenta, che abbiano avuto il tempo
di soffrire.
 vero. Ci pensiamo noi.
Non c'era stata difesa. Hannan Mosag, Rhulad, lo schiavo Udinaas e la
Strega Piumata. Hull Beddict. I nomi scivolarono nella sua mente e lei vi-
de - con un'improvvisa stretta allo stomaco che la lasci senza fiato - il
volto di Trull Sengar. No. Era a Hull a cui pensavo. No. Perch lui? Ma
sono morti.
Sono tutti morti, mormor Buruk accanto a lei. Ho bisogno di bere.
Pos una mano sul braccio di Seren.
Lei non si mosse. Non c' un luogo dove andare.
Acquitor, la taverna sotto l'ostello  sufficientemente robusta da sop-
portare un assedio. Immagino sia l che siano appena andati quei soldati, a
brindare ai compagni perduti. Poveri sciocchi. I morti, intendo. Forza, Se-
ren. Sono in vena di spendere.
Battendo le palpebre, lei si guard intorno. I maghi erano spariti.
Sta piovendo, Acquitor. Andiamo.
La sua mano si chiuse sul braccio di Seren e lei gli permise di trascinarla
via.
Che cosa  successo?
Sei sconvolta, Acquitor. Non c' di che sorprendersi. Tieni, bevi del t;
 quello del capitano. Goditi il sole,  sempre pi raro.
La veloce corrente del fiume spingeva la chiatta. Il sole era velato, ma la
brezza che soffiava sulla superficie dell'acqua era calda.
Seren prese la tazza dalle mani dell'uomo.
Arriveremo al crepuscolo, la inform Buruk. Tra poco dovremmo
cominciare a vederla. O a vedere almeno il fumo.
Il fumo, mormor Seren. S, ci sar il fumo.
Vedila cos, Seren. Tra poco ti libererai di me.
Solo se ci sar una guerra.
No. Intendo svincolarti dal contratto in qualsiasi caso.
Lei lo guard, cercando di mettere a fuoco. Era passata una notte. Dal-
l'assalto magico. Nella taverna. Soldati chiassosi. Gruppi di ricognizione
avrebbero dovuto dirigersi a nord il giorno dopo... oggi. Cominciava a ri-
cordare alcuni dettagli, il bagliore di uno strano eccitamento, violento co-
me le lampade a olio della taverna. Perch lo faresti?
Non ho pi bisogno di te, Acquitor.
Gli Edur probabilmente invocheranno la pace. Se non altro, ti ritroverai
pi impegnato che mai, Buruk. Seren sorseggi il t.
Lui annu, lentamente, e Seren avvert una sorta di rassegnazione.
Oh, dimenticavo, mormor la donna. Devi renderti inutile.
Gi. I miei giorni come spia sono finiti, Acquitor.
Vivrai meglio, Buruk.
Di sicuro.
Rimarrai a Trate?
Oh, s. Dopo tutto  la mia casa. Non la lascer mai.
Seren bevve il t. Menta e qualche altra erba che le impastarono la lin-
gua e le annebbiarono la mente. Hai drogato il t, Buruk, disse con voce
strascicata.
Dovevo, Seren Pedac.  dalla notte scorsa. Non posso correre il rischio
che la tua mente sia lucida. Non ora. Dormirai ancora. Uno degli aiutanti
del porto ti sveglier questa notte: me ne assicurer io e mi assicurer an-
che che tu sia sana e salva.
 un altro... un altro dei tuoi tradimenti? Seren si lasci andare sulla
panca.
L'ultimo, mia cara. Ricorda queste parole, se puoi: non volevo il tuo a-
iuto.
Il mio... aiuto.
Sebbene, aggiunse Buruk da una grande distanza, tu abbia sempre
posseduto il mio cuore.
Un dolore acuto dietro gli occhi. Batt le palpebre. Era notte. Un mantel-
lo la copriva fino al mento. Il lento ondeggiare sotto di lei e i lievi scric-
chiolii le dissero che era ancora a bordo della chiatta, che ora era ormeg-
giata lungo un molo di pietra. Gemendo, si mise a sedere.
Un fruscio accanto a lei, poi un boccale le apparve davanti agli occhi.
Bevi, ragazza.
Lei non riconobbe la voce, ma allontan il boccale.
No, non  drogato, insistette l'uomo.  solo sidro. Fresco e buon si-
dro. Per placare il mal di testa. Ha detto che avresti avuto dolore e quando
bevo troppo, il sidro mi fa stare subito meglio.
Io non ero ubriaca...
Non importa, dormivi di un sonno innaturale. Non c' differenza, capi-
sci? Forza, ragazza, adesso devi alzarti e andartene.  per mia moglie, sai.
 malata. La terza campana  gi suonata e non mi piace lasciarla sola
troppo a lungo. Ma lui mi ha pagato bene; pi di quanto guadagni in un
anno un uomo onesto. E solo per stare seduto accanto a te e assicurarmi
che fossi sana e salva.
Seren si tir in piedi a fatica, afferrando e perdendo il mantello che sci-
vol a terra.
Il portuale, un vecchio curvo e avvizzito, pos il boccale e lo raccolse.
Girati, ragazza. Ci sono le fibbie. Questa notte fa freddo e tu stai treman-
do. Girati, s, cos.
Grazie. Il peso del mantello grav sui muscoli del collo e delle spalle,
aumentando il dolore alla testa.
Un tempo avevo una figlia. Un nobile se l' portata via. Debiti. Forse 
ancora viva, forse no. Quello ne cambiava tante di ragazze. A Letheras.
Dopo quella tragedia non potevamo pi stare l. Comunque, era alta come
te. Tieni, bevi ancora un po'.
Seren accett il boccale e butt gi tre veloci sorsate.
Cos va meglio.
Devo andare. E anche tu, da tua moglie.
Non preoccuparti, ragazza. Riesci a camminare?
Dov' la mia bisaccia?
L'ha portata con s e ha detto che potevi andarla a prendere nella ba-
racca dietro la sua casa.  stato chiaro in proposito. Nella baracca. Non en-
trare in casa.  stato chiaro...
Lei si gir verso la scala. Aiutami.
Mani ruvide si infilarono sotto le sue braccia, poi scivolarono in basso
mentre lei saliva. Pi di cos non riesco a fare, ragazza, mormor l'uomo
con voce affannata quando Seren fu fuori dalla sua portata. La donna sal
sul molo.
Grazie, signore, disse.
La citt era tranquilla, ad esclusione di un paio di cani che facevano ba-
ruffa da qualche parte dietro un magazzino. Seren inciamp pi di una vol-
ta mentre si affrettava lungo le vie. Ma, come aveva detto il portuale, il si-
dro le schiar la mente, rendendola fin troppo lucida.
Raggiunse la casa di Buruk il Pallido, un edificio antico ma ben conser-
vato.
Dietro le persiane chiuse non filtrava alcuna luce.
Seren sal i gradini e inizi a prendere a calci la porta.
Quattro colpi e la serratura cedette. Nel frattempo, i vicini si erano sve-
gliati. Le loro grida echeggiarono lungo la via. Qualcuno si prese anche la
briga di andare a chiamare le guardie. Da qualche parte, una campana ini-
zi a suonare.
Seren oltrepass la porta abbattuta ed entr in casa. Silenzio. Niente ser-
vi. Infil il corridoio che la port a una scala. Sal. Un altro corridoio.
Giunse davanti alla porta della camera di Buruk. L'apr. Entr.
E lo vide. Era appeso a una trave, il volto gonfio nell'ombra. Una sedia
caduta di lato, contro lo stretto letto.
Un grido, colmo di rabbia, usc dalla gola di Seren.
Di sotto, stivali sulle scale.
Grid di nuovo e il grido si trasform infine in un singhiozzo.
Hai sempre posseduto il mio cuore.
Il fumo saliva in ampi pennacchi, solo per ricadere e distendersi come un
mantello grigio sulle terre settentrionali. Oscurando ogni cosa, senza na-
scondere nulla.
Il volto provato di Hanradi Khalag era immobile, inespressivo, mentre
fissava la lontana devastazione. Accanto al capo dei Merude, Trull Sengar
restava in silenzio, chiedendosi perch Hanradi lo avesse raggiunto in quel
momento, quando la moltitudine di guerrieri era impegnata a togliere l'ac-
campamento dai declivi ricoperti di boschi intorno a loro.
Hull Beddict ha detto il vero, comment Hanradi con voce roca. A-
veva detto che i Letherii avrebbero lanciato un attacco preventivo. Ai vil-
laggi di Beneda, Hiroth e Arapay.
Una notte di fiamme rosse riempiva il nord. Almeno quattro villaggi tra
cui anche quello di Trull. Distrutto.
Si gir per osservare i declivi. Brulicavano di guerrieri, donne Edur e i
loro schiavi, anziani e bambini. Ora non si torna pi indietro. La magia
Letherii ha spazzato via le nostre case... ma quelle case erano vuote, i vil-
laggi erano stati lasciati ai corvi.
E a una manciata di sventurati Nerek.
Ormai nient'altro che cenere.
Trull Sengar, disse Hanradi Khalag, i nostri alleati sono arrivati la
scorsa notte. Tremila. Ti hanno visto. Pare ti conoscano bene. O meglio,
conoscono la tua reputazione. I figli di Tomad Sengar, ma soprattutto tu.
Colui che li guida si fa chiamare il Dominante. Un colosso d'uomo, anche
per quelli della sua razza. La folta capigliatura pi grigia che nera. Il suo
nome  B'nagga e....
Non m'interessa, lo interruppe Trull. Sono stati usati come noi. E non
 ancora finita. Non conosco questo B'nagga.
Come ho detto, lui ti conosce e vorrebbe parlarti.
Trull si gir.
Faresti meglio ad accettare la verit delle cose, Trull Sengar.
Un giorno capir la tua mente, Hanradi Khalag. Quella parte di te che
celi cos bene. Hannan Mosag ti ha piegato al suo volere. E ora ti inginoc-
chi davanti a mio fratello, l'imperatore. L'usurpatore.  questo che doveva
significare l'unificazione delle trib?  questo il futuro che desideravi?
Usurpatore. Parole simili potrebbero portarti alla morte o all'esilio.
Trull grugn. Rhulad  insieme all'esercito occidentale...
Ma gli spettri ora lo servono.
Ah, e adesso abbiamo delle spie tra noi? Un imperatore che ha paura
della sua stessa gente. Un imperatore che non sopporta le critiche. Qualcu-
no deve parlare in nome della ragione.
Non dire pi cose simili. Non a me. Rifiuto tutto ci che dici. Sei uno
sciocco, Trull Sengar. Uno sciocco. La tua rabbia nasce dall'invidia. Ba-
sta. Hanradi si volt e s'incammin lungo lo stretto sentiero, lasciando
Trull di nuovo solo al bordo del precipizio che si apriva sulle valli del pas-
so. Non gli venne in mente di controllare se Hanradi avesse perso la sua
ombra.
Un precipizio. Dove poteva abbassare lo sguardo e osservare le migliaia
di uomini sciamare tra gli alberi.
Tre armate di terra e quattro flotte contenevano, divise fra loro, l'intera
popolazione dei Tiste Edur. L'accampamento era largo una lega e profondo
due. Trull non aveva mai visto tanti Edur raccolti in un luogo solo. Hiroth,
Arapay, Sollanta, Beneda.
Intravide dei movimenti al limitare della zona di comando di Fear: figure
tarchiate, coperte da mantelli di pelliccia e si sent gelare. I nostri... alleati.
Jheck.
Convocati dagli Edur che loro avevano ucciso. Adoratori della spada.
La notte passata, iniziata al crepuscolo, era svanita dietro una terrificante
esibizione di magia. Poteri inimmaginabili manifestati dai maghi Letherii,
un'espressione di raccapricciante brutalit. Quella sarebbe stata una guerra
senza tregua, dove conquista e annientamento erano, per i Letherii, sino-
nimi. Trull si chiese se Rhulad li avrebbe ripagati con la stessa moneta.
Solo che non abbiamo pi case a cui fare ritorno. Siamo destinati a oc-
cupare il sud. Di Lether. Non possiamo radere al suolo le citt... vero?
Trasse un respiro profondo. Aveva bisogno di tornare a parlare con Fear.
Ma il fratello si era calato nel suo ruolo di comandante di quell'esercito. La
sua avanguardia, mezza giornata pi avanti, presto sarebbe giunta in vista
di Alto Forte. L'esercito avrebbe attraversato il fiume Katter alla Gola
Stretta, dove si trovava un ponte costruito secoli prima, per poi proseguire
fino a unirsi all'avanguardia.
E ci sarebbe stata battaglia.
Per Fear il tempo delle domande era passato.
Ma perch non riesco a fare lo stesso? Certezza e fatalit eludevano
Trull. La sua mente non avrebbe abbandonato i pensieri tortuosi, le preoc-
cupazioni per ci che lo attendeva.
Si avvi lungo il sentiero. I Jheck erano laggi, un contingente presente
nella zona di comando di Fear. A lui non era richiesto di parlare con loro,
ricord a se stesso.
Guerrieri Edur impegnati a preparare armi e armature. Donne che canti-
lenavano nenie protettive per tessere una rete di invisibilit intorno all'inte-
ro accampamento. Spettri che sfrecciavano tra gli alberi, la maggior parte
diretta verso sud, attraverso il passo e quindi nelle terre meridionali. Qui e
l, incantesimi malvagi aleggiavano nell'aria, pesanti e immobili lungo i
molti sentieri appena calpestati che portavano alla vetta. Erano in assetto di
guerra con armature di squame di bronzo, verdi per il verderame, con pe-
santi elmi, i paraguance placche malconce che si allungavano oltre il profi-
lo del mento, i volti nascosti. Pertiche, asce a doppia lama e mazze, un as-
sortimento di armi. Non molto tempo prima, simili spettri maligni erano
rari, il rituale - condotto da donne - costituito da persuasioni, false promes-
se e inganno finale. Le creature erano vincolate, destinate a combattere una
guerra che non era la loro, dove l'unico obiettivo era l'annientamento. Nel-
l'esercito di Fear gli spettri erano parecchie centinaia. Il solo pensiero lo
faceva stare male.
E ad aiutare a montare le tende, bambini. Strappati al loro mondo fami-
liare. Se quella mossa si fosse rivelata un errore...
Fear era in piedi accanto ai resti di un fuoco, dal quale il fumo saliva in
una lenta spirale. Accanto a lui c'erano i due K'risnan che l'imperatore ave-
va assegnato a quel contingente. Da una parte, Hanradi Khalag si teneva
alla larga.
Un Jheck si stava avvicinando, probabilmente quello di cui aveva parla-
to il capo Merude, vista la folta criniera arruffata e il viso segnato da solchi
e cicatrici di guerra. Svariate conchiglie pendevano da strisce annodate ap-
pese alla camicia senza maniche di pelle di foca. Altri piccoli trofei dondo-
lavano da una bassa cintura sotto il ventre rotondo dell'uomo: pezzi di ar-
mature e gioielli Edur. Un impudente ricordo della passata inimicizia.
Come lo aveva chiamato Hanradi? Il Dominante. B'nagga.
Gli occhi del Jheck erano gialli, la sclera grigia, spenta e attraversata da
capillari azzurri. Sembravano gli occhi di un pazzo.
Denti limati scintillarono in un sorriso feroce. Guarda chi c', Fear
Sengar! L'accento, al di l delle intonazioni Arapay, era fastidioso. Co-
lui che non possiamo sconfiggere!
Trull si accigli quando il fratello si gir a guardarlo, mentre si avvici-
nava. E al Dominante disse: Non troverai campi di ghiaccio al sud,
Jheck.
Scabbia. Nessun altro nemico ci incute tanto terrore. L'ampio sorriso
sottoline l'ironia delle parole. Fear Sengar, tuo fratello deve essere per te
motivo di grande orgoglio. Pi e pi volte i miei cacciatori hanno cercato
di sconfiggerlo. Mai abbiamo visto tanta ferocia e maestria.
Tra tutti quelli che ho addestrato, B'nagga, afferm Fear, Trull era e
rimane il migliore.
Trull trasal e fiss il fratello incredulo. Basta. Fear, l'imperatore ha
parlato attraverso gli spettri? Ha esternato la sua soddisfazione per il fallito
tentativo dei Letherii?  furibondo?
Fu uno dei K'risnan a parlare. Non un solo Edur  morto, Trull Sengar.
Per questo risultato dobbiamo ringraziare Hull Beddict.
Ah s, il traditore. E che cosa mi dite dei Nerek accampati nel nostro
villaggio?
Lo stregone si strinse nelle spalle. Non potevamo dare loro ordini.
Abbandona la tua rabbia, fratello, intervenne Fear. La devastazione 
stata compiuta dai Letherii, non da noi.
Giusto. E ora tocca a noi.
S. Gli spettri ci hanno informato che un esercito sta salendo verso il
passo.
Ab, no. Cos presto.
B'nagga scoppi a ridere. Vogliamo tendere loro un'imboscata? Devo
mandare avanti i miei lupi?
Non sono ancora al ponte, rispose Fear. Mi aspetto che cerchino di
impedirci di attraversarlo, nel caso non riuscissimo a raggiungerlo prima di
loro. Tuttavia, per il momento avanzano a passo lento e pare non si aspet-
tino particolare ostilit.
Questo  chiaro, comment Hanradi. Quale comandante andrebbe in
cerca dello scontro con il nemico su un pendio? Stanno andando in avan-
scoperta. Al primo contatto arretreranno. Torneranno ad Alto Forte. Fear,
dovremmo colpirli lungo il cammino.
B'nagga, invia met delle tue forze. Osservate il nemico, ma restate nel-
l'ombra.
Fear, l'esercito sar accompagnato da un mago del quadro, afferm il
K'risnan che aveva parlato in precedenza.
Fear annu. Tranne una decina, gli spettri devono indietreggiare. Fare-
mo credere al nemico che quei pochi rimasti sono gli abituali abitanti della
zona. I Letherii non devono sospettare niente. Hanradi Khalag, i guerrieri
devono prepararsi per la partenza. Li guiderai tu.
Saremo in marcia prima di mezzogiorno.
Trull guard il capo Merude allontanarsi, poi disse: Quei maghi Lethe-
rii ci daranno filo da torcere.
Il K'risnan grugn. Trull Sengar, ci occuperemo noi di loro.
Trull guard i due stregoni. Figli di capi. Coetanei di Rhulad.
Il sorriso del K'risnan era astuto. Siamo in contatto con Hannan Mosag
e attraverso lui con l'imperatore stesso. Trull Sengar, il potere che noi evo-
cheremo non ha eguali.
E questo non vi preoccupa? Qual  l'aspetto di questo potere? Lo sape-
te? Hannan Mosag lo sa? Rhulad?
Il potere giunge all'imperatore attraverso la spada, afferm il K'risnan.
Non  una risposta...
Trull! sbott Fear. Basta. Ti ho chiesto di formare un'unit con uo-
mini del nostro villaggio. Lo hai fatto?
S, fratello. Cinquanta guerrieri, met di loro senza-sangue, come tu hai
ordinato.
Hai costituito delle squadre e scelto gli ufficiali?
Trull annu.
Conducili al ponte. Prendi posizione dall'altra parte e aspetta che le for-
ze di Hanradi ti raggiungano: l'attesa non dovrebbe essere lunga.
E se i Letherii avessero mandato dei ricognitori e arrivassero prima di
noi?
Valuta la loro forza e agisci di conseguenza. Ma, Trull, niente resisten-
za. Una schermaglia sar sufficiente per bloccare l'avanzata del nemico,
soprattutto se quest'ultimo non conosce la tua effettiva forza. Adesso
chiama a raccolta i tuoi guerrieri e vai.
Molto bene.
Era inutile discutere ancora, si disse Trull mentre raggiungeva la sua
compagnia. Nessuno voleva ascoltare. Gli sembrava che l'indipendenza di
pensiero fosse stata abbandonata con incredibile entusiasmo e che al suo
posto si fosse insediata una decisa determinazione a non mettere nulla in
discussione. Ma Trull scopr di non poterne fare a meno. Anche mentre
vedeva la rabbia dipingersi sui volti di coloro che lo circondavano - rabbia
perch lui osava contraddire, osava pensare in modo diverso e quindi mi-
nacciava le loro certezze - non riusciva a stare zitto.
La tensione cresceva intorno a lui, e quanto pi aumentava, tanto mag-
giore era la sua resistenza. In un certo senso, sospettava di diventare rea-
zionario come gli altri, spinto all'opposto estremo e, per quanto cercasse di
combattere quella dogmatica ostinazione, sentiva che era una battaglia che
avrebbe perso.
Non c'era niente di importante in quelle posizioni opposte di pensiero. E
nessun'altra possibile conclusione se non il suo isolamento e, alla fine,
perdita di fiducia in lui.
I suoi guerrieri lo aspettavano, bisacce pronte, armatura indossata. Trull
li conosceva tutti per nome e aveva cercato di formare una forza ben equi-
librata, non solo dal punto di vista delle capacit ma anche dell'atteggia-
mento. Di conseguenza, sapeva che molti di loro erano infastiditi dal fatto
di dover essere ai suoi ordini, poich il suo distacco da quella guerra era
ormai risaputo. Ciononostante, Trull sapeva che lo avrebbero seguito.
Non c'erano nobili tra loro.
Trull raggiunse il guerriero che aveva scelto come suo capitano. Ahlrada
Ahn era stato addestrato insieme a Trull, specializzandosi nell'uso della
sciabola d'arrembaggio come sua arma preferita. Era uno dei pochi manci-
ni, ma sapeva utilizzare l'altra mano per brandire un corto pugnale dalla
lama larga, perfetto per gli scontri ravvicinati. Sull'impugnatura a campana
della sua sciabola spiccava una serie di gavigliani creati per intrappolare la
lama delle spade del nemico, e la punta delle lance e i continui esercizi atti
a migliorare quella tattica avevano reso il polso sinistro dell'uomo il dop-
pio di quello destro. Trull aveva visto Ahlrada in combattimento pi di una
volta ed era rimasto colpito dalla sua abilit.
Come gli altri, anche Ahlrada lo detestava e per motivi che Trull non a-
veva ancora scoperto. Sebbene ora, pens, doveva avere trovato nuove ra-
gioni per quell'odio.
Capitano.
Gli occhi neri non avrebbero incontrato i suoi. Non accadeva mai. La
pelle di Ahlrada era pi scura di qualsiasi altro Edur Trull avesse mai vi-
sto. Nei lunghi capelli sciolti c'erano ciocche incolori. Spettri-ombra scia-
mavano intorno a lui: un'altra inspiegabile caratteristica del guerriero.
Capo, replic l'altro.
Comunica agli uomini che siamo in partenza. Attrezzatura al minino:
dobbiamo viaggiare veloci.
Gi fatto. Aspettavamo te.
Trull recuper la propria bisaccia, se la mise sulle spalle e scelse quattro
lance tra le sue armi. Ci che avessero abbandonato sarebbe stato raccolto
dagli schiavi Letherii e trasportato con il corpo principale mentre avanzava
verso sud nella scia della compagnia di Trull e delle forze di Hanradi.
Quando Trull si gir, vide che i guerrieri erano tutti in piedi, gli occhi
puntati su di lui. Dobbiamo procedere a passo spedito. Il nostro obiettivo
 l'estremit meridionale del ponte. Una volta superato il passo, ogni squa-
dra invier un'avanguardia e abbandoner il sentiero per proseguire la di-
scesa verso il ponte. Dovrete perci essere veloci e silenziosi.
Capo, se lasceremo il sentiero dovremo rallentare, osserv un sergen-
te.
Allora faremo meglio a muoverci.
Capo, insistette il sergente, perderemo velocit....
Non mi fido a seguire il sentiero oltre il passo, Canarth. E adesso muo-
viamoci. Fra s e s si maledisse. Un capo non aveva bisogno di dare
spiegazioni. L'ordine doveva bastare. N un sergente, pens, avrebbe do-
vuto sfidarlo pubblicamente. La giornata cominciava male.
A passo veloce, la compagnia si mosse: una squadra in testa, seguita da
Trull, e quindi le altre squadre con Ahlrada in coda. Lasciarono presto l'ac-
campamento alle loro spalle e poco dopo superarono le forze di Hanradi
Khalag.
Trull trov piacere e sollievo nel passo di marcia. La mente e i suoi con-
torti pensieri potevano svanire nel ritmo costante e la foresta scivolava via
a ogni passo, gli alberi che divenivano sempre pi piccoli e radi man mano
che si avvicinavano alla vetta, mentre sopra di loro il sole saliva in un cielo
privo di nuvole.
Non era ancora met mattina quando si fermarono sul lato meridionale
del passo. Trull not con piacere che nessuno dei suoi guerrieri era a corto
di fiato e che tutti ricorrevano a una respirazione lunga e profonda per ral-
lentare i battiti del cuore. Lo sforzo e il caldo li avevano ricoperti di sudo-
re. Bevvero un po' d'acqua e consumarono un leggero pasto a base di sal-
mone secco e sottili fette di pane spalmate con pasta di pinoli.
Riposati e ristorati, i guerrieri si divisero in squadre, poi, senza aggiun-
gere una parola, si dispersero nella rada foresta ai lati del sentiero.
Trull decise di accompagnare la squadra guidata da Canarth. Si avventu-
rarono nella foresta sul lato occidentale del sentiero, quindi iniziarono la
lenta e silenziosa discesa, mantenendosi a una trentina di passi dalla pista.
Un'altra squadra era pi a ovest, a una quindicina di passi di distanza, men-
tre la terza procedeva a met strada tra le prime due, tenendosi trenta passi
pi indietro. Uno schema identico era stato adottato sul lato orientale.
Il sergente Canarth non nascose la propria disapprovazione, procedendo
in testa fino ad arrivare quasi alle calcagna del guerriero di avanguardia.
Trull decise di fargli un cenno per chiamarlo indietro, ma Canarth lo igno-
rava totalmente.
A un tratto, a met discesa, l'avanguardia si ferm e si acquatt, una ma-
no che si sollevava per bloccare Canarth.
Anche Trull e gli altri si fermarono. Durante la discesa la foresta si era
infittita, un esercito di tronchi di pino anneriti bloccava la visuale oltre i
quindici passi. Il sottobosco era rado, ma il declivio era accidentato e reso
pericoloso da massi ricoperti di muschio e alberi caduti e ormai in decom-
posizione. Un'occhiata a destra permise a Trull di vedere il guerriero pi
vicino della seconda squadra pochi passi pi avanti; fermo, una mano alza-
ta, lo sguardo fisso su Trull.
Davanti a loro, l'avanguardia bisbigliava qualcosa a Canarth. Dopo un i-
stante, il sergente invert la direzione e con passo leggero raggiunse Trull e
gli altri.
C' un ricognitore al limitare del sentiero principale. Un Faraed, proba-
bilmente al servizio dell'esercito Letherii. Dalla posizione in cui si trova ha
una buona visuale sul sentiero, una settantina di passi o forse pi.
Trull si gir per guardare il resto della squadra. Individu un guerriero e
gli fece cenno di avvicinarsi. Badar, raggiungi la terza squadra. Devono
scegliere un guerriero che risalga il declivio di un centinaio di passi e
quindi tagli il sentiero principale. Poi dovr scendere, come se fosse in a-
vanscoperta. Una volta riferito il messaggio, torna qua.
Badar annu e scivol via.
E noi? domand Canarth.
Noi aspettiamo e poi raggiungiamo la squadra alla nostra destra. Scen-
diamo oltre la posizione del ricognitore e facciamo scattare la trappola.
E le squadre a est del sentiero?
Una bella domanda. Trull aveva diviso le sue forze eliminando ogni pos-
sibilit di comunicazione con l'altra met della compagnia. Un errore.
Speriamo che abbiano visto anche loro il ricognitore. E sappiano che 
praticamente impossibile avvicinarsi di soppiatto a un Faraed.
Il sergente si limit ad annuire. Non aveva bisogno di sottolineare l'erro-
re di Trull. N, era logico, il proprio.
Siamo pari. Molto bene.
Pochi istanti dopo Badar torn e, con un formale cenno del capo, comu-
nic di aver riferito il messaggio. Trull fece segno alla squadra di seguirlo
e si diresse verso ovest per raggiungere i guerrieri pi lontani.
Una volta l, spieg rapidamente il piano e i quindici soldati iniziarono
la discesa.
Avanzarono una sessantina di passi prima che Trull indicasse loro di di-
rigersi verso il sentiero principale. La posizione raggiunta dai guerrieri era
subito oltre una curva della pista. I soldati prepararono le armi.
Canarth richiam l'attenzione di Trull. Dall'altra parte, capo. La squa-
dra di Rethal. Ti hanno preceduto.
Trull annu. In posizione. Lo prenderemo quando sar dalla parte oppo-
sta rispetto a noi.
I cuori battevano in gola. I raggi del sole rimbalzavano sulla ghiaia e la
polvere del sentiero. Gli insetti ronzavano.
Poi la luce aument, il suono crebbe rapidamente. A un tratto fu su di lo-
ro.
Il Faraed, una macchia indistinta che si tuff oltre la curva del sentiero e
come un lampo li super.
Le lance sfrecciarono all'altezza del polpaccio per farlo inciampare.
Il ricognitore le salt.
Un'imprecazione, poi una lancia super Trull, la punta di ferro che an-
dava a conficcarsi nella schiena del Faraed, tra le scapole. Infilzando la
spina dorsale. Il ricognitore si blocc di colpo, poi rotol a terra e and a
fermarsi a dieci passi lungo il sentiero.
Silenzio. La polvere si pos, lentamente.
Trull raggiunse il punto in cui giaceva il corpo. Il ricognitore era un ra-
gazzo. Quattordici, quindici anni. Il viso imbrattato era paralizzato in un'e-
spressione sorpresa, gli occhi immobili spalancati. La bocca era una smor-
fia di terrore. Abbiamo ucciso un bambino.
Un nemico, lo corresse Canarth accanto a lui.  ai Letherii a cui devi
addossare la colpa, capo. Trascinano i bambini in questa guerra. Si gir.
Bel lancio, Badar. Ora sei un guerriero di sangue.
Badar raggiunse il superiore e recuper la lancia.
La terza squadra apparve alla curva. Non l'ho nemmeno visto, com-
ment uno dei guerrieri.
La nostra prima vittima, capo, comment Ahlrada Ahn.
Una nausea improvvisa assal Trull. Trascinate via il corpo dal sentiero,
sergente Canarth. Coprite questo sangue con la polvere. Dobbiamo prose-
guire.
Il ponte non era affatto un ponte. La prima volta che lo aveva visto, Trull
era rimasto alquanto sconcertato. Il ponte sembrava costituito da un unico
imponente disco, dentellato lungo il bordo e sufficientemente largo da
permettere a otto guerrieri di camminarvi senza nemmeno sfiorarsi. Il di-
sco si estendeva fino a riempire l'abisso della gola profonda sotto la quale
il fiume Katter scorreva impetuoso. La base della ruota si perdeva nell'o-
scurit dell'abisso e nella nube di vapore che saliva incessantemente dal-
l'acqua scrosciante. Per attraversare e raggiungere la sponda opposta, era
necessario camminare su quel bordo ricurvo e scivoloso. Il mozzo di quel-
l'enorme ruota era visibile a tre lunghezze pi in basso. Barre di pietra lu-
cida spesse quanto la coscia di un uomo, dritte come fusti di lancia, fuoriu-
scivano ad angolo da una sporgenza del mozzo su entrambi i lati e sem-
bravano tuffarsi nella parete di roccia sul lato meridionale della gola.
Le squadre si raccolsero sul bordo settentrionale, gli occhi puntati sul
limite della vegetazione dall'altra parte dell'abisso. Due Edur avevano gi
attraversato, uno era tornato per fare rapporto. Nessuna traccia di ricogni-
tori n di accampamenti recenti. Il Faraed solitario che avevano ucciso
sembrava essere stato mandato in avanscoperta precedendo di molto le
forze principali o forse si era accollato sulle proprie spalle il compito di
una difficile impresa. Il suo coraggio e la sua intelligenza gli erano costati
la vita.
Trull si avvicin al bordo della ruota, dove l'angolo della pietra emerge-
va dalla roccia circostante. Come gli era gi successo, vide una sottile pel-
licola opalescente tra la ruota perfettamente incisa e la ruvida roccia del
precipizio. Come aveva gi fatto tanti anni prima, con un dito rimosse
quella strana sostanza per scoprire la fune, troppo sottile anche per confic-
carci la lama di un pugnale, che separava la ruota dalla pietra. Un vero e
proprio disco, sistemato in qualche misterioso modo nella scanalatura della
gola.
E, cosa ancora pi misteriosa, il disco si muoveva. Lentamente, girava.
In quel momento, era a met strada di una delle basse scanalature intagliate
in file parallele lungo il bordo. Trull sapeva che avrebbe potuto salire su
quella prima dentellatura e fermarsi. E, se avesse avuto la pazienza di a-
spettare, alla fine - forse dopo giorni o settimane o forse anche di pi - si
sarebbe trovato dall'altra parte della gola.
Un mistero senza risposta. Trull sospettava che quella struttura non fosse
mai stata concepita come ponte, ma che fosse stata costruita per altri scopi.
Non aveva senso che funzionasse esclusivamente per lo scopo che le aveva
assegnato la prima volta che era stato l. Dopo tutto, esistevano sistemi pi
semplici per misurare il passaggio del tempo.
Si drizz e con un gesto ordin agli uomini di attraversare.
Ahlrada si mise in testa.
Raggiunsero il lato opposto e si allargarono, in cerca di riparo. Il terreno
riprese a degradare tra massi, pini e rare querce. Presto avrebbero iniziato
la discesa, in cerca di posizioni difendibili da cui potessero vedere il sen-
tiero.
Trull si acquatt vicino ad Ahlrada, gli occhi che perlustravano la zona
circostante, quando sent il guerriero inveire e arretrare.
Che cosa c', capitano?
Ho sentito... un movimento. Qui.
Trull si spost e vide che poco prima Ahlrada si trovava su una lastra di
pietra appena ricurva e sistemata pi in basso rispetto alla roccia circostan-
te. Era coperta di polvere e ghiaia, ma era troppo levigata per essere natu-
rale. Allung una mano e pul la lastra.
E vide simboli arcani incisi nella pietra in una lingua a lui sconosciuta.
Profonde scanalature creavano una sorta di cornice intorno alla scritta e,
sotto la base, intravide una nuova fila di lettere.
Trull si gir a guardare il ponte, poi torn a posare lo sguardo sulla lastra
nascosta. Si  mossa?
S, ne sono sicuro, rispose Ahlrada. Non molto, ma si  mossa.
Hai sentito anche un rumore?
Pi che sentito, l'ho avvertito, capo. Come se qualcosa di enorme e se-
polto stesse... spostandosi.
Trull fiss la pietra, lasciando scorrere le dita sulle lettere. Conosci
questa lingua?
Ahlrada si strinse nelle spalle e distolse lo sguardo. Dovremmo scende-
re, capo.
Hai gi visto scritte simili?
Non nella... pietra. Nel ghiaccio. Non ha importanza.
Nel ghiaccio?
Un tempo vivevo e cacciavo con i Den-Ratha, sulla costa settentriona-
le. A nord e a est, nei mari di ghiaccio. Prima dell'unificazione. C'era una
parete coperta da simboli simili, una montagna di ghiaccio galleggiante
che ci bloccava il passo. Alta venti uomini e larga mezza lega. Ma  spro-
fondata nel mare e la stagione seguente era scomparsa.
Trull sapeva che Ahlrada, come Binadas, aveva viaggiato in lungo e in
largo e aveva stretto legami di sangue con molti Edur appartenenti a trib
rivali. E, come Trull stesso, si era opposto alle guerre di sottomissione
condotte da Hannan Mosag. In fin dei conti, pens, avrebbero dovuto esse-
re amici. E che cosa dissero i tuoi compagni Den-Ratha riguardo a quelle
scritte?
Dissero che erano state scritte dall'Uomo Zannuto. Torn a stringersi
nelle spalle. Non esiste.  un mito.
Un uomo con le zanne?
 stato... visto. D pi generazioni. Compare di tanto in tanto. La pelle
verde o grigia. Le zanne bianche come i fanoni della balena. Sempre a
nord, in piedi sulla neve o il ghiaccio. Capo, non  questo il momento.
Trull sospir e disse: Manda gi le squadre.
Poco pi tardi, Canarth rifer di sentire puzza di carne marcia.
Ma era solo un gufo morto, disteso accanto al sentiero.
Erano tempi ormai lontani, ma erano stati tempi bui per i Letherii. Il
Primo Impero, dal quale imponenti flotte erano salpate per conoscere il
mondo. Le coste di tutti e sei i continenti erano state disegnate - ottocen-
toundici isole sparse nei vasti oceani - rovine e ricchezze erano state sco-
perte, antiche magie e trib violente e ignoranti conosciute. Popoli diversi,
non umani, che sanguinavano facilmente. Barghast, Trell, Tartheno, Fenn,
Mare, Jhag, Krinn, Jheck... Colonie erano state fondate su coste straniere.
Guerre e conquiste, continue conquiste. Fino a quando... tutto scomparve,
tutto venne distrutto. Il Primo Impero croll su se stesso. Bestie emersero
nel mezzo delle sue citt, un incubo che dilagava come la peste.
L'Imperatore che era Uno ora erano Sette e i Sette erano isolati, persi
nella pazzia. Le grandi citt bruciarono e la gente mor. A milioni.
L'incubo aveva un nome e quel nome era T'lan Imass.
Due parole, che suscitavano odio e terrore. Ma, al di l di quelle due
parole, c'era il nulla. Tutti i ricordi di chi o che cosa fossero stati i T'lan
Imass si erano persi nel caos che era seguito.
Pochi erano i Letherii ancora consapevoli di ci. Certo, conoscevano il
nome Primo Impero e sapevano che quell'antica e gloriosa civilt era
caduta, una civilt che era la loro eredit. Ma sapevano ben poco altro, al
di l della profezia della rinascita.
Udinaas non poteva pi ignorare la verit. Nel mondo di fantasmi e om-
bre il passato continuava a vivere, respirava come un essere vivente e in-
sofferente. E le voci lo perseguitavano, voci morte ormai da tempo. L'om-
bra del Tiste Andii, Wither, era indifferente ai desideri dello schiavo Le-
therii, alle sue implorazioni di silenzio, quel silenzio che avrebbe messo
fine alla raccapricciante cacofonia di rimpianti che sembrava tenere insie-
me gli spiriti.
Udinaas conosceva gi abbastanza orrori l, tra gli esseri viventi. E per
quanto lo riguardava, la scoperta di antiche verit non valeva tanta soffe-
renza.
T'lan Imass.
T'lan Imass...
Che cosa importava a lui di antiche nemesi?
La polvere di pi di quattromila T'lan Imass era in quel momento sotto i
loro piedi. Una verit che risuonava nella stridula risata di Wither.
E quella polvere ha occhi, schiavo. Dovresti avere paura? Probabil-
mente no. Non sono interessati. Non molto. Non a sufficienza da sollevarsi
e trucidarvi tutti quanti, cosa che comunque non riuscirebbero a fare. Ma,
ti dico una cosa, Udinaas, ci proveranno.
Se sono polvere non possono uccidere nessuno, obiett Udinaas.
Era notte. Era seduto con la schiena appoggiata a una parete rocciosa, su
una sporgenza al di sopra dell'accampamento Edur. L'imperatore lo aveva
congedato poco prima. Il bastardo era di pessimo umore. Stanco di doversi
trascinare dietro quel corpo pesante e imponente, stanco delle discussioni
con Hannan Mosag. Non tutto era gloria.
La polvere pu sollevarsi, Udinaas. Pu prendere forma. Guerrieri di
ossa e carne avvizzita, con spade di pietra. Da dove vengono? Quale co-
mandante li ha mandati qui? Non rispondono alle nostre domande. Non lo
fanno mai. Non ci sono divinatori tra loro. Sono, come noi, perduti.
Udinaas era stanco di ascoltare. Lo spirito era peggio di un parassita se-
polto nella sua mente. Aveva iniziato a metterne in dubbio l'esistenza. Pi
probabilmente era il prodotto della pazzia, un essere inventato dalla sua
stessa mente. Un inventore di segreti che alimentava eserciti di fantasmi
per spiegare le innumerevoli voci che risuonavano in lui. Naturalmente, la
mente avrebbe sostenuto tutt'altro. Avrebbe potuto persino svolazzargli
davanti agli occhi, strisciare disincarnata, l'ombra priva di origine che si
muoveva dove niente le apparteneva. Ma lo schiavo sapeva che i suoi oc-
chi potevano essere ingannati. Tutto faceva parte della stessa alterata per-
cezione.
Lo spettro si nasconde nel sangue del Wyval. Il Wyval si nasconde nel-
l'ombra dello spettro. Un gioco di negazione reciproca. L'imperatore non
avvertiva nulla. Hannan Mosag e i suoi K'risnan non avvertivano nulla. La
Strega Piumata, Mayen, Uruth, la miriade di spettri incatenati, i cani da
caccia, gli uccelli e gli insetti: nessuno avvertiva nulla.
Ed era assurdo.
Comunque, per quanto riguardava Udinaas - il giudizio avanzato da una
qualche parte razionale e scettica della sua mente, quel barlume di consa-
pevolezza di cui lo spirito cercava continuamente di disfarsi - Wither non
era reale.
Sangue Wyval. Sorella Alba, colei che brandiva la spada ed era cono-
sciuta agli Edur come Menandore: lei e il luogo famelico tra le sue gambe.
Contagio e violenza. Udinaas ora credeva di capire il legame. Lui era in-
dubbiamente contaminato e, come aveva predetto la Strega Piumata, quel
sangue non-umano lo stava facendo diventare pazzo. Non c'era stata nes-
suna sgualdrina bianca che si era impossessata del suo seme. Inganni, vi-
sioni di potere, seguite dal paranoico sospetto che la gloria promessa gli
fosse stata sottratta.
E cos si spiegava il suo attuale squallido stato di schiavo di un Tiste
Edur pazzo.
La Strega Piumata. L'aveva amata e non l'avrebbe mai avuta. Era quella
la brutale e triste verit.
I pazzi costruivano case di solida pietra. Poi ci giravano intorno alla ri-
cerca di un varco per infilarsi all'interno, dove li aspettava un'accogliente
perfezione. Persone, schemi e menzogne bloccavano ogni tentativo di U-
dinaas e quello era il cuore della cospirazione. Dall'esterno, dopo tutto, la
casa sembrava reale. Perci era reale. Sarebbe bastato qualche colpo in pi
alla porta di pietra per fare saltare quella barriera.
E di nuovo e poi ancora. I solchi profondi della pazzia.
Ud un fruscio sul masso sotto di lui e un istante dopo apparve la Strega
Piumata. La donna lo raggiunse, i movimenti spasmodici come se fosse
stata in preda alla febbre.
Tocca a me scappare? domand Udinaas.
Portami l, Indebitato. In quel regno onirico. Dove ti ho incontrato.
Avevi ragione, disse Udinaas. Quel regno non esiste.
Devo andarci. Devo vedere con i miei occhi.
No. Non so come arrivarci.
Stupido. Io posso aprire il canale. Sono brava.
E poi?
E poi sceglierai. Udinaas, portami dai fantasmi.
Questo non  il luogo adatto per...
La Strega Piumata stringeva qualcosa in una mano e con quella stessa
mano afferr il braccio dell'uomo. Quest'ultimo ebbe l'impressione di sen-
tire una mattonella a contatto con la pelle.
E poi giunse il fuoco.
Fiamme accecanti. Ovunque.
Udinaas avvert un peso spingerlo alle spalle e di colpo inciamp in a-
vanti. Attraverso le fiamme. Nel mondo che aveva appena lasciato. Ora sa-
rebbe precipitato lungo la parete scoscesa, sarebbe atterrato sul declivio
pietroso e quindi rotolato verso gli alberi. Ma le sue scarpe scivolarono su
un terreno piatto, polveroso.
E si ritrov a terra, su un ginocchio. La Strega Piumata apparve subito
dopo, anche lei salva nonostante le fiamme. Udinaas si gir verso di lei.
Che cosa hai fatto?
Una mano si chiuse sulla sua nuca, lo sollev e poi lo gett a terra sulla
schiena. Il filo freddo e dentellato di una lama di pietra gli premette contro
il collo. Ud la Strega Piumata gridare.
Batt le palpebre in una nuvola di polvere.
Un uomo lo sovrastava. Piccolo ma muscoloso. Spalle larghe e braccia
troppo lunghe, la pelle color del miele quasi priva di peli. Lunghi capelli
neri circondavano un volto dai lineamenti marcati. Occhi scuri scintillava-
no sotto una fronte prominente. Un mantello di pelliccia era buttato sulle
spalle.
Peth tol ool havra d ara. Le parole erano forti, le vocali tronche, come
se alla gola da cui uscivano quei suoni mancasse la flessibilit di un uomo
normale.
Non ti capisco, disse Udinaas. Sent avvicinarsi altre strane creature e
ud la Strega Piumata imprecare quando anche lei venne sbattuta a terra.
Arad havra'd ara. En'aralack havra d'drah.
Miriadi di cicatrici. Evidenze di un braccio rotto, l'osso aggiustato in
modo scomposto e ora bozzoluto sotto muscoli e pelle. La guancia sinistra
dell'uomo rientrava, il naso largo era schiacciato e storto. Nessuna di quel-
le lesioni sembrava recente. Non parlo la tua lingua.
La lama si allontan dal collo dello schiavo. Il guerriero indietreggi e
gli fece segno di alzarsi.
Udinaas si trascin in piedi.
Altre figure in pelliccia.
Un bacino naturale, protetto su tre lati da alte pareti. Fessure verticali
nelle pareti di pietra, alcune cos ampie da poter offrire rifugio. Era l che
viveva quella gente.
Sull'altro lato del bacino, alla sinistra del Letherii, il paesaggio si apriva.
E in lontananza - gli occhi dello schiavo si spalancarono - una citt in ro-
vina. Come se fosse stata strappata dal terreno, con le radici e tutto il resto,
e quindi ridotta in pezzi. Strutture in legno al di sotto di strade sollevate.
Bassi edifici rovesciati. Colonne crollate, edifici squarciati al cui interno si
vedevano ancora pavimenti e stanze, molte delle quali ancora arredate.
Enormi blocchi di ghiaccio spuntavano in mezzo alle rovine.
Che posto  mai questo? domand la Strega Piumata.
Udinaas si gir e si accorse che lei aveva seguito il suo sguardo.
Dove ci hai portato? Chi sono questi selvaggi?
Vis vol'raele absi'arad.
Il Letherii guard il guerriero che aveva parlato, si strinse nelle spalle e
riport la propria attenzione sulla citt. Voglio andare a dare un'occhia-
ta.
Non te lo permetteranno.
C'era solo un modo per scoprirlo. Udinaas s'incammin verso la piana.
I guerrieri si limitarono a guardare.
Poco dopo, la Strega Piumata lo segu e lo raggiunse.  come se fosse
stata appena... lasciata qui. Come se fosse caduta dal cielo.
 una citt Meckros, afferm l'uomo. Il legno delle costruzioni  del
tipo che non assorbe l'acqua. Non marcisce. E guarda l, indic un punto
in lontananza, quelli sono i resti di pi darsene. Pontili. Quello appeso a
quelle funi  il parapetto di una nave. Non ho mai visto una citt Meckros,
ma ne ho sentito parlare a sufficienza da essere sicuro di quello che dico.
Una citt dal mare. Quel ghiaccio  giunto con essa.
Ci sono dei tumuli. La terra sembra fresca, osserv la Strega Piumata.
Li vedi?
Tumuli di terra scura, circondati da massi, punteggiavano le distese in-
torno alle rovine. I selvaggi hanno sepolto i Meckros morti, disse Udi-
naas.
Ce ne sono a centinaia...
E ognuno di essi  grande abbastanza da contenere centinaia di corpi.
Temono le malattie.
O forse, nonostante l'aspetto,  gente compassionevole.
Non fare l'ingenuo, Indebitato. Ci avranno impiegato dei mesi.
L'uomo ebbe un attimo di esitazione, poi replic: Quello era solo un
clan, Strega Piumata. In questa regione ne vivranno almeno quattromila.
Lei si blocc di colpo, afferr lo schiavo per un braccio e l'obblig a gi-
rarsi. Voglio sapere tutto! sibil.
Udinaas liber il braccio e riprese a camminare. Questi fantasmi hanno
ricordi cos chiari della loro vita, della loro carne, da manifestarsi come
creature reali, fisiche. Il loro nome  T'lan Imass.
La Strega Piumata lo fiss a bocca spalancata. La Fortezza della Be-
stia.
Lui la guard. Che cosa?
Il Trespolo di Osso. Antico, Crone, Veggente, Sciamano, Cacciatore e
Rintracciatore. I Ladri di Fuoco. Rubato a Eres'al.
Eres'al. La dea Nerek. La falsa dea, o cos sostengono maghi e studiosi,
come giustificazione per la conquista dei Nerek. Ma  una menzogna. Co-
munque, le immagini sulle mattonelle non rappresentano delle bestie? Per
la Fortezza della Bestia, intendo.
Solo nelle versioni pi misere. Le pelli delle bestie avvolte intorno a
selvaggi scuri e tarchiati.  quello che vedresti sulle mattonelle pi anti-
che, le pi pure. Non fare finta di non sapere, Udinaas. Dopo tutto, ci hai
portato qui.
Stavano avvicinandosi ai primi tumuli e videro, spostando la terra fresca,
un numero infinito di oggetti. Vasellame infranto, gioielli, armi in ferro,
oro, argento, piccoli idoli di legno, pezzi di tessuto. I resti dei beni degli
uomini sepolti.
La Strega Piumata emise un suono che avrebbe potuto essere una risata.
Hanno lasciato il tesoro sulla superficie, invece di seppellirlo con i corpi.
Che cosa strana.
Forse cos i predatori eviteranno di scavare e di disturbare i morti.
Oh, da queste parti  pieno di sciacalli.
Non conosco questo posto a sufficienza per sostenere il contrario, af-
ferm Udinaas stringendosi nelle spalle.
L'occhiata che lei gli lanci era turbata.
Ora erano pi vicini e la citt distrutta si stagli innanzi a loro. Cirripedi
incrostati appesi alle basi di massicce colonne capovolte. Alghe nere e av-
vizzite. Al di sopra, i profili delle strutture portanti di strade ed edifici. E,
tra gli enormi blocchi di ghiaccio grigio, strisce di carne in putrefazione:
carne non umana. Membra di dimensioni gigantesche, ricoperte di squame.
Una lunga testa di rettile ciondolava da un collo spezzato. Interiora fuoriu-
scivano da un addome squarciato. Zampe a tre dita dai lunghi artigli. Coda
dentellata. Un'armatura sformata e briglie di cuoio, brandelli di tessuto co-
lorato, scintillante come seta.
Che cos' quella roba?
Udinaas scosse la testa. Questa citt  stata colpita dal ghiaccio, proprio
mentre veniva strappata dal nostro mondo. E il ghiaccio deve averne con-
servato i segreti.
Perch ci hai portato qui?
Lui si gir verso di lei, cerc di contenere la rabbia, che rilasci in un
lungo sospiro. Infine disse: Strega Piumata, che mattonella tenevi in ma-
no?.
Una mattonella dei Fulcra. Fuoco. Si blocc, poi riprese: Quando ti
ho visto, quella prima volta, ho mentito quando ti ho detto che non vedevo
nient'altro. Nessun altro.
L'hai vista, vero?
Sorella Alba... le fiamme...
E hai visto ci che mi ha fatto.
S. Un sussurro.
Udinaas si gir dall'altra parte. Allora non l'ho immaginato. Non  stato
uno scherzo dell'immaginazione. La pazzia...
Non  giusto. Tu, tu non sei nulla. Un Indebitato. Uno schiavo. Quel
Wyval doveva essere per me. Per me, Udinaas!
Lui trasal di fronte a tanta rabbia e a un tratto tutto gli fu chiaro. Sei
stata tu a evocarlo, vero? Il Wyval. Volevi il suo sangue, cos che il suo
veleno ti contagiasse. Ma non  andata cos. Il Wyval ha scelto me. Se po-
tessi, Strega Piumata, te lo darei. Con piacere; no, non  vero, per quanto
mi piacerebbe. Sii grata che quel sangue non scorre nelle tue vene. In real-
t,  proprio la maledizione che tu hai predetto.
Meglio essere maledetti che... La donna si blocc, distogliendo lo
sguardo.
Lui osserv quel volto e quei capelli biondi che si sollevavano sospinti
dalla lieve brezza. Che cosa, Strega Piumata? Uno schiavo figlio di
schiavi. Condannato ad ascoltare sogni infiniti di libert: una parola che tu
non capisci e che probabilmente non capirai mai. Le mattonelle avrebbero
dovuto essere dalla tua parte, vero? Non al servizio del tuo compagno Le-
therii. Ma per te. Hai colto un bagliore di libert nella profondit di quelle
mattonelle, vero? O qualcosa che pensavi fosse libert. Per quanto possa
valere, Strega Piumata, una maledizione non  la libert. Ogni canale  una
trappola, un laccio pronto a intrappolarti nel gioco di forze al di l di ogni
umana comprensione. Quelle forze probabilmente preferiscono gli schiavi
quando usano le forze mortali, poich gli schiavi comprendono la natura
intrinseca del rapporto imposto.
Lei lo fiss. Allora perch tu?
E non tu? Perch io non sognavo la libert. Forse. Prima di essere uno
schiavo ero Indebitato, come tu mi ricordi a ogni occasione. I debiti creano
una loro sorta di schiavit, Strega Piumata, all'interno di un sistema ideato
per assicurarsi che pochi scappino una volta che quelle catene si sono
chiuse su di loro.
La donna sollev le mani e le guard.Siamo veramente qui? Sembra
tutto cos reale.
Ne dubito.
Non possiamo restare?
Nel mondo delle mattonelle? Dimmelo tu, Strega Piumata.
Questo non  il regno dei tuoi sogni, vero?
No. Ti avevo avvisata.
Aspettavo che lo dicessi. Solo non con quel tono di rimpianto.
Ti aspettavi rabbia, ira?
Lei annu.
Di quella ne avevo in abbondanza, ammise l'uomo. Ma se n' anda-
ta.
Come? Come hai fatto ad allontanarla?
Udinaas la guard negli occhi, poi scosse la testa. Torn a voltarle le
spalle e a lasciare vagare lo sguardo sulle rovine. Questa distruzione.
Questo massacro. Una cosa terribile.
Forse se lo meritavano. Forse avevano commesso qualcosa...
Strega Piumata, non dovresti mai chiedere se qualcuno meritava qual-
cosa. Chiederlo conduce a giudizi implacabili e ad azioni di totale malva-
git. L'atrocit rivisitata in nome della giustizia genera nuova atrocit.
Tu sei indulgente, Udinaas, in un mondo duro.
Ma non ero privo di rabbia.
Ma sei in qualche modo riuscito a liberartene prima che potesse ferire
qualcun altro.
E cos sono l'unico a sanguinare, vero?
Lei annu. Temo di s, Udinaas.
L'uomo sospir e si volt. Torniamo indietro.
L'uno accanto all'altra, ritornarono sui loro passi fino a raggiungere i
selvaggi e il loro villaggio di caverne.
Sarebbe bello poterli capire, osserv la Strega Piumata.
Il loro sciamano  morto.
Accidenti a te, Udinaas!
Raggiunsero la conca, dove qualcosa era cambiato. Erano apparse quat-
tro donne e con loro c'era un ragazzo. Umano.
Il guerriero che aveva parlato prima si rivolse ora al ragazzo, il quale ri-
spose nella stessa lingua, prima di girarsi verso Udinaas e la Strega Piuma-
ta. Li indic e con voce severa disse: Letherii.
Mi capisci? domand Udinaas.
Un po'.
Siete Meckros?
Alcuni. Letherii Indebitati. Indebitati. Madre e padre. Sono fuggiti per
vivere con i Meckros. Vivono liberi. In libert.
Udinaas indic la citt in rovina. La tua casa?
Alcuni. Prese la mano di una delle donne che erano con lui. Qui.
Come ti chiami?
Rud Elalle.
Udinaas guard la Strega Piumata. Nella lingua commerciale dei Me-
ckros Rud significava trovato. Ma naturalmente si rese conto che lei non lo
sapeva. Trovato Elalle, disse nella lingua mercantile, mi capisci meglio
ora?.
Il ragazzo s'illumin. S! Bene, s! Tu sei un marinaio, com'era mio pa-
dre. S.
Questa gente ti ha tratto in salvo dalla citt?
S. Sono Bentract. O lo erano, qualunque cosa significhi: lo sai?
Udinaas scosse la testa. Trovato, c'erano altri superstiti?
No. Tutti morti. O morenti e poi morti.
E come sei sopravvissuto?
Stavo giocando. A un tratto ho sentito un rumore terribile e delle grida
e poi la strada si  sollevata e aperta e la mia casa non c'era pi. Sono sci-
volato verso un'enorme fenditura piena di zanne di ghiaccio. Stavo per mo-
rire. Come tutti gli altri. Poi sono andato a sbattere contro due gambe. Lei
era in piedi, come se la strada fosse ancora intatta.
Lei?
Questa  la lingua mercantile, vero? chiese la Strega Piumata. Co-
mincio a capirla.  quella che usate tu e Hulad quando siete insieme.
Lei era fuoco bianco, continu il ragazzo. Alta, molto molto alta e si
 piegata e mi ha sollevato. Mim il gesto di una mano che lo afferrava
per il colletto della camicia logora. E ha detto: Oh no, lui no. E poi cam-
minavamo. In aria. Volavamo e alla fine siamo arrivati qui. E lei impreca-
va e imprecava.
Oltre a imprecare ha detto qualcos'altro?
Ha detto che ha lavorato sodo per generare e che quel maledetto ba-
stardo senza gambe non le avrebbe rovinato i piani. No, assolutamente no
e avrebbe pagato per quello. Che cosa significa generare?
No. Trovato, quanti anni hai? chiese Udinaas.
L'ho dimenticato.
Quanti anni avevi prima che il ghiaccio distruggesse la citt?
Sette.
Trionfante, Udinaas si volt verso la Strega Piumata.
Sette, ripet il ragazzo. Sette settimane. La mamma continuava a dire
che crescevo troppo in fretta, perci devo essere alto per la mia et.
Il sorriso della Strega Piumata scomparve.
Il guerriero Bentract torn a parlare.
Il ragazzo annu e disse: Ulshun Pral ha una domanda che vuole porvi.
Va bene.
Rae'd. Veb entra tor'rudd n'lan n'vis thal? List vah olar n'lan? Ste sha-
byn?
Le donne vogliono sapere se quando sar grande le manger. Vogliono
sapere che cosa mangiano i draghi. Vogliono sapere se dovrebbero avere
paura. Non so che cosa significhi tutto questo.
Come possono essere mangiate? Sono... Udinaas si blocc. Che l'Er-
rante mi prenda, non sanno di essere morte! Di' loro di non preoccuparsi,
Trovato.
Ki'bri arasteshabyn bri por'tol tun logdara kul absi.
Ulshun Pral dice che gli hanno promesso di prendersi cura di me fino a
quando lei ritorner.
Entra tog'rudd av?
Il ragazzo scosse la testa e rispose nella lingua del guerriero.
Che cosa ha chiesto? domand Udinaas.
Ulshun Pral voleva sapere se tu sei mio padre. Gli ho detto che mio pa-
dre  morto. Gli ho detto di no, che non sei mio padre. Mio padre era Araq
Elalle.  morto.
In Letherii, la Strega Piumata mormor: Diglielo, Udinaas.
No. Non c' niente da dire.
Lo lascerai a quella... donna?.
Lo schiavo si gir di scatto. E che cosa dovrei fare? Portarlo con noi?
Noi non siamo nemmeno qui!
T'un havra'ad eventara. T'un veb vol'raele bri rea han d En'ev?
Ulshun Pral ora vi capisce. Un po'. Dice che ci sono dei buchi e chiede
se volete andare a vedere, spieg il ragazzo.
Buchi? ripet Udinaas.
Portali. Intende portali. Avvertivo la loro presenza. Ci sono dei portali,
Udinaas. E anche potenti, intervenne la Strega Piumata.
Va bene, disse Udinaas a Trovato.
A me non piace quel posto, replic il ragazzo. Ma verr con voi.
Non  lontano.
Si diressero verso l'ingresso di una delle caverne pi grandi. Entrati nella
fredda oscurit, il terreno sal per una ventina di passi, poi cominci a
scendere. Attraversarono caverne dalle pareti affollate di immagini dise-
gnate in rosso e giallo ocra, contorni neri che ritraevano antiche bestie in
piedi o nell'atto di correre, alcune infilzate da lunghe lance. Pi avanti, in
una caverna pi piccola, altri disegni neri su pareti e soffitto, un tentativo
dei T'lan Imass di tratteggiare le loro forme. Macchie di pittura rossa con-
tornavano macabre impronte di mani. Poi il sentiero si strinse e inizi una
graduale salita. In fondo, davanti a loro, una fessura verticale attraverso la
quale filtrava la luce, una luce dai colori fluttuanti, come se una fiamma
soprannaturale bruciasse oltre la parete.
Emersero su un letto di roccia annerito. Piccoli massi, uno accanto all'al-
tro, formavano un viale che dalla caverna li condusse attraverso una spirale
interna verso il centro della spianata. Al di l, il cielo era una profusione di
bagliori colorati, come arcobaleni spezzati. Il centro della spirale era do-
minato da un cairn di pietre piatte nella forma sgraziata di una figura in
piedi su due gambe fatte di pietre impilate; un'unica grande pietra costitui-
va le anche, tre pietre erano il busto, le braccia un prolungamento laterale
rettangolare, la testa un'unica pietra oblunga coperta di licheni. La rozza
figura era sistemata davanti a una tozza struttura a forma di torre con al-
meno dodici lati. Il rivestimento era levigato, lucido come le sfaccettature
del cristallo naturale. Bagliori di luce dai mille colori scintillavano da ogni
superficie muovendosi a spirale verso un buco nero.
Udinaas avvert una sorta di pressione nell'aria, come se forze ribelli ve-
nissero tenute in equilibrio. Lo scenario sembrava pericolosamente fragile.
Vi han onralmashalle. S'ril k'ul havra En'ev. N'vist'. Lan'te.
Ulshun dice che la sua gente  venuta qui con una divinatrice. Era un
regno di tempeste. E di bestie, bestie che andavano e venivano da quei bu-
chi. Non sapevano che cosa fossero, ma c'erano molti scontri.
Il guerriero T'lan Imass riprese a parlare, a lungo.
La divinatrice ha capito che quelle brecce dovevano essere chiuse e co-
s ha chiamato a raccolta i poteri della pietra e della terra e si  calata nel
suo nuovo corpo eterno per chiudere le ferite. E bloccare ogni cosa nel-
l'immobilit. Lei ora  qui e vi rester per sempre.
Ma il suo sacrificio ha bloccato qui i T'lan Imass, vero? domand U-
dinaas.
S. Ma Ulshun e la sua gente sono felici.
Vi truh larpahal. Ranag, bhed, tenag tollarpahal. Lul havra thelar. Kul.
Questa terra  un sentiero, ci che noi chiameremmo strada, disse
Trovato, aggrottando la fronte mentre cercava di dare un senso alle parole
di Ulshun. Mandrie migrano, avanti e indietro. Sembrano arrivare dal
nulla, ma arrivano sempre.
Perch, come i T'lan Imass stessi, sono ricordi fantasma.
La strada conduce qui? domand la Strega Piumata.
S, rispose il ragazzo.
E da dove viene?
Epal en. Vol'sav, thelan.
Il ragazzo sospir, incroci le braccia, confuso. Ulshun dice che siamo
in un... troppopieno? Dove la strada sgorga e viene a rivendicare la strada
stessa. E a circondare questo luogo. Al di l non c'... nulla. Il silenzio.
L'oblio. L'irrealizzato.
Allora siamo in un reame? domand la Strega Piumata. Quale For-
tezza rivendica questo luogo?
A evbrox'l list Tev. Starval Demelain Tev.
Ulshun  felice che tu capisca la parola Fortezza. Lui  felice e sorpre-
so. Chiama questa la Fortezza Starvald Demelain.
Non ho mai sentito questo nome, ammise la donna.
Il T'lan Imass riprese a parlare e nelle sue parole Udinaas riconobbe un
elenco. E poi altri ancora e a un tratto distinse dei nomi.
Il ragazzo si strinse nelle spalle. T'iam, Kalse, Silannah, Ampelas, Oka-
ros, Karosis, Sorrit, Atrahal, Eloth, Anthras, Kessobahn, Alkend, Karatal-
lid, Korbas... Olar. Eleint. Draconiani. Draghi. I Draghi Puri. Il luogo da
cui proviene la strada  chiuso. Dai sangue misto che si radunarono tempo
fa. Draconus, K'rul, Anomandaris, Osserc, Silchas Ruin, Scabandari, Shel-
tatha Lore, Sukul Ankhadu e Menandore. Lui dice che  stata Menandore a
salvarmi. Il ragazzo sgran gli occhi. Non sembrava un drago!
Ulshun riprese la parola.
Trovato annu. Va bene. Dice che dovreste riuscire a passare da qui.
Spera di rivedervi presto. Prepareranno un banchetto per voi, vitello Te-
nag. Tornerete, vero?
Se potremo, rispose la Strega Piumata e passando al Letherii: Non 
vero, Udinaas?.
L'uomo si rabbui. Come posso saperlo?
Sii gentile.
Con te o con loro?
Con entrambi. Ma soprattutto con tuo figlio.
Udinaas non voleva sentire niente di tutto ci e scelse cos di osservare
la torre sfaccettata. Non un portale, ma almeno una dozzina. Dodici altri
mondi? E com'erano? Da che genere di creature erano abitati? Demoni. E
forse era proprio quello il significato della parola demone. Creature
strappate dal loro reame. Incatenate come schiavi da un nuovo padrone a
cui non importava nulla della loro vita, del loro benessere e che le avrebbe
usate come qualsiasi altro strumento. Fino al giorno in cui fossero diventa-
te inutili e sarebbero state eliminate.
Ma sono stanco di immedesimarmi e provare piet. Sarei felice di rice-
verla, se non altro per placare tutta questa autocommiserazione. Sii genti-
le, lei ha detto. Assurdo, venendo da lei. Udinaas si gir e lanci un'oc-
chiata al ragazzo. Mio figlio. No, solo il mio seme. Lei non ha preso nien-
t'altro, non aveva bisogno di altro. Deve essere stato il sangue Wyval ad
attirarla. Nient'altro. Non mio figlio. Il mio seme.
Cresceva troppo in fretta. Era quella una caratteristica dei draghi? Non
c'era da stupirsi della preoccupazione delle donne T'lan Imass. Sospir e
disse: Trovato, grazie. E grazie anche a Ulshun Pral. Aspetteremo con an-
sia di assaggiare il vitello Tenag. Si rivolse alla Strega Piumata. Riesci a
scegliere il canale giusto?
La nostra carne ci riporter indietro, rispose la donna. Andiamo, non
sappiamo quanto tempo sia trascorso nel nostro mondo. Lo prese per ma-
no e lo condusse oltre la figura di pietra. Mondi onirici. Immagina che
cosa potremmo vedere se potessimo scegliere...
Non sono mondi onirici, Strega Piumata. Sono reali. In quei luoghi,
siamo noi i fantasmi.
Lei sbuff ma non disse nulla.
Udinaas si gir per un'ultima occhiata. Il ragazzo, generato da uno
schiavo e da una donna di sangue draconiano e allevato da nessuno dei du-
e. E al suo fianco, il rude selvaggio che credeva di vivere ancora. Credeva
di essere carne e ossa, un cacciatore e un capo con appetiti, desideri, un fu-
turo nel quale sperare. Udinaas non sapeva dire quale dei due fosse pi pa-
tetico. Guardandoli ora, gli spezzarono il cuore entrambi e non sembrava ci
fosse modo di distinguere fra i due. Come se il dolore avesse sapori.
Si gir di scatto. Va bene, riportaci indietro.
La mano della donna si strinse sulla sua e lo trascin avanti. Udinaas la
guard entrare nella parete di luce abbagliante. Poi la segu.
L'Atri-Preda Yan Tovis, chiamata Tramonto - perch era quello il signi-
ficato del suo nome - dai soldati ai suoi ordini nelle cui vene scorreva il
sangue dei pescatori indigeni ormai scomparsi del Braccio di Fent, se ne
stava sulle massicce mura che circondavano la Torre della Costa Setten-
trionale, lo sguardo perso sulle acque del Mare Nepah. Dietro di lei, u-
n'ampia strada elevata si allontanava dalla base della torre di osservazione
e tagliava verso sud attraverso due leghe di foreste, per poi proseguire per
una lega attraverso terre coltivate e finire a un crocevia subito prima della
Porta Interna della citt fortificata del Braccio di Fent.
Quella era la strada che stava per prendere. E di corsa.
Accanto a lei, il Finadd locale, un uomo sottile e agitato dal colorito
spettrale, si schiar la voce per la terza volta nel giro di pochi istanti.
Va bene, Finadd, disse Tramonto.
L'uomo sospir, un suono di imperturbabile sollievo. Raduner le
squadre, Atri-Preda.
Tra un momento. Devi ancora fare una scelta.
Atri-Preda?
Secondo te, quante sono le navi Edur che stiamo vedendo?
Il Finadd volse lo sguardo a nord. Otto-novecento incursori, direi. Me-
rude, Den-Ratha, Beneda. E quelle enormi da trasporto... non le avevo mai
viste prima. Cinquecento?
Quelle navi sono state create su imitazione delle nostre, osserv la
donna. E ognuna delle nostre trasporta cinquecento soldati, una nave ri-
fornimento ogni cinque. Supponiamo lo stesso rapporto. Quattrocento navi
da trasporto cariche di guerrieri Edur. Fanno duecentomila. Quegli incur-
sori ne contengono dagli ottanta ai cento. Diciamo cento. Perci, novanta-
mila. La forza che sta per sbarcare  quindi composta da circa trecentomila
unit.
S, Atri-Preda.
Questa mattina cinquemila Edur sono sbarcati in prossimit del Primo
Forte della Fanciulla. La guarnigione ha sellato ogni cavallo rimasto e sta
dirigendosi verso il Braccio di Fent. Dove c' la mia guarnigione.
Possiamo concludere, disse il Finadd, che quella davanti a noi costi-
tuisce la forza principale della flotta Edur e indubbiamente la forza princi-
pale del nostro nemico e della sua invasione suicida.
Lei lo guard. No, non possiamo concludere nulla di simile. Non ab-
biamo mai conosciuto la gente delle terre Edur.
Atri-Preda, possiamo tenere il Braccio di Fent per settimane. Sopravvi-
vremo fino all'arrivo dei rinforzi e poi schiacceremo i bastardi dalla pelle
grigia.
Il mio quadro di maghi in citt, replic la donna,  composto da tre
ambigui stregoni, di cui uno non  mai sobrio e gli altri due non fanno altro
che cercare di uccidersi a vicenda per una qualche offesa passata. Finadd,
vedi l'oscurit del mare sotto quelle navi? Gli abitanti di Trate conoscono
quelle acque scure e ci che contengono.
Di che cosa stai parlando, Atri-Preda?
Vieni con me e i tuoi soldati o resta qui e organizza la tua resa ufficiale
non appena il nemico toccher terra.
L'uomo la fiss, la bocca spalancata.
Tramonto si gir e si diresse verso le scale che conducevano al cortile.
Sto per consegnare il Braccio di Fent, Finadd.
Ma Atri-Preda! Potremmo arretrare fino a Trate! Tutti quanti!
Lei si ferm. Nel Mare Katter  comparsa una terza flotta, Finadd.
Siamo gi isolati.
Che l'Errante ci prenda!
Tramonto riprese a scendere e fra i denti mormor: Se solo potesse....
Il tempo delle domande era finito. L'invasione era iniziata.
La mia citt sta per essere conquistata. Di nuovo.
...
.
...
CAPITOLO SEDICI.
.
Il vecchio fossato di scolo un tempo era stato un corso d'acqua,
molto prima che le capanne venissero abbattute e i signori inizias-
sero a costruire le loro case di pietra. Detriti e limo nauseante
formavano gli argini, dove i parassiti prosperavano. Ma l, nel
mio petto, una fiamma scura divampava in silenziosa ira mentre
percorrevo il sentiero in cerca della voce perduta, la voce di quel
flusso libero, i ciottoli sotto la lingua impetuosa. Oh, conoscevo
cos bene quelle pietre lucide, il tesoro confortante di un bambino
e il modo in cui una sola goccia di lacrima o di pioggia poteva fa-
re rifiorire il colore su quelle pietre asciutte: quel bambino ero io
e quel tesoro era mio e quello stesso mattino ho scoperto il mio
bambino, inginocchiato e sporco su quelle rive putride, a giocare
con cocci rotti che non conoscevano che le tonalit del grigio, in-
dipendentemente da quanto profonde e scroscianti fossero le lacrime.
.
Prima di Trate.
.
Anonimo.
.
I sogni potevano crollare in un battito di ciglia, sconfitti dalla confusio-
ne, dal disorientamento e da un incessante flusso di emozioni discordanti.
Udinaas si accorse di essere scivolato, di essere in bilico sul bordo, le
gambe rigide e doloranti. Il sole era basso ma non era ancora scomparso.
Dietro l'uomo, la Strega Piumata stava alzandosi; le due met di una mat-
tonella spezzata le caddero da una mano per andare a rimbalzare sulla pie-
tra e poi rotolare nella sterpaglia e sulle rocce sottostanti. I capelli copriva-
no il volto della donna, ne nascondevano le emozioni.
Udinaas avrebbe voluto gridare, sfogare il proprio dolore e la sottostante
rabbia. Ma era forse la prima volta che veniva usato? Era forse la prima
volta che si trovava senza obiettivi per cui combattere? Si tir in piedi e si
guard intorno.
L'esercito stava muovendosi. Qualcosa era cambiato. Dobbiamo torna-
re, disse.
A che cosa? Il tono della donna era duro, amaro.
A ci che eravamo prima.
Schiavi, Udinaas.
S.
Ora l'ho provata. L'ho provata!
Lui la guard, la guard mentre drizzava la schiena, si passava una mano
nei capelli e posava su di lui uno sguardo furibondo. Non puoi vivere co-
s.
Non posso?
La donna distolse lo sguardo. Per non vedere, pens Udinaas. Per non
capire.
Stiamo marciando su Trate, Strega Piumata.
Per conquistare. Per... ridurre in schiavit.
Dettagli, mormor l'uomo. Le offr una mano. Mayen ti vuole.
Mi picchia.
Lo so. Non hai nascosto i lividi.
Mi strappa i vestiti. Mi usa. I suoi modi mi feriscono. Soffro continua-
mente.
Ma lui non si comporta cos con lei, osserv Udinaas. Non che vi sia
molta tenerezza. Immagino sia troppo giovane per quella. N lei ha la for-
za di assumere il controllo. Di insegnargli. Lei ... frustrata.
Basta cercare di capire questo e capire quello. Basta, Indebitato! Ne ho
abbastanza. Non m'importa il punto di vista di quella donna, non m'interes-
sa entrare nella sua ombra, cercare di vedere il mondo con i suoi occhi.
Niente di tutto ci ha importanza quando lei picchia, morde, spinge... basta
parlare, Udinaas. Basta!
Prendi la mia mano, Strega Piumata.  ora.
Preferirei staccartela a morsi.
Lo so. Non disse nulla.
E cos lui non le fa del male, vero?
Non fisicamente, rispose Udinaas.
S. Ci che lui le fa... La Strega Piumata sollev lo sguardo, cercando
gli occhi dell'uomo, io lo faccio a te.
E mi vorresti prendere a morsi.
Lei non rispose. Qualcosa scintill nei suoi occhi, poi volt il viso, men-
tre gli prendeva la mano.
Lui l'aiut ad alzarsi.
La Strega Piumata non lo guard. Scendo io per prima. Aspetta un at-
timo.
Va bene.
Un esercito si era svegliato e sciamava nella foresta. Verso nord, le ce-
neri di casa. Verso sud, Trate. E la vendetta.
Dettagli.
Un lieve movimento pi in basso, poi... niente.
Trull Sengar continu a scrutare ancora per alcuni istanti, quindi torn a
sistemarsi dietro l'albero caduto. Siamo stati scoperti, disse.
Ahlrada Ahn grugn. E adesso?
Trull guard a destra e a sinistra. Riusc a malapena a distinguere i guer-
rieri pi vicini, immobili e nascosti. Dipende, mormor. Se arriveranno
in forze o meno.
Aspettarono, mentre il pomeriggio svaniva.
Da qualche parte nella foresta sottostante c'era una brigata Letherii e in-
sieme a essa un quadro di maghi che aveva rilevato la presenza di Tiste
Edur schierati per difendere il ponte. Tra gli ufficiali, sorpresa, forse co-
sternazione. I maghi dovevano essere al lavoro per cercare di percepire
numeri precisi, ma non sarebbe stato facile. Qualcosa nel sangue Edur re-
sisteva loro, si sottraeva ai loro sforzi magici. Doveva essere presa una de-
cisione e molto dipendeva dalla personalit del comandante. Procedere in
modo guardingo e circospetto fino a stabilire un contatto diretto e poter co-
s saggiare la forza del nemico. Tuttavia c'erano dei rischi. Avvicinarsi al
punto da valutare quanto i denti del nemico fossero affilati sollecitava un
morso che forse non li avrebbe pi lasciati andare e che avrebbe condotto a
uno scontro, dove tutti i vantaggi sarebbero stati in favore dei Tiste Edur.
Le battaglie lungo i declivi erano sempre costose in termini di vite umane.
E spesso la ritirata si rivelava difficile e sanguinosa. Inoltre, c'era sempre il
pericolo di una completa disfatta che si sarebbe tradotta in un massacro.
Oppure il comandante avrebbe potuto ordinare al quadro di maghi di
scatenare un attacco magico e cos distruggere completamente la foresta
sopra di loro. Un simile attacco avrebbe naturalmente svelato la posizione
dei maghi agli eventuali stregoni Edur presenti. E agli spettri e ai demoni
con loro. Se l'attacco fosse stato smorzato, il quadro si sarebbe trovato nei
guai.
Infine, il comandante avrebbe potuto scegliere di arretrare. Abbandonare
il ponte e tornare tra le mura sicure di Alto Forte, suggerendo una battaglia
pi tradizionale, del genere che i Letherii avevano combattuto per secoli
contro forze nemiche di ogni genere, e ogni volta con successo.
Il comandante era presuntuoso e avventato? In tal caso, Trull Sengar e i
suoi cinquanta guerrieri sarebbero stati massacrati o respinti sull'altro lato
del ponte ed entrambi i risultati sarebbero stati tatticamente disastrosi per
Hanradi Khalag e i suoi guerrieri. Un contrasto sull'attraversamento del
ponte avrebbe obbligato Fear e Hanradi a svelare il pieno potere delle for-
ze magiche che accompagnavano l'armata: potere che avrebbe dovuto es-
sere utilizzato per frantumare le difese di Alto Forte. Viceversa, un co-
mandante prudente o insicuro avrebbe scelto di arretrare, decretando cos il
successo Edur.
Trull torn a guardare oltre l'albero caduto. Sotto di lui niente si muove-
va. Tutto era immobile. Persino l'aria sembrava ferma in modo innaturale.
Se non guadagnano terreno subito, sussurr Ahlrada, perderanno il
vantaggio.
Trull annu. Preoccupazioni sufficienti per occupargli la mente, per otte-
nere la sua piena attenzione. Non poteva permettersi il lusso di pensare ad
altre cose. Quello, decise, era preferibile. Un sollievo. E d'ora in poi posso
restare qui, in questa inquieta disposizione dei miei pensieri. Mi porter
attraverso questa guerra. Deve farlo. Ti prego, portami attraverso questa
guerra.
Le ombre si allungavano sul declivio sottostante, i raggi di un sole pol-
veroso che si abbassavano in una nebbiolina dorata attraverso la quale gli
insetti svolazzavano.
Un fruscio dietro di loro e poi ovunque.
Spettri che sfrecciavano verso il basso e si disperdevano nell'oscurit
sottostante.
Sono arrivati, disse Ahlrada.
Trull si lasci andare e rotol sulla schiena. A passo felpato tra sterpa-
glie e alberi avanzavano i lupi dal mantello argenteo. Una mezza dozzina,
poi in gran numero, gli occhi luminosi che lanciavano bagliori dalle teste
abbassate.
Una bestia si avvicin a Trull. Subito si offusc, l'aria si riemp di un
odore pungente, acre e un istante dopo Trull si scopr a guardare gli occhi
d'ambra di B'nagga.
Il Jheck sogghign. Un migliaio di passi pi sotto, Trull Sengar. Stanno
ritirandosi.
Tempismo perfetto, comment Ahlrada.
Il ghigno si apr in un sorriso. I guerrieri sono a meno di duemila passi
dal ponte. I miei fratelli hanno trovato un corpo nascosto tra le sterpaglie.
Opera vostra?
Un ricognitore, spieg Trull.
I maghi hanno legato un filo a lui. Sapevano che stavate arrivando. Si-
curamente questo li ha ulteriormente rallentati.
Allora blocchiamo la loro ritirata? domand Ahlrada.
Ci avevo pensato. Ma direi di no, gli spettri si limiteranno a braccarli.
Li terranno sulle spine e li obbligheranno a marciare il doppio. Quando
raggiungeranno Alto Forte avranno i piedi in fiamme e la vista offuscata.
Non daremo loro molto tempo per riposare. Si accosci. Ci sono novit.
Il Primo Forte della Fanciulla  caduto. Niente battaglia: la guarnigione si
era gi ritirata al Braccio di Fent.
Come previsto, comment Trull.
S. Se i Letherii sceglieranno di opporre resistenza al Braccio di Fent,
sar un assedio di breve durata. In questo momento, le nostre truppe stanno
sbarcando e presto i guerrieri marceranno sulla citt.
Nessun contatto con la flotta Letherii? Trull era sorpreso. Quelle navi
da trasporto erano vulnerabili.
Niente. Le forze dell'imperatore sono schierate sopra Trate e per il
momento ignorate. Nei prossimi giorni, amici miei, ci saranno quattro
grandi battaglie. E, spade permettendo, la frontiera settentrionale cadr.
Alla fine avremo la loro piena attenzione.
Ubriaca fradicia. Una descrizione che Seren Pedac cercava di esplorare
con tutta la buona volont di una mente offuscata. Ma stava fallendo. No-
nostante la sbronza era dolorosamente consapevole delle figure su tutti i
lati del piccolo tavolo, della profonda pressione e del suono confuso di mi-
riadi di voci. Lo stordimento non era ancora arrivato e forse non ce l'a-
vrebbe mai fatta, visto che l'imperturbabile sobriet resisteva, caparbia, i-
namovibile e indifferente ai bicchieri di vino che lei continuava a buttare
gi.
Eccitamento, voci che blateravano e teste che annuivano. Proclamazioni
e previsioni, le scintillanti parole dell'avidit pronte a essere sguinzagliate
sul bottino di campi di battaglia ricoperti da Edur morti. Dategli subito il
Primo Forte della Fanciulla, s. Perch no? Trascinate dentro i bastardi.
Hai visto che cosa ha fatto il quadro quella notte? Lo rifaranno, questa
volta contro i bastardi stessi. Ho una casetta vicino al faro, l'ho pagata
una fortuna. Da l vedr tutto.
Al Braccio di Fent sar la fine. Cadranno con il muso nella polvere e il
quadro colpir la flotta nel Mare Katter. Ho degli interessi sulla Costa di
Bight. Appena sar tutto finito, ci far un salto.
Hanno lasciato che li circondassero, te lo dico io. Tramonto sta solo a-
spettando che l'assedio sia stabilito. Che cosa? Stai dicendo che si  arre-
sa? Che l'Errante ci prenda, quale menzogna stai sputando? Sei forse un
dannato traditore, un altro Hull Beddict? Chiudi quella bocca o lo far io
per te.
Ti do una mano io, Cribal,  una promessa. Cucire le bocche  pi facile
che aggiustare vele e quello lo faccio da anni...
Dove  andato?
Ah, non importa, Cribal...
I traditori devono ricevere una lezione, Feluda. Vieni, si sta dirigendo
verso la porta...
Startene seduta tutta sola non ti fa certo bene, tesoro. Lascia che un
uomo onesto si occupi di te e ti porti via da questo...
Seren Pedac aggrott la fronte e sollev lo sguardo sulla figura che in-
combeva su di lei. La sua mente rispose: Va bene, anche mentre lei s'incu-
piva e girava la testa dall'altra parte.
Non c' niente per cui valga la pena di restare qui, ragazza. Vuoi bere.
Bene, siediti e bevi. Ti offrivo solo un posto pi tranquillo dove farlo, tutto
qui.
Vattene.
L'uomo, invece, si sedette.  tutta la sera che ti guardo. Soltanto un'al-
tra Letherii? mi chiedevo. No, pensavo, non questa. Cos ho chiesto e
qualcuno ha detto: Quella  l'Acquitor, Seren Pedac. Era alle dipendenze
di Buruk il Pallido, quello che si  impiccato ed  stata lei a trovarlo mor-
to. E ho pensato che non deve essere stato facile. Niente da stupirsi che se
ne stia seduta a cercare di ubriacarsi senza riuscirci.
Lei lo fiss, vedendolo chiaramente per la prima volta. Viso segnato,
sbarbato, capelli lunghi fino alle spalle color del ferro lucido. La sua voce
le risuon ancora nella testa, a conferma di ci che vedeva. Tu non sei
Letherii.
Un ampio sorriso e persino denti bianchi. Indovinato e, senza offesa, ne
sono felice.
Non sei Faraed. Nerek. Tarthenal. Nemmeno Fent o Meckros.
Non hai mai sentito parlare della mia gente, credimi, ragazza. La mia
casa  molto lontana.
Che cosa vuoi?
Volevo farti una proposta, ma ho bisogno di un posto tranquillo. Priva-
to...
Ne sono certa...
Non di quel genere, anche se mi considererei fortunato se dovesse ac-
cadere ci che tu pensi io voglia. No. Si sporse in avanti, facendole segno
di avvicinarsi.
Con un sorriso ironico, lei si abbass sul tavolo fino a quando i loro nasi
si sfiorarono. Non vedo l'ora.
L'uomo si ritrasse appena. Ragazza, sei una vigna ambulante. Va bene,
ascolta. Noi abbiamo una barca...
Noi?
Una barca, e stiamo per lasciare questo regno.
Per andare dove? Korshenn? Pilott, Truce? Kolanse?
Che senso avrebbe? I primi tre che hai citato pagano tributi a Lether e
Kolanse  un vero caos, da quel che si dice. Acquitor, il mondo  molto pi
grande di quanto tu immagini...
Davvero? A dir la verit,  pi piccolo di quanto immaginassi.
Stessa immondizia, buco diverso, vero? Forse hai ragione. Ma forse
no.
Chi sei?
Solo uno molto lontano da casa, come ho gi detto. Ci siamo allontana-
ti bordeggiando da Assail per poi ritrovarci qui ed  bastato arrivare anche
solo a bordo del nostro colabrodo per trovarci indebitati. E appena abbia-
mo messo piede sulla banchina il debito ha cominciato ad aumentare. Sono
ormai sette mesi e siamo cos indebitati che lo stesso Principe K'azz non ha
potuto facilitarci la partenza. Cibarsi di rifiuti e fare lavori orribili ci sta
consumando...
Eri un soldato.
Lo sono ancora, ragazza.
E allora unisciti a una brigata.
Lui si pass una mano sul viso, abbass le palpebre un istante, poi sem-
br prendere una decisione. Fiss Seren con i freddi occhi azzurri. Sta ur-
lando agli Abissi, ragazza, e non un Letherii sta ascoltando. Siete nei guai.
Guai seri. La citt del Braccio di Fent si  arresa. Tramonto  un coman-
dante abile, intelligente, allora perch ha fatto una cosa simile? Pensaci,
Acquitor.
Si  resa conto di non avere altre possibilit. Ha capito di non poter te-
nere la citt e che non c'era modo di arretrare.
Lui annu. Non eri qui quando sono tornate le navi con il raccolto. Non
hai visto ci che le ha spinte. Ma noi, s. Ragazza, se i dhenrabi adorassero
un dio sarebbe quello, quello che era laggi, nel porto.
Chi sono i dhenrabi?
L'altro scosse la testa. C' posto per gente valida, coraggiosa. E non sa-
rai l'unica donna, perci non pensare male.
Ma perch io?
Perch non sei cieca, Seren Pedac.
Sorridendo, lei si lasci andare contro lo schienale e si guard intorno. E
nemmeno ubriaca. Chi sei?
Non ha importanza e...
Dimmelo lo stesso.
Iron Bars, Seconda Lama, Quarta Compagnia, Guardia Cremisi. Ero al
servizio del comandante Cal-Brinn prima che fossimo tutti dispersi tra qui
e le Porte di Hood.
Privo di importanza, eh? Sono impressionata, Iron Bars.
Ragazza, hai i denti pi affilati tu di un enkar'al con la bocca piena di
rhizan. Forse  per questo che mi piaci tanto.
Va bene. La tua offerta non mi interessa, Iron Bars.
Pensaci. Hai tempo, a patto che tu te ne vada da Trate il pi presto pos-
sibile.
Lei lo guard. Non ha senso.
Avresti ragione se la nostra barca fosse in questo porto. Ma non lo . 
a Letheras. Ci siamo arruolati come equipaggio attraverso un agente. Si
strinse nelle spalle. Appena saremo in mare aperto...
Ucciderete il capitano e diventerete pirati.
Non uccideremo nessuno se potremo evitarlo e non siamo pirati. Vo-
gliamo soltanto tornare a casa. Dobbiamo tornare a casa. La osserv an-
cora qualche istante, poi si alz. Se andr tutto a dovere, ti cercheremo a
Letheras.
Va bene. Perdereste il vostro tempo.
Lui si strinse nelle spalle. Per allora, molte cose saranno cambiate, Ac-
quitor. Vattene da questa citt, ragazza. Appena sarai sobria, alzati e vatte-
ne.
E se ne and.
Lo hanno preso, lo hanno trascinato nel vicolo e gli stanno cucendo la
bocca. Forza, andiamo a vedere...
Solo la bocca?  un dannato traditore. Devono andarci gi duro con
quel maledetto bastardo.
Vorrei che fosse Hull Beddict. Quanto mi piacerebbe...
A lui faranno ben altro, te lo dico io. Aspetta e vedrai...
La sciarpa di seta azzurra che sbatteva al vento, Nekal Bara se ne stava
in cima al faro, lo sguardo sul mare. Niente andava come previsto. Il loro
attacco preventivo aveva distrutto villaggi deserti; l'intero popolo dei Tiste
Edur era in movimento. E stanno per arrivare alla nostra soglia.
La flotta che era apparsa nel Mare Katter, pronta a frapporre le proprie
forze per impedire la ritirata della guarnigione di Tramonto al Braccio di
Fent, alla resa della citt era semplicemente passata oltre. Veloci in modo
sovrannaturale, le vele rosso sangue di cinquecento incursori si avvicina-
vano ora alla Baia di Trate. E nelle acque sotto quegli scafi snelli... una co-
sa. Antica, terribile, affamata. Conosceva quel canale. Era gi stata l.
Da allora e su ordine del Ceda, lei aveva indagato a fondo per scoprire la
natura della creatura che i Tiste Edur avevano piegato al loro volere. Il
porto e la baia un tempo erano stati terraferma, una vasta platea di pietra
calcarea sotto la quale scorrevano fiumi sotterranei. L'erosione aveva fatto
crollare la platea in alcuni punti, creando profondi pozzi circolari. A volte
l'acqua sottostante continuava a scorrere come parte dei fiumi. Ma in alcu-
ni punti, e con il passare del tempo, l'effetto filtrante della pietra calcarea
era stato bloccato dalle concrezioni e l'acqua era nera e immobile.
Uno di quei pozzi era diventato, molto tempo addietro, un luogo di cul-
to. Tesori e ricchezze venivano gettati nelle sue profondit. Oro, giada, ar-
gento e sacrifici di esseri viventi. Voci disperate avevano gridato nell'ac-
qua gelida, corpi rigidi e immobili si erano posati sul fondo pallido.
E uno spirito era stato forgiato. Nutrito con sangue e disperazione, in
cerca di propiziazione, la resa riluttante di vite mortali. C'era del mistero in
tutto ci, lei lo sapeva bene. Lo spirito esisteva gi prima dell'inizio del
culto ed era semplicemente attratto dai doni offerti? O la sua esistenza era
stata evocata dalla volont degli antichi adoratori? Qualunque fosse la ri-
sposta, il risultato era lo stesso. Una creatura era venuta al mondo e le era
stata insegnata la natura della fame, del desiderio, rendendola cos assetata
di sangue, dolore e terrore.
Gli adoratori erano svaniti. Morti o fuggiti o trascinati a sacrifici cos e-
stremi da distruggere loro stessi. Non c'era modo di sapere quanto fosse
spesso il letto di ossa sul fondo di quel pozzo, ma doveva essere sconvol-
gente nella sua vastit.
Lo spirito era condannato e avrebbe dovuto morire. Se i mari non si fos-
sero sollevati per inghiottire la terra, se le pareti del suo mondo non fosse-
ro svanite di colpo, consegnandolo a tutto ci che giaceva al di l.
In tutto il mondo le coste erano luogo di culto. Antichi resoconti risalenti
al Primo Impero riferivano di popoli incontrati nel corso delle esplorazio-
ni. Il limite tra mare e terra indicava la manifestazione della transizione
simbolica tra il noto e l'ignoto. Tra vita e morte, mente e spirito, tra ele-
menti e forze contrarie eppure unite. Vite erano donate ai mari, tesori era-
no gettati nelle loro profondit. E dalle acque stesse, navi ed equipaggi e-
rano di tanto in tanto trascinati negli oscuri abissi.
E cos lo spirito si era ritrovato con un'agguerrita... concorrenza. E, so-
spettava Nekal Bara, se l'era cavata miseramente. Sofferente, indebolito, se
n'era tornato nel suo buco, l sotto. Era tornato per morire.
Non c'era modo di scoprire come gli stregoni Tiste Edur lo avessero
scoperto, o fossero riusciti a capirne la natura e il potenziale posseduto. Ma
lo avevano imprigionato e nutrito con il sangue, fino a quando la sua forza
era tornata ed era cresciuta, e con essa era cresciuta la sua fame.
E adesso devo trovare il modo per ucciderlo.
Lo sentiva avvicinarsi, trascinarsi sempre pi vicino al di sotto degli in-
cursori Edur. Lungo il porto sottostante, i soldati affollavano le fortifica-
zioni. Gli equipaggi approntavano trabocchi e baliste. I fuochi venivano a-
limentati e rastrelliere di quadrelli venivano trascinate in posizione.
Arahathan era all'estremit del molo principale e, come lei, guardava la
veloce flotta Edur in avvicinamento. Avrebbe cercato di bloccare l'attacco
dello spirito, avrebbe cercato di tenerlo impegnato per il tempo necessario
a Nekal Bara per avvicinarsi magicamente alla creatura e colpirla al cuore.
La donna avrebbe preferito che Enedictal fosse rimasto in citt, piuttosto
che ritornare al suo battaglione ad Awl. E certo, avrebbe desiderato che le
Cinturediserpente avessero marciato per raggiungerli l. Una volta attirato
lo spirito, Enedictal avrebbe potuto annientare la flotta Edur. Non aveva
idea delle lesioni che lei ed Arahathan avrebbero riportato in seguito all'at-
tacco allo spirito: poteva accadere che non restasse loro nulla con cui di-
struggere la flotta. La giornata avrebbe potuto finire con uno scontro corpo
a corpo lungo il fronte del porto.
E questa  l'assurdit della magia in guerra: facciamo poco pi che an-
nullarci l'un l'altro. A meno che un quadro non si ritrovi in minoranza
numerica...
Ai suoi ordini aveva sei stregoni minori, impegnati nelle compagnie del
Battaglione Argilla Fredda schierato l sotto. Avrebbero dovuto bastare
contro gli stregoni Edur che accompagnavano la flotta.
Nekal Bara era preoccupata, ma non troppo.
Le vele rosse sbatterono. Riusciva a vedere gli equipaggi che si agitava-
no a prua e tra il sartiame. Le navi beccheggiavano. Sotto quelle in testa,
una scura marea si sollev, diffondendo nel porto la sua livida presenza.
Nekal prov una paura improvvisa. Era... enorme.
Un'occhiata in basso. Alla solitaria figura in nero all'estremit del molo
principale. Le braccia spalancate.
Lo spirito si sollev in un'onda sempre pi gonfia, che acquistava veloci-
t man mano che si avvicinava al fronte del porto. Sulle banchine, soldati
dietro agli scudi, un muro di lance ondeggianti. Qualcuno lanci una sfera
di pece infuocata da uno dei trabocchi. Affascinata, Nekal Bara segu il vo-
lo ad arco e la traccia di fumo che scendeva verso l'onda crescente.
Svan in uno sbuffo di vapore.
La donna ud il ruggito di Arahathan, vide una linea d'acqua tremare, poi
ribollire subito sotto le banchine e sollevare un muro di vapore proprio
mentre la massa che era lo spirito sembrava scattare in avanti un istante
prima di colpirlo.
La scossa violenta fece ondeggiare il faro e Nekal allarg le braccia per
restare in equilibrio. Sotto di lei, su uno stretto balcone di ferro, uomini e
donne vennero scaraventati in aria per poi cadere a faccia in gi sulle rocce
sottostanti. Il balcone si pieg come un filo sottile nelle mani di un fabbro.
Un terribile gemito si sollev dalla torre, mentre la costruzione oscillava
avanti e indietro.
Vapore e acqua nera si sfidavano in battaglia, salendo sempre pi in alto
davanti ad Arahathan. Lo stregone venne ingoiato dall'ombra.
Il faro stava per crollare.
Nekal Bara si volt verso il porto, apr le braccia e si tuff nel vuoto.
Svanendo in un vortice di magia. Sfrecciando verso il basso in lampeg-
gianti fili di fuoco blu che sciamarono intorno a un nucleo bianco, acce-
cante.
Come la lancia di un dio, il vortice perfor il fianco dello spirito. Apr
una scia incandescente nell'acqua scura.
Errante, lui sta fallendo! Sta cadendo! Nekal sent, poi vide, Arahathan.
Carne rossa che si staccava dalle ossa, strappata via da un improvviso ven-
to feroce. Vide i suoi denti, non pi nascosti dalle labbra, il ghigno tra-
sformarsi a un tratto in un sorriso irritante. Gli occhi si avvizzirono, poi si
oscurarono e infine sprofondarono all'interno.
In quell'ultimo istante lei avvert la sorpresa, l'incredulit dell'uomo...
Nella carne dello spirito, gi attraverso strati e strati di sangue coagulato,
capelli aggrovigliati, schegge d'ossa. Gioielli incrostati, monete piegate.
Strati di cadaveri di neonati, ognuno avvolto nel cuoio, ognuno con la
fronte sfondata su un viso sfigurato dal dolore. Strati. Oh, Padrona, che
cosa abbiamo fatto noi mortali? Fatto, fatto e rifatto.
Strumenti di pietra, perle, pezzi di conchiglie...
Attraverso...
Per scoprire che si era sbagliata.
Lo spirito: nient'altro che un involucro, tenuto insieme dal ricordo all'in-
terno di ossa, denti e capelli, da quel ricordo e nulla pi.
Dentro...
Nekal Bara si accorse che stava per morire. Non aveva difese contro ci
che stava per insorgere contro di lei. Nessuna difesa. Non poteva, non a-
vrebbe mai potuto. Ceda! Kuru Qan! Ascoltami! Guarda...
Seren Pedac raggiunse barcollando la strada. Dove venne spinta, aggre-
dita, buttata a terra da figure in fuga.
Si era svegliata in una cantina buia, circondata da barilotti vuoti e rotti.
Era stata derubata, buona parte dell'armatura le era stata sfilata. Spada e
pugnale erano spariti. Il dolore tra le gambe le diceva che era accaduto di
peggio. Le labbra erano gonfie e tagliate da baci che non aveva mai senti-
to, i capelli arruffati e sporchi di sangue. Si trascin su ciottoli unti fino a
rannicchiarsi contro uno sporco muro di mattoni. E rest immobile a fissa-
re il panico che dilagava.
Il fumo aveva rubato il cielo. Una luce scura, cupa, scendeva ovunque,
in lontananza si udiva il fragore della battaglia, lungo il porto alla sua sini-
stra e lungo le mura settentrionali e orientali alla sua destra. Nella via da-
vanti a lei, uomini e donne correvano all'impazzata, all'apparenza privi di
una direzione precisa. Di fronte a lei, due uomini erano allacciati in un du-
ello mortale e lei vide uno infilzare l'altro, poi cominciare a battergli la te-
sta contro i ciottoli. Al duro impatto seguirono secchi scricchiolii e il vin-
citore rotol lontano dalla vittima in fin di vita, si tir in piedi e si allonta-
n zoppicando.
Le porte venivano buttate gi a calci. Le donne gridavano quando i loro
nascondigli venivano scoperti.
Non c'erano Tiste Edur in vista.
Alla destra di Seren, tre uomini apparvero come dal nulla. Uno stringeva
una mazza macchiata di sangue, un altro un falcetto. Il terzo trascinava per
un piede una ragazzina morta o svenuta.
La videro. Quello con la mazza sorrise. Stavamo venendo a prenderti,
Acquitor. Ti sei svegliata e ne vuoi ancora, vero?
Seren non riconobbe nessuno di loro ma c'era una terribile familiarit nei
loro occhi mentre la guardavano.
La citt  caduta, continu l'uomo avvicinandosi. Ma abbiamo una
via di uscita e ti portiamo con noi.
Quello con il falcetto scoppi a ridere. Abbiamo deciso di tenerti per
noi, ragazza. Non preoccuparti, ti tratteremo bene.
Seren si raggomitol ancora di pi contro il muro.
Fermi!
Una voce sconosciuta. I tre uomini sollevarono lo sguardo.
Capelli color ferro, occhi azzurri: lei riconobbe il nuovo arrivato. Forse.
Non ne era sicura. Non aveva mai visto un'armatura simile: avrebbe ricor-
dato la sopravveste rosso sangue. Una spada pendeva sul fianco sinistro
dello sconosciuto, ma l'uomo non la brandiva.
 quel bastardo dello straniero, disse l'uomo con la mazza. Trovatene
una.
L'ho gi fatto, rispose l'altro. La sto cercando da due giorni...
Lei  nostra, afferm quello con il falcetto.
Non un passo, intim il terzo uomo, sollevando la ragazzina in una
mano come se intendesse usare il corpo come un'arma.
Cosa che, si accorse Seren, aveva gi fatto. Oh, ti prego, fa' che sia mor-
ta. Ti prego, fa' che fosse morta anche prima...
Ci conosci, straniero, disse l'uomo con la mazza.
Oh, certo, siete il terrore della citt in rovina. Ho saputo delle vostre
imprese. Particolare che mi mette in posizione di vantaggio.
E perch?
Lo straniero continu ad avvicinarsi. Seren vide qualcosa nei suoi occhi
quando l'uomo disse: Perch voi non avete sentito nulla su di me.
La mazza oscill. Il falcetto scintill. Il corpo schiocc in aria.
E la ragazzina venne agguantata dallo straniero, che sollev una mano,
palmo in alto, e spinse due dita sotto il mento dell'uomo.
Seren non capiva.
L'uomo con la mazza era a terra. L'altro aveva il falcetto conficcato nel
petto e lo guardava, annichilito. Poi, cadde.
Uno schiocco. Fiotti e schizzi di sangue.
Lo straniero indietreggi, infil il corpo della ragazzina sotto il proprio
braccio destro, mentre la mano sinistra teneva, come la maniglia di un sec-
chio, la mascella del terzo uomo.
Di colpo, lo sconosciuto strapp via la mandibola insieme al palato e al-
la lingua. Pos a terra la ragazzina e si avvicin all'ultimo uomo. Non mi
piace quello che avete fatto. Non mi piace niente di quello che avete fatto,
ma, soprattutto, non mi piace quello che avete fatto a questa donna e a
questa bambina. Perci ti far soffrire, e molto.
L'uomo si gir come per fuggire. Poi croll sui ciottoli, atterrando sul
petto, i piedi sollevati in aria, ma Seren non cap com'era accaduto.
Con pacata tranquillit, lo straniero si accosci accanto a lui. Due pode-
rosi pugni ai lati della spina dorsale, quasi a livello del collo, e lei sent lo
sterno spezzarsi. Una pozza di sangue si allarg intorno alla testa dell'uo-
mo.
Lo straniero si spost e allung la mano tra le gambe del farabutto.
Basta.
Lui sollev lo sguardo, la fronte corrugata.
Basta. Uccidilo. Uccidilo e basta, Iron Bars.
Ne sei sicura?
Dall'edificio opposto, volti sconosciuti erano incorniciati dalla finestra.
Occhi fissi su di loro.
Basta, mormor Seren.
Va bene.
Iron Bars sollev un pugno per poi abbassarlo con violenza sulla nuca
dell'uomo, che si pieg in avanti. E tutto fin.
Lo straniero si alz. Va bene?
Va bene, s.
La Guardia Cremisi si fece pi vicina. Colpa mia, disse. Avevo biso-
gno di dormire e pensavo saresti stata al sicuro per un po'. Ho sbagliato.
Scusa.
La ragazzina?
Uno sguardo di dolore. Travolta dai cavalli, penso. Qualche tempo fa.
Che cosa sta succedendo?
Trate sta cadendo. La flotta Edur si  tenuta lontano fino a quando Ne-
kal Bara e Arahathan non sono morti. Allora si  avvicinata. Le difese so-
no state attaccate da spettri-ombra. Poi sono sbarcati i guerrieri.  stato or-
ribile, Acquitor. Lanci un'occhiata dietro di s e aggiunse: Un'armata 
giunta via terra. Ha spazzato via le fortificazioni e poco fa  riuscita ad ab-
battere la Porta Settentrionale. Gli Edur se la stanno prendendo comoda.
Uccidono ogni soldato che incontrano sul loro cammino. Ma finora non
hanno toccato i civili. Ma questa non  certo una garanzia, giusto?.
Aiut Seren ad alzarsi e lei trasal al tocco di quelle mani, armi macchia-
te di sangue.
Se lui se ne accorse non lo diede a vedere. I miei uomini stanno aspet-
tando. Corlo  riuscito a trovare un canale in questo dannato posto dimen-
ticato da Hood:  la prima volta in due anni, da quando siamo bloccati qui.
Pare l'abbiano portato gli Edur.
Seren si accorse che stavano camminando. Imboccarono vicoli laterali,
evitando la via principale. Il rumore degli scontri risuonava ovunque. A un
tratto Iron Bars inclin la testa. Dannazione, siamo stati tagliati fuori!
Trascinato nel massacro. Sconcertato testimone dell'uccisione di soldati
inermi e disorganizzati. Lasciato a chiedersi se dopo sarebbe stato il turno
degli usurai. Udinaas fu lasciato a barcollare nella scia dell'imperatore Ti-
ste Edur e di dodici frenetici guerrieri, che abbassavano la spada tagliando
vite come se stessero aprendosi un varco in un canneto.
Rhulad stava esibendo un'abilit che non era sua. Le braccia erano una
macchia indistinta, ogni suo movimento incurante e pavido. E borbottava,
e quel suono ossessivo era di tanto in tanto inframmezzato da un grido, di
terrore quanto di rabbia. Ma non il grido di un guerriero trionfante. N de-
lirante o avvolto dalla gloria. Di un sicario... che uccideva.
Un guerriero Edur vicino a Udinaas cadde sotto l'affondo della spada di
un soldato Letherii e l'imperatore strill, balz in avanti. La spada variega-
ta si abbass e il sangue schizz come acqua. La risata gli tolse il respiro,
facendolo ansimare. Volti Edur lanciarono occhiate furtive al loro selvag-
gio comandante.
Lungo la via, Udinaas inciampava su corpi immobili, figure che si con-
torcevano, piangevano. In fin di vita, gli uomini invocavano le loro madri
e lo schiavo si avvicinava a questi, posava una mano sulla spalla e mormo-
rava: Sono qui, figlio mio. Va tutto bene. Puoi andare adesso.
Il sacerdote contrito, che mormorava benedizioni e piccole bugie, di-
spensava perdoni anche mentre pregava per qualcuno -qualcosa - perch a
sua volta lo perdonasse. Ma nessuno lo tocc, nessuna mano gli sfior la
fronte.
Per i villaggi bruciati. Punizione. Dov'erano gli usurai? Dopo tutto, quel-
la guerra era loro.
Altri cento passi. Altri tre Edur a terra. Rhulad e otto fratelli. Combatte-
vano. Dov'era il resto dell'esercito?
Da qualche altra parte.
Se uno potesse sempre scegliere le domande giuste, allora ogni risposta
potrebbe essere ovvia. Un'astuta rivelazione era sulle tracce di qualcosa...
Un altro Edur grid, scivol e cadde a terra, la faccia che rimbalzava sul-
l'acciottolato.
Rhulad uccise altri due soldati e a un tratto la via fu sgombra; nessuno
sbarrava loro il passo.
Fermi, a un tratto smarriti, intrappolati al centro di un crocevia, fili di
fumo che salivano al cielo.
Da destra, un arrivo inaspettato.
Due Edur indietreggiarono, barcollanti, feriti mortalmente.
L'aggressore allung la mano sinistra e una terza testa di guerriero Edur
gir su se stessa con un colpo secco.
Fragore di lame, altro sangue, un altro Edur a terra. Infine l'aggressore
ruot su stesso.
Rhulad balz in avanti per affrontarlo. Le spade - una variegata e pesan-
te, l'altra semplice e anonima - cozzarono e in qualche modo si ritrovarono
agganciate con una torsione del polso dello straniero, mentre la mano libe-
ra di quest'ultimo sfrecciava in avanti, al di sopra delle armi e andava a po-
sarsi sulla fronte di Rhulad.
E spezzava il collo dell'imperatore con un secco scricchiolio.
La spada variegata scivol lungo la lama dell'assalitore che se ne stava
gi andando, ritraendo la punta della spada dal petto di un altro Edur.
Un altro istante e gli ultimi due Tiste Edur furono a terra, i loro corpi che
dispensavano sangue come denaro sull'acciottolato.
Lo straniero si guard intorno, vide Udinaas, annu, quindi agit una
mano e una donna emerse da un vicolo.
Quest'ultima avanz una decina di passi prima che Udinaas la ricono-
scesse.
Usata. Violentata.
Ma non accadr pi, non finch quell'uomo vivr.
Seren Pedac non si accorse di lui, n dell'Edur morto. Lo straniero la
prese per mano.
Udinaas li guard allontanarsi lungo la via e poi sparire oltre un angolo.
Da qualche parte dietro di lui, echeggiarono le grida di guerrieri Edur, il
suono di piedi che correvano.
Lo schiavo si ritrov a guardare il corpo di Rhulad, la strana posizione
della testa sul collo spezzato, le mani strette intorno alla spada.
E si accorse di aspettarsi che la bocca si spalancasse in una folle risata.
Mai vista un'armatura simile.
Seren batt gli occhi. Quale?
Ma era bravo con quella spada. Veloce. Altri cinque anni e l'esperienza
lo avrebbe reso dannatamente pericoloso. Ma quell'armatura! Valeva una
dannata fortuna ed era l per essere presa. Se solo ne avessimo avuto il
tempo.
Che cosa?
Quel Tiste Edur, ragazza.
Tiste Edur?
Non importa. Eccoli l.
Davanti a loro, acquattate alla fine del vicolo, sei figure. Due donne,
quattro uomini. Tutti in sopravveste rossa. Spade sguainate. Sangue sulle
lame. Uno, con armatura pi leggera degli altri e in mano quello che sem-
brava un diadema, si avvicin.
E disse qualcosa in una lingua che Seren non aveva mai sentito prima.
Iron Bars replic stizzito. Tir Seren pi vicino a s mentre l'uomo che
aveva parlato iniziava a gesticolare. A un tratto l'aria sembr emettere ba-
gliori.
Corlo sta aprendo un canale, ragazza. Lo attraverseremo e se saremo
fortunati non troveremo niente a bloccarci il cammino. Non so quanto riu-
sciremo ad andare lontano. Abbastanza, spero.
Dove? domand Seren. Dove andiamo?
Letheras, Acquitor. C' una barca che ci aspetta, ricordi?
Mai vista un'armatura simile.
Una dannata fortuna.
 morto?
Chi?
 morto? Lo hai ucciso? Quel Tiste Edur!
Non avevo scelta, ragazza. Stava rallentandoci e ne stavano arrivando
altri.
Oh, no.
Il vomito si spargeva sulla sabbia.
Per lo meno, riflett Withal, le grida erano cessate. Aspettava, seduto
sull'erba subito sopra la spiaggia, mentre il giovane Edur, a carponi, la te-
sta ciondoloni, tremava e sussultava, tossiva e sputava.
Pi in l, due dei Nacht, Rind e Pule, litigavano per un relitto che stava
andando a pezzi sotto i loro sforzi. Quei giochi di distruzione erano diven-
tati un'ossessione e avevano portato il fabbro a chiedersi se in realt quei
due stessero mimando una verit in suo onore. O se l'isolamento li avesse
condotti alla follia.
Un altro tipo di verit.
Lui disprezzava la religione. Non voleva dei sul suo cammino. Gli A-
scendenti erano peggio delle bestie idrofobe. Era sufficiente che i mortali
fossero in grado di spaventare il male; lui non voleva avere niente a che fa-
re con la loro controparte immortale e incommensurabilmente pi potente.
E quel dio spezzato nella sua misera tenda, il suo eterno dolore, i semi
che gettava nel braciere davanti a lui e il fumo che stordiva, era tutto un
solo pezzo agli occhi di Withal. Sofferenza resa manifesta, consumata dal
desiderio di diffondere la miseria della propria esistenza nel mondo, in tutti
i mondi. Tutto un solo pezzo.
Su quell'isoletta, in mezzo a un mare deserto, Withal era perso. Dentro
di s, tra una miriade di volti che erano tutti il suo, stava perdendo la capa-
cit di riconoscerli. Pensiero e s erano ridotti, privi di forma e liberati dal-
la pastoia. Vagavano fra i ricordi di uno sconosciuto, mentre il mondo al di
l si scioglieva.
Costruzione di un nido.
Distruzione frenetica.
Bocche spalancate e in silenzio, risate convulse.
Tre buffoni che ripetevano e ripetevano lo stesso spettacolo. Che cosa
significava? Quale ovvia lezione gli veniva mostrata che lui era troppo cie-
co da vedere, troppo ottuso da capire?
Il ragazzo Edur aveva finito, nello stomaco non c'era pi niente. Sollev
la testa, occhi sgranati per il dolore e l'orrore. No, mormor.
Withal distolse lo sguardo.
Basta... ti prego.
Non se ne ha mai abbastanza dei tramonti qui, riflett Withal. E an-
che delle albe, se  per quello.
Non sai com'!
Il grido dell'Edur si perse nel vento. I nidi stanno diventando pi com-
plessi, disse Withal. Penso stia cercando una forma in particolare. Pareti
inclinate, ingresso triangolare. E poi Mape distrugge tutto. Come devo in-
terpretare tutto ci?
Pu tenersi la sua dannata spada. Io non vado laggi. Non intendo an-
dare laggi, e non cercare di convincermi.
Non ho niente da fare. Niente.
Rhulad si trascin verso di lui. Tu hai forgiato quella spada! sbott in
tono accusatorio.
Fuoco, martello, incudine e tempra. Ho forgiato pi spade di quante
possa contarne. Solo ferro e sudore. Penso fossero lame spezzate. Quei
frammenti neri. Provenienti da qualche pugnale molto lungo e dalla lama
stretta. Due di essi, neri e delicati. Solo pezzi, a dir la verit. Dove li avr
raccolti?
Tutto si spezza, comment Rhulad.
Withal lo guard. S, ragazzo. Tutto si spezza.
Tu potevi farlo.
Fare che cosa?
Spezzare quella spada.
No. Non posso.
Tutto si spezza!
Inclusi gli uomini, ragazzo.
Cos non va.
Withal si strinse nelle spalle. I miei ricordi diventano sempre pi con-
fusi. Penso mi stia rubando la mente. Dice che  il mio dio. Dice che non
devo fare altro che adorarlo. E tutto mi sar chiaro. Perci, dimmi, Rhulad
Sengar, a te  tutto chiaro?
Questo demone, l'hai creato tu!
Davvero? Forse hai ragione. Ho accettato la sua offerta. Ma vedi, lui ha
mentito. Aveva detto che mi avrebbe liberato, appena avessi forgiato la
spada. Mente, Rhulad. Questo  quello che so ora. Questo dio mente.
Io ho potere. Sono imperatore. Ho preso moglie. Siamo in guerra e Le-
ther cadr.
Withal indic l'entroterra. E lui ti aspetta.
Hanno paura di me.
La paura genera lealt, ragazzo. Ti seguiranno. Stanno aspettando an-
che loro, adesso.
Rhulad si port una mano al volto. Mi ha ucciso. Quell'uomo... non un
Letherii. Ci ha uccisi. Sette dei miei fratelli. E me. Era cos... veloce. Sem-
brava quasi non si muovesse, ma i miei compagni cadevano, morivano.
La prossima volta sar pi dura. Tu sarai pi duro. La prossima volta
non sar cos facile trovare qualcuno che ti uccida. E la volta dopo ancora.
Lo capisci, ragazzo?  l'essenza di quel dio straziato che ti aspetta.
Chi  lui?
Il dio? Una miserabile cacchetta, Rhulad. Che ha la tua anima nelle sue
mani.
Padre Ombra ci ha abbandonato.
Padre Ombra  morto.
Come fai a saperlo?
Perch se cos non fosse, non avrebbe mai permesso al Dio Storpio di
impadronirsi di te. Di te e della tua gente. Sarebbe giunto marciando...
Withal si ammutol.
Ecco, ci era arrivato. Una verit intrisa di sangue.
Lui odiava la religione, odiava gli dei. Ed era solo.
Lo uccider. Con la spada.
Sciocco. Non c' niente su quest'isola che lui non veda, non senta, non
conosca.
Tranne, forse, ci che mi passa per la mente ora. E anche se lo sapesse,
come potrebbe fermarmi? No, non lo sa. Devo convincermene. Dopo tutto,
se lo sapesse, mi ucciderebbe. Adesso.
Rhulad si tir in piedi. Sono pronto per lui.
Davvero?
S.
Withal sospir. Guard i due Nacht. Il relitto era ridotto a un mucchio di
frammenti ai loro piedi. Entrambe le creature lo fissavano, confuse. Il Me-
ckros si alz. Va bene, ragazzo, andiamo.
Lei era dietro il vetro nero, all'interno di una galleria di ossidiana semi-
trasparente e non c'erano spettri.
Kurald Galain, mormor Corlo, lanciando loro un'occhiata oltre le
spalle. Inaspettato.  una pessima conquista. Oppure gli Edur non sanno
nemmeno che cosa stanno usando.
L'aria puzzava di morte. Carne avvizzita, il respiro di una cripta. La pie-
tra nera sotto i loro piedi era unta e scivolosa. Sopra di loro, il soffitto era
irregolare, appena una spanna pi alto di Iron Bars, che nel gruppo supera-
va tutti in altezza.
 un maledetto labirinto di ratti, continu il mago, fermandosi a una
biforcazione.
Portaci a sud, disse Iron Bars in un roco ruggito.
Va bene, ma da quale parte sar?
I soldati si avvicinarono, brontolando e imprecando nella loro strana lin-
gua.
Corlo si rivolse a Seren, sul volto un'espressione tesa. Qualche sugge-
rimento, Acquitor?
Che cosa?
Il mago disse qualcosa a Iron Bars nella loro madre lingua, quest'ultimo
si rabbui e replic: Adesso basta, tutti quanti. Parlate in Letherii. Da
quando in qua la maleducazione  nel credo della Guardia Cremisi? Acqui-
tor, questa  la Fortezza dell'Oscurit....
Non esiste nessuna Fortezza dell'Oscurit.
Be', sto cercando di dirlo in modo che abbia un senso per te.
Va bene.
Ma vedi, Acquitor, non dovrebbe essere, disse Corlo.
Lei si limit a guardarlo.
Il mago si sfreg la nuca e Seren vide che il palmo era lucido di sudore.
Questi sono Tiste Edur, giusto? Non Tiste Andii. La Fortezza dell'Oscuri-
t  Tiste Andii. Gli Edur provenivano dalla Fortezza dell'Ombra. Perci
era naturale aspettarsi che il canale fosse Kurald Emurlahn. Ma non lo . 
Kurald Galain, solo che  infranto. Invaso. Affollato di spiriti, spiriti Tiste
Andii...
Non sono qui, afferm Seren. Li ho visti, quegli spiriti. Non sono
qui.
Sono qui, Acquitor. Li sto tenendo lontano. Per adesso...
Ma non  facile.
Il mago annu, riluttante.
E non sai che cosa fare.
L'uomo torn ad annuire.
Seren cerc di pensare, di scacciare l'intorpidimento che sembrava l'uni-
ca cosa capace di tenere lontano il dolore della carne. Hai detto che gli
spiriti non sono Edur.
Esatto. Tiste Andii.
Che legame c' tra i due? Sono alleati?
Corlo strinse gli occhi. Alleati?
Gli spettri, intervenne Iron Bars.
Lo sguardo del mago guizz sul comandante, poi di nuovo su Seren Pe-
dac. Quegli spettri sono legati. Obbligati a combattere accanto agli Edur.
Sono spiriti Andii? Per il respiro di Hood, tutto comincia ad avere un sen-
so. Che cos'altro potrebbero essere? Non spiriti Edur, perch in tal caso
non sarebbe necessario alcun legame magico, giusto?
Iron Bars si port davanti a Seren. Che cosa suggerisci?
Ripensando al suo unico contatto con gli spiriti, la donna ricord la loro
fame. Mago Corlo, hai detto che li stai tenendo lontani. Stanno cercando
di attaccarci?
Non ne sono sicuro.
Lasciane avvicinare uno. Forse potremmo parlargli, forse potremmo ot-
tenere aiuto.
Perch dovrebbe essere interessato ad aiutarci?
Facciamogli un'offerta.
Con che cosa?
Seren si strinse nelle spalle. Pensiamo a qualcosa.
L'uomo sciorin una serie di parole sconosciute che lei immagin fosse-
ro imprecazioni.
Lasciane passare uno, ordin Iron Bars.
Altre imprecazioni, poi Corlo avanz di qualche passo per prepararsi.
Armi alla mano, disse, nel caso non fosse interessato a parlare.
Un attimo dopo, l'oscurit davanti al mago ondeggi e qualcosa di nero
si rivers in avanti come inchiostro rovesciato. Emerse una figura, vacil-
lante, incerta.
Una donna, alta quanto un Edur ma dalla pelle color della notte, i lunghi
capelli sciolti striati di rosso. Occhi verdi, grandi e inclinati, il viso pi
morbido e tondo di quanto Seren si sarebbe aspettata considerata la sua al-
tezza e le lunghe gambe. Indossava armatura e gambali di pelle e sulle
spalle aveva un mantello di pelliccia bianca. Era disarmata.
I suoi occhi s'indurirono e, quando parl, nelle sue parole Seren avvert
una somiglianza con l'Edur.
Detesto quando accade una cosa simile, disse Corlo.
Seren prov a parlarle in Edur. Salve. Ci scusiamo per esserci infilati
nel tuo mondo. Non intendiamo fermarci a lungo.
L'espressione della donna non cambi. I Traditori non lo fanno mai.
Anche se so parlare la lingua degli Edur, loro non sono nostri alleati.
Forse, a questo riguardo, abbiamo qualcosa in comune.
Sono stata tra le prime a morire in guerra, afferm la donna, e non
per mano di un Edur. Non possono prendermi, non possono obbligarmi a
combattere per loro. Io e quelli come me siamo al di l della loro portata.
Eppure il tuo spirito  intrappolato, osserv Seren. Qui, in questo
luogo.
Che cosa volete?
Seren si rivolse a Iron Bars. Chiede che cosa vogliamo da lei.
Corlo?
Il mago si strinse nelle spalle, poi disse: Vogliamo sfuggire all'influen-
za degli Edur. Dobbiamo sottrarci alla loro magia. E poi tornare nel nostro
mondo.
Seren rifer alla donna le parole di Corlo.
Siete mortali, afferm lei. Voi potete passare.
Puoi guidarci?
E quale sar la mia ricompensa?
Che cosa cerchi?
La donna riflett alcuni istanti, poi scosse la testa. No. Sarebbe uno
scambio imparziale. Il mio aiuto non vale il pagamento che chiederei in
cambio. Voi volete una guida che vi conduca al confine. Non vi inganner.
Non  lontano. Lo trovereste da soli dopo non molto.
Seren tradusse l'offerta e poi aggiunse:  strano....
Iron Bars sorrise. Una mediatrice onesta?
Lei annu. Dopo tutto, sono Letherii. L'onest mi rende sempre sospet-
tosa.
Chiedile che cosa vorrebbe che facessimo per lei, disse Iron Bars.
Seren Pedac obbed e la donna sollev la mano destra nella quale strin-
geva un oggetto piccolo, incrostato, corroso e irriconoscibile. Il contrat-
tacco K'Chain Che'Malle ha spinto molti di noi fin sulla spiaggia e poi tra
le onde. Non sono un gran che come guerriera. Sono morta su quella
schiuma e il mio corpo  stato trascinato dalla marea, lungo la costa mel-
mosa, dove il fango l'ha inghiottito. Guard l'oggetto che teneva in mano.
Questo  un anello che indossavo. Mi  stato restituito da uno spettro:
molti spettri hanno fatto cose simili per chi di noi non pu essere raggiunto
dagli Edur. Vorrei chiedervi di restituirmi al mio corpo, o meglio, a quel
poco di me che rimane. Cos che possa trovare l'oblio. Ma  un dono trop-
po grande per quel poco che io vi offro in cambio.
Come potremmo fare ci che ci chiedi?
Diventerei un tutt'uno con la sostanza di questo anello. Non mi vedreste
pi. Dovreste raggiungere la costa e buttare l'anello in mare.
Non sembra difficile.
Forse non lo . L'iniquit sta nello scambio dei valori.
Seren scosse la testa. Non ci troviamo alcuna iniquit. Per quanto ci ri-
guarda, il nostro desiderio  di eguale valore. Accettiamo la tua offerta.
Come faccio a sapere che non mi tradirete?
La Letherii si rivolse a Iron Bars. Non si fida di noi.
L'uomo si port davanti alla donna Tiste Andii. Acquitor, dille che so-
no un Dichiarato, della Guardia Cremisi. Se vuole, pu cercare il significa-
to di ci. Le baster posare una mano sul mio petto. Dille che onorer il
nostro patto.
Non vi ho ancora detto qual . Lei vuole che buttiamo l'oggetto che ha
in mano in mare.
Tutto qui?
Cos facendo metteremo fine alla sua esistenza. Che pare sia ci che lei
desidera.
Dille di sondare la qualit della mia anima.
Molto bene.
Lo sguardo sospettoso aument, ma la donna si avvicin e pos il palmo
della mano sinistra sul petto dell'uomo.
La mano scatt indietro e la donna arretr, confusione e orrore dipinti in
volto. Come... come hai potuto... perch?
Non penso sia la risposta che volevi, comment Seren rivolta a Iron
Bars. Direi che ... spaventata.
Non ha alcuna importanza, replic l'uomo. Accetta la mia parola?
La donna si drizz in tutta la sua altezza poi, alla domanda di Seren, an-
nu e disse: Non posso fare altrimenti. Ma... avevo dimenticato... questo
sentimento.
Quale sentimento?
Cordoglio.
Iron Bars, disse Seren, qualunque cosa significhi Dichiarato, lei 
sopraffatta dalla... piet.
S, bene, comment l'altro voltando le spalle, tutti commettiamo er-
rori.
Vi condurr ora, afferm la donna.
Come ti chiami?
Sandalath Drukorlat.
Grazie, Sandalath. Mi duole sapere che il nostro dono per te  l'oblio.
L'altra si strinse nelle spalle. Coloro che un tempo amavo e che mi a-
mavano credono che me ne sia andata veramente. Non c' bisogno di addo-
lorarsi.
Non c' bisogno di addolorarsi. Ma allora, dove si trova la piet?
In piedi, ragazzi, ordin Iron Bars, ci rimettiamo in cammino.
Mape giaceva sulla collina immobile, come un essere senza vita, ma gir
lentamente la testa quando Withal e Rhulad comparvero all'orizzonte. A-
veva rubato un martello al fabbro qualche tempo addietro, per distruggere
meglio i nidi di Pule, e ora lo portava con s ovunque. Withal la guard di
traverso quando la creatura dalla pelle scura sollev il martello, gli occhi
fissi su di lui e il Tiste Edur, come se stesse accarezzando l'idea di uccide-
re.
Dei tre Nacht, Mape era quella che lo innervosiva di pi. Troppa intelli-
genza brillava in quei piccoli occhi neri, troppo spesso lei guardava con
qualcosa di simile a un sorriso sul volto scimmiesco. E la forza esibita dal-
le creature bastava a preoccupare qualsiasi uomo. Sapeva che Mape avreb-
be potuto staccargli il braccio dalla spalla, se solo lo avesse voluto.
Forse il Dio Storpio li aveva legati, come venivano legati i demoni, ed
era soltanto quello che teneva le bestie lontane dalla sua gola. Un'idea
sgradevole.
Che cosa pu fermarmi, tuon Rhulad, dall'affondargli la spada in
quel petto ossuto?.
Non chiederlo a me, Edur. Solo il Dio Storpio pu rispondere. Ma non
penso sarebbe cos facile.  un astuto bastardo e l, in quella tenda, il suo
potere  probabilmente assoluto.
La vastit del suo regno, borbott Rhulad.
S. E perch quelle parole, pronunciate in quel modo, mi interessano?
Il rifugio in tela stracciata era davanti a loro, il fumo che saliva dal lato
lasciato aperto. Man mano che si avvicinavano, l'aria diveniva pi calda,
pi secca, l'erba avvizziva e si scoloriva sotto i loro piedi. La terra sembra-
va bruciata.
Raggiunsero l'entrata. All'interno della tenda, la forma rannicchiata del
dio nella semioscurit. Fili di fumo salivano dal braciere.
Un colpo di tosse e poi: Quanta rabbia. Irragionevole, direi, considerata
l'entit del mio dono.
Non voglio tornare indietro, disse Rhulad. Lasciami qui. Scegli qual-
cun altro.
Servi ignari della nostra causa appaiono... da fonti inaspettate. Immagi-
na, un Dichiarato della Guardia Cremisi. Sii felice che non fosse Skinner o
addirittura Cowl. Avrebbero fatto pi caso a te e non sarebbe stata una bel-
la cosa. Non siamo ancora pronti. Un altro colpo di tosse. Non ancora
pronti.
Non torno indietro.
Tu detesti il corpo che ti  stato dato. Lo capisco. Ma, Rhulad Sengar,
l'oro  il tuo pagamento. Per il potere che cerchi.
Non voglio pi niente di quel potere.
Ma non  vero, replic il Dio Storpio, chiaramente divertito. Pensa a
ci che hai gi ottenuto. Il trono dei Tiste Edur, la donna che desideravi da
anni, ora in tuo possesso per farne ci che vuoi. I tuoi fratelli, che si ingi-
nocchiano innanzi a te. E una maestria con la spada che tra breve ti render
imbattibile.
Ma non  mia, giusto? Quell'abilit non mi appartiene, e tutti se ne ac-
corgono! Non ho ottenuto niente!
E che valore ha l'orgoglio che cerchi, Rhulad Sengar? Voi mortali mi
confondete.  una tortura valutare se stessi ed essere continuamente insod-
disfatti. Non spetta a me guidarti nel governo del tuo impero. Quel compi-
to  tuo e solo tuo. L devi riporre il tuo orgoglio. Inoltre, la tua forza non 
aumentata? Ora hai pi muscoli di tuo fratello Fear. Smettila di piagnuco-
lare, Edur.
Tu mi stai usando!
Il Dio Storpio scoppi a ridere. E Scabandari Occhiodisangue no? Oh,
adesso conosco la storia. Tutta. I mari sussurrano antiche verit, Rhulad
Sengar. Onorato Padre Ombra, oh, un concetto cos assurdo. Sicario, as-
sassino, traditore...
Menzogne!
... che poi vi ha trascinati nel tradimento. Di quelli che un tempo erano
i vostri alleati, i Tiste Andii. Vi siete scagliati su di loro su ordine di Sca-
bandari. Avete ucciso coloro che avevano combattuto accanto a voi. Quel-
la  l'eredit dei Tiste Edur, Rhulad Sengar. Chiedi a Hannan Mosag. Lui
lo sa. Chiedi a tuo fratello Fear. A tua madre. Le donne sanno. La loro
memoria  molto meno... selettiva.
Basta, implor l'Edur, nascondendo il viso fra le mani. Sei pronto a
uccidermi con il disonore.  questo il tuo obiettivo.
Forse ci che offro, replic il Dio Storpio,  l'assoluzione. L'oppor-
tunit di fare ammenda.  dentro di te, Rhulad Sengar. Il potere  tuo e
puoi plasmarlo a tuo piacimento. L'impero rifletter la tua immagine, e di
nessun altro. Intendi fuggire da tutto ci? Se questa  la tua decisione, sar
ovviamente obbligato a scegliere un altro. Uno che, forse, si dimostrer
meno degno di onore.
La spada cadde ai piedi di Rhulad con un forte tintinnio.
Scegli.
Withal non stacc gli occhi dall'Edur e vide l'espressione di quest'ultimo
cambiare.
Con un grido, Rhulad afferr la spada, balz in avanti e scomparve.
Una rauca risata. C' ormai cos poco che mi sorprende ancora, Wi-
thal.
Disgustato, il Meckros gli diede le spalle.
Un attimo, Withal. Intuisco la tua stanchezza, il tuo disappunto. Che
cosa ti tormenta tanto? Vorrei saperlo.
Il ragazzo non lo merita.
Oh, non  vero. Tutti lo meritano.
Gi, mormor Withal, girandosi a guardare il Dio Storpio, questo
sembra essere il solo giudizio che possiedi. Ma  tutta una menzogna, ve-
ro?.
Attento. La gratitudine per ci che hai fatto per me si sta esaurendo.
Gratitudine? Withal non trattenne un'aspra risata. Tu sei grato dopo
avermi obbligato a eseguire i tuoi ordini. Forse sarai altrettanto generoso
dopo che ti avr obbligato a uccidermi. Osserv la figura incappucciata.
Ho scoperto il tuo problema, sai. Ora l'ho scoperto e mi maledico per non
essermene accorto prima. Non hai alcun reame da comandare, come acca-
de invece agli altri dei. Cos te ne stai seduto qui, solo, nella tua tenda, che
 poi tutto il tuo regno, giusto? Carne putrida e aria sporca, soffocante. Pa-
reti sottili e il calore che il vecchio e zoppo desidera. Il tuo mondo, in cui
ci sei solo tu, e il buffo  che non puoi comandare nemmeno il tuo corpo.
Un ennesimo colpo di tosse. Risparmiami la tua piet, Meckros. Ho ri-
flettuto a lungo sul problema che tu costituisci e ho trovato una soluzione,
come presto scoprirai. Quando vuoi, ripensa a ci che mi hai detto. Adesso
vai.
Continui a non capire, vero? Pi dolore dispensi agli altri, dio, e pi do-
lore ricadr su di te. Semini la tua stessa afflizione e a causa di ci, ogni-
qualvolta sei oggetto di compassione, quest'ultima viene spazzata via.
Ho detto di andare, Withal. Costruisciti un nido. Mape ti sta aspettan-
do.
Emersero su un terreno erboso spazzato dal vento, con le onde del mare
che s'infrangevano a destra, e davanti a loro il delta di un grande fiume.
Sulla sponda opposta del fiume si ergeva una citt cinta da alte mura.
Seren Pedac osserv gli edifici lontani, le alte e sottili torri che sembra-
vano pendere verso il mare. L'Antica Katter, disse. Siamo trenta leghe
a sud di Trate. Com' possibile?
Il canale, borbott Corlo lasciandosi cadere a terra. Marcio. Infetto,
ma pur sempre un canale.
L'Acquitor si diresse verso la spiaggia. Il sole era alto in cielo. Devo la-
varmi. Pulirmi. Il mare...
Iron Bars la segu, in una mano l'oggetto incrostato dove ora si trovava
lo spirito della donna Tiste Andii.
Seren entr in acqua, le onde bianche che la bagnavano fino alle ginoc-
chia.
Il Dichiarato lanci l'oggetto oltre lei, un lieve spruzzo poco lontano.
Le cosce, poi i fianchi.
Pulita. Pulita.
Il seno. Un'onda s'infranse, la sollev e la ributt verso la riva. Lei con-
ficc le dita nella sabbia fino a quando non riusc a spingersi di nuovo ver-
so il largo. Acqua fredda e salata sul viso. Acqua luminosa, baciata dal so-
le negli occhi. Acqua che bruciava sulle ferite aperte, che pungeva sulle
labbra sanguinanti, acqua che le riempiva la bocca e la implorava di la-
sciarla scivolare dentro.
Cos.
Mani l'afferrarono, la trascinarono indietro. Lei lott, si dimen, ma non
riusc a liberarsi.
Pulita!
Il viso sferzato da un vento freddo, gli occhi che sbattevano sotto impie-
tosi raggi di luce. Tossendo, piangendo, lei lott, ma le mani la trascinaro-
no senza piet sulla riva, la gettarono sulla sabbia. Poi, quando cerc di
strisciare via, delle braccia l'avvolsero, immobilizzandola, e una voce le
sussurr all'orecchio: Lo so, bambina. So che cosa vuol dire. Ma non  il
modo giusto.
Seren sospir, prese fiato e i singhiozzi la travolsero.
E lui la tenne stretta.
Guariscila, Corlo.
Sono praticamente...
Adesso. E falla dormire. Subito.
No, non puoi morire. Non di nuovo. Ho bisogno di te.
Quanti strati premevano su quei resti induriti, un istante di enorme pres-
sione, la pelle spessa, cos spessa che tracciava innumerevoli piccole mor-
ti. E la vita era voce, non parole, ma suono, movimento. Dove tutto il resto
era immobile, silenzioso. L'oblio attendeva quando l'ultima eco svan.
Morire la prima volta avrebbe dovuto bastare. Dopo tutto, quel mondo
era sconosciuto. Il portale sigillato, spazzato via. Il marito - se viveva an-
cora - aveva da tempo superato il suo dolore. La figlia forse era diventata
madre lei stessa e lei, nonna. Si era nutrita di sangue draconiano, l al se-
guito di Anomander. Da qualche parte resisteva e viveva libera dal dolore.
Era stato importante addestrare la mente a pensare in quel modo. La sua
unica arma contro la pazzia.
Nessun dono nella morte se non uno.
Ma qualcosa la tratteneva.
Qualcosa con una voce. Questi sono indubbiamente mari inquieti. Non
pensavo che la mia ricerca sarebbe stata cos... facile. Certo, non sei u-
mana, ma andrai bene. Andrai bene.
Quei resti a un tratto in movimento. Frammenti, particelle troppo piccole
per vedere, attirate le une dalle altre. Come se ricordassero a che cosa era-
no appartenute un tempo. E, nel mare, nel limo, attendessero ci di cui a-
vevano bisogno. Carne, ossa e sangue. Quegli echi risvegliati, che ripren-
devano forma. Rest a guardare inorridita.
Guard, mentre il corpo - cos familiare, cos strano - affondava le un-
ghie e si apriva un varco nel limo e tra i detriti. Detriti che divenivano
sempre pi sottili, pi radi, fino a sfociare in una piuma che turbin nella
corrente. Braccia allungate verso il cielo, un corpo che prendeva forma.
Lei indugi poco distante, obbligata a chiudere, a entrare, ma sapendo
che era troppo presto.
Il suo corpo, che aveva lasciato tanto tempo fa. Non era giusto. Non era
corretto.
Avanzava carponi sul fondo del mare. Incurante. Dimentica. Creature
pinnate sfrecciavano avanti e indietro, attratte dai sedimenti a un tratto agi-
tati, spaventati dall'ondeggiante figura.
Una sensazione confusa, indistinta e poi la luce del sole risplendette su-
bito sopra. Mani infransero la superficie, la sabbia solida sotto i piedi.
Il viso all'aria.
E lei scivol in avanti, si tuff nel corpo, sfrecci come fuoco nei mu-
scoli e nelle ossa.
Sensazioni. Freddo, il vento, l'odore del sale e della terra.
Madre Oscurit, sono... viva.
La voce di ritorno non giunse sotto forma di risate ma di grida.
La notizia della morte dell'imperatore si era diffusa. La citt era caduta
in mani nemiche, ma Rhulad Sengar era stato ucciso. Il collo spezzato co-
me un ramoscello. Il suo corpo giaceva dove era caduto, con lo schiavo
Udinaas di guardia, una raccapricciante sentinella che sembrava non vede-
re nessuno e se ne stava in piedi, lo sguardo fisso sul corpo rivestito di
monete.
Hannan Mosag. Mayen seguita dalla Strega Piumata. Midik Buhn, fi-
nalmente divenuto guerriero di sangue, un vero guerriero. Centinaia di sol-
dati Edur, macchiati con il sangue della gloria e del massacro. Cittadini
pallidi, silenziosi, terrorizzati dalla tensione che avvertivano nell'aria fu-
mosa.
Tutti furono testimoni delle improvvise convulsioni del corpo, tutti udi-
rono le grida strazianti. Per un breve, terribile istante, il collo di Rhulad re-
st spezzato, la testa che ciondolava a destra e a sinistra mentre l'uomo si
tirava in piedi. Poi l'osso si aggiust, la testa si drizz e una luce improvvi-
sa apparve negli occhi socchiusi.
Altre grida, questa volta da parte di Letherii. Gente che fuggiva.
Le urla roche di Rhulad cessarono e lui rest in piedi, vacillante, la spa-
da tra le mani tremanti.
Imperatore, Trate  vostra, annunci Udinaas.
Uno spasmo improvviso e Rhulad sembr vedere per la prima volta chi
lo circondava. Hannan Mosag, sistema la guarnigione. Il resto dell'eserci-
to si accamper fuori dalla citt. Invia un messaggio ai tuoi K'risnan con la
flotta: devono dirigersi verso l'Antica Katter.
Il Re Stregone si avvicin e a bassa voce mormor: Allora  vero. Non
potete morire.
Rhulad trasal. Io muoio, Hannan Mosag. Morire  tutto quello che co-
nosco. Adesso vattene. Udinaas.
Imperatore.
Ho bisogno... trova... io...
La vostra tenda aspetta voi e Mayen, comunic lo schiavo.
S.
Imperatore, intervenne Midik Buhn, guider la vostra scorta.
L'espressione confusa, Rhulad guard il proprio corpo, le monete spor-
che e incrostate, la pelliccia macchiata. S, fratello Midik. Una scorta.
E troveremo colui che... vi ha fatto questo, sire.
Gli occhi di Rhulad lanciarono scintille. Non pu essere sconfitto. Sia-
mo inermi davanti a lui. Lui mente...
Midik aggrott la fronte. Poi guard Udinaas.
Imperatore, disse il servo, si riferiva a colui che ha ucciso voi e i vo-
stri uomini. Qui, per strada.
La mano sul volto, Rhulad si gir. Certo. Era vestito... di rosso.
Ti dar una descrizione dettagliata, assicur Udinaas a Midik.
L'altro annu. S. La citt verr messa a soqquadro.
Ma lui se n' andato, sciocco. No, non so come faccio a saperlo. Eppure,
quell'uomo se n' andato. Con Seren Pedac. Naturalmente.
Udinaas! un grido disperato.
Sono qui, imperatore.
Portami via da questo posto!
Ora tutti lo sapevano e presto il Ceda lo avrebbe scoperto. Ma avrebbe
capito? Come avrebbe potuto? Era impossibile, assurdo.
Non pu fare nulla. Se ne render conto?
Il guerriero ricoperto d'oro trascin lo schiavo, passo dopo passo, attra-
verso la citt caduta, Mayen e la Strega Piumata dietro di loro. Midik Buhn
e una decina di guerrieri procedevano accanto a loro, le spade sguainate.
Nessuno os contrastare il passaggio dell'imperatore.
Withal sedeva su una panca nella sua bottega. Pareti, pietra e intonaco
puliti, il forno freddo e colmo di cenere. Pavimento lastricato, la piccola
officina aveva tre pareti, il lato aperto si affacciava su una zona recintata
dove si trovava un pozzo di pietra, un canale di scolo per tempra, legna da
ardere e un cumulo di scarti e scorie. Una capanna sul lato opposto ospita-
va una branda e nient'altro.
Il suo mondo. Beffardo ricordo della sua professione, lo scopo della vita.
La voce del Dio Storpio gli sussurr alla mente. Withal. Il mio dono.
Non sono privo di misericordia, per quanto tu possa dubitarne. Ho capito.
I Nacht sono ben poca compagnia per un uomo. Vai, Withal, vai alla
spiaggia. Impossessati del mio dono.
L'uomo si alz, lentamente, confuso. Una barca? Una zattera? Un dan-
nato tronco sul quale lasciarmi trascinare dalla marea? Usc.
E ud i Nacht parlare animatamente sulla spiaggia.
Withal raggiunse il ciglio e guard in basso.
Una donna usciva barcollando dall'acqua. Alta, dalla pelle scura, nuda,
lunghi capelli rossi.
E il Meckros si gir, si allontan.
Bastardo...
Il Dio Storpio rispose con finta costernazione. Non  quello che volevi?
 troppo alta per te? Gli occhi sono troppo strani? Withal, io non capi-
sco...
Come puoi avere fatto una cosa simile? Prendere possesso, hai detto. 
tutto quello che conosci, vero? Possesso. Cose da usare. Esseri umani. Vi-
te.
Lei ha bisogno del tuo aiuto, Withal.  persa, spaventata dai Nacht.
Pi tardi. Lasciami solo, adesso. Lasciaci entrambi soli.
Una risatina, poi un colpo di tosse. Come vuoi. Irritante, questa man-
canza di gratitudine.
Vattene negli Abissi.
Nessuna risposta.
Withal entr nella capanna, rest immobile davanti alla branda fino a
quando fu certo che il Dio Storpio non stesse spiando da qualche parte nel-
la sua mente. Quindi scivol sulle ginocchia e abbass il capo.
Lui odiava la religione. Detestava gli dei. Ma il nido era vuoto. Il nido
doveva essere strappato. Ricostruito.
Il Meckros aveva svariati dei tra cui scegliere. Ma uno era pi antico di
tutti gli altri e quello apparteneva al mare.
Withal inizi a pregare.
Nel nome di Mael.
...
.
...
FINE Parte 4.